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La frazione fa la colletta per Lore: adesso lui può volare a Boston a studiare piano

di Chiara Vignolini
La frazione fa la colletta per Lore: adesso lui può volare a Boston a studiare piano

Nel 2018 San Giusto di Scandicci si mobilita e raccoglie i soldi per il college a Berklee

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«Avere già un obiettivo prefissato nel mondo della musica è importante ma è fondamentale non limitarsi. Durante un percorso sono tanti gli ostacoli che incontrerai e molte le strade che non sapevi di poter esplorare. Quindi perché privarsene?».

È questo il consiglio che Lorenzo Bellini, musicista e compositore, dà ai giovani che vogliono intraprendere una carriera fra strumenti e spartiti. A 22 anni è partito da Scandicci ed è arrivato oltreoceano, a Boston, per inseguire il suo sogno e iniziare la sua carriera. Molte sono state le persone che hanno creduto in lui, come tutto il quartiere di San Giusto che, nel 2018, si è unito in una colletta per aiutare il giovane musicista a studiare al Berklee College of Music di Boston. Tutta la comunità l’ha sostenuto raccogliendo circa 5mila euro. «È stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita sotto tantissimi punti di vista. Musicalmente, prima di tutto, ma anche nel mio modo di vivere. Stare così lontano da casa mi ha aiutato a responsabilizzarmi e a crescere». A Boston ha studiato pianoforte e performance che gli ha permesso di esibirsi davanti a molte persone. «In Italia ho sempre vissuto la musica in modo accademico, facendo studi classici, ma in America ho suonato davanti alle persone in modo professionale ed è stato utile ed emozionante perché non lo avevo mai fatto».

Una passione, quella per la musica, che lo accompagna fin da bambino quando, a cinque anni, si avvicina al pianoforte, strumento che rimarrà con lui per tutta la vita. Successivamente, verso gli otto anni, decide di iscriversi alla “Scuola di Musica Francesco Landini” di Scandicci: «Per molti anni ho vissuto la musica più come un hobby da fare nel pomeriggio o come un’attività piacevole, poi, a 16 anni, ho deciso che doveva diventare qualcosa di più serio e quindi ho fatto un’audizione per la Scuola di Musica di Fiesole. Sono stato lì per quattro anni e ho fatto il percorso pre-accademico con il maestro Enrico Stellini».

Ed è stato il percorso fatto in Italia che ha permesso a Lorenzo di accedere alla prestigiosa scuola di Berklee: «Si tratta di un college enorme che ha moltissimi corsi e argomenti diversi. Si parte con delle classi obbligatorie, alla quale si può accedere dopo un test di ammissione, come armonia, arrangiamento ed ear training, una specie di allenamento all’orecchio. Fondamentali per qualsiasi professione nell’ambito musicale. Dopodiché ci sono quelle di specializzazione, è stato difficile orientarsi ma, anche grazie alle amicizie che ho creato lì, sono riuscito nel mio obiettivo».

Dell’esperienza a Boston, però, Lorenzo conserva un preciso ricordo con grande amore e un po’ di nostalgia. Un ricordo che lo ha formato sia come persona che come musicista e che non potrà mai dimenticare: «Durante la pandemia la città era semivuota e tutti i corsi erano online. Io e i miei amici eravamo a casa e un giorno un mio professore, Dennis Montgomery III, mi chiese se volessi andare a suonare l’organo in chiesa insieme a lui. E così mi sono avvicinato tantissimo al mondo del gospel, un genere musicale che mi fa battere il cuore forse più del jazz. Anche a Scandicci suonavo in chiesa ma non avevo mai vissuto un’esperienza simile».

È il jazz il genere musicale prediletto del giovane musicista di San Giusto mentre il pianoforte è lo strumento che ha nel cuore fin da quando era piccolissimo e che continua a portare nei vari concerti. Oggi, ha deciso però di sperimentare questa sua impostazione classica: «Ultimamente sto cercando di lavorare molto sui suoni e sulle interfacce digitali. Lo studio della musica classica mi ha fatto appassionare a tutte le parti tecniche. Oltre al piano mi piace molto anche cantare, comporre e arrangiare». Insomma, un performer a tutto tondo, Lorenzo Bellini, che ha come obiettivo quello di creare una “big band jazz” ovvero l’equivalente di un’orchestra sinfonica della musica classica. Solitamente composta da basso, contrabbasso e basso elettrico, pianoforte, batteria a cui si può aggiungere la chitarra che, insieme al pianoforte, porta avanti il ritmo. Il primo palco che ha visto l’esibizione del giovane artista è quello della Ginger Zone, uno spazio comune e laboratoriale, situato in Piazza Togliatti a Scandicci: «Avevo 16 anni quando ho suonato davanti a delle persone la mia musica e alcune interpretazioni di brani che avevo fatto. È stata una grande emozione perché mi ha dato la sensazione di aver creato qualcosa. Che sia fare un dolce o un disegno, per me, creare qualcosa dal niente è sempre un’emozione». Dopo la laurea, ha passato un anno a New York e adesso, a 26 anni, studia a Londra continuando a portare a giro la propria musica.

Il 7 gennaio si esibirà al Laboratorio Puccini di Firenze alle ore 21 insieme al bassista Luca Giachi e al batterista Andrea Dionisi con cui ha condiviso l’esperienza di Boston: «Portiamo la musica come l’abbiamo vista in questi anni che abbiamo vissuto insieme».
 

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