Il Tirreno

Firenze

Le immagini

In volo tra le bellezze di Firenze: nel libro di Giovanni Ciattini la magia della natura

di Gabriele Rizza

	L’airone bianco maggiore: sullo sfondo la chiesa ortodossa
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L’airone bianco maggiore: sullo sfondo la chiesa ortodossa

C’è una Firenze che nessuno si aspetta tra aironi, rondini, cornacchie e nitticore: le immagini

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FIRENZE. C’è un mondo affascinante che ci circonda, fermo e in movimento, ma che non vediamo. Se non di rado, per eventi eccezionali o improvvise epifanie: apparizioni che sembrano sbucare da un racconto fiabesco. Chiusi fra le "mura" metropolitane, sopraffatti dagli impegni, vittime di una rincorsa quotidiana che non sembra sciogliersi (se non canonizzata dalle ferie) , lo sguardo fisso alla guida, incollati al telefonino et similia, ci perdiamo un piccolo presepe di meraviglie, che non costano nulla, offerte nonostante tutto dalla natura, da quel fraseggio di "abitudini faunesche" che ancora popolano le nostre città.

Abitanti insoliti

Giovanni Ciattini, un giorno dopo l’altro, ormai da alcuni anni, alimenta la sua passione, con ostinazione e tenerezza. Narratore soffice, osservatore audace, divulgatore consapevole, Ciattini non stana le sue "prede", le segue, le intercetta, le sorprende, le coglie in un attimo fuggente, una posa suggestiva, inusuale, inedita o stravagante, da buon ricercatore ama la sorpresa, meglio se c’è ma non ne è condizionato. Per il giornalista Giovanni Ciattini l’obiettivo (in senso tecnico e morale) di fotografare gli uccelli che abitano Firenze, stanziali o di passaggi, turisti o residenti, pendolari o new entry, e i suoi monumenti, i suoi palazzi, le sue chiese, e che attraversano i suoi cieli o perlustrano giardini (Boboli, le Cascine) , radure come il lago di Peretola dove a decine in primavera atterrano i fenicotteri, e corsi d’acqua come il Mugnone, un riserva di piccole meraviglie che per Ciattini, abitante delle Cure, è stata la culla del progetto, la porta d’ingresso, la palestra di formazione, l’obiettivo dicevamo di Giovanni (un 100-400 mm Olympus Mirrorless, leggero e manovrabile) non è uno scatto autobiografico, non è il compiacimento d’artista quanto la giustezza dell’impresa, il carattere civile della proposta che da qui può prendere il largo per una lettura più corretta e consapevole del rapporto che passa fra l’area urbana e le architetture che l’attraversano e la rendono universalmente iconica e ovunque riconoscibile, insomma fra gli spazi cittadini e suoi abitanti, meglio frequentatori senza passaporto amministrativo: nel nostro caso la fauna volatile.

In viaggio alle Cure

In attesa di più concrete iniziative rivolte alla cittadinanza tutta, una pratica virtuosa a fare da apripista viene proprio dal quartiere delle Cure, dove promossa dall’Associazione Le Curandaie, è "scattata" l’idea di installare lungo l’argine del Mugnone una serie di pannelli esplicativi, cartelloni che con disegni, testi e impaginazione grafica redatta da Tommaso Cencetti fotografano l’habitat naturalistico, raccontano storie, tracciano stagioni, episodi, caratteristiche e qualità e stato di salute del sito, un percorso corredato dalle fotografe di Giovanni. Un portfolio pieno di intarsi cromatici e sensazionali inquadrature dove scorrono aironi bianchi librarsi in aria candidi ed elegantissimi, consapevoli del loro status di primi della classe, col cinerino a fare da vedetta sui tetti o planante ad ali spiegate come in un volo di ricognizione, e poi garzette sul pelo dell’acqua o appollaiate sui tralci delle antenne, rondini e rondoni, nitticore e martin pescatore, colombacci e gazze e upupe e gabbiani, anatre germani e fagiani, picchi rossi e verdi, fringuelli passeri tortore pettirossi taccole e gallinelle d’acqua. Col cardellino, l’occhiocotto e il parrocchetto ondulato a segnalare una ricchezza davvero inedita e sorprendente, un piccolo mondo dietro casa per una grande oasi da proteggere, scoprire, imparare a conoscere.

Nel centro storico

Poi la visione di Giovanni si allarga, investe il centro storico, percorre il santuario di bellezze che decorano l’immaginario globale di Firenze, attraversa strade e ponti e piazze, percorre il fiume, sbircia fra i cornicioni e sotto le volte dei palazzi, a volte si permette qualche impennata (ma niente droni) e sale sulla cupola e osserva il movimento, lo sciamo, la vertigine e vola fra le magie di questo mondo leggibile e ordinato, nel suo intarsio di consuetudini. E allora ecco il falco pellegrino che nidifica sotto la volta del Brunelleschi e fa la spola fra il Duomo, il campanile di Giotto e Santa Croce, ecco la cornacchia grigia rannicchiata sulle balze del Bargello, ecco il gheppio incastonato fra le tegole della cupola, ecco le taccole che compiaciute satellano fra le statue della facciata di Santa Maria del Fiore, ecco i classici piccioni sulla testa di uno scontroso Dante monumentalizzato sul sagrato di Santa Croce o quello danzante su una delle fontane di piazza Santissima Annunziata, ecco le nitticore e le garzette che prendono il sole, in fila come tante indossatrici, sull’argine del Lungano delle Grazie, ecco l’oca muta che si esibisce sulle sfingi del giardino di Villa Stibbert, ecco i cormorani al bagno sulla pescaia di Santa Rosa, ecco l’imperiale aquila urlatrice a passeggio sotto la Loggia dei Lanzi. Il viaggio continua. Dimenticate gli "uccelli" d Hitchcock e gli "uccellacci" di Pasolini. Pensate piuttosto ad Aristofane, agli antichi aurispici, a Leopardi, e sentite cosa scriveva nel 1930 su "Via Toscanella" Ottone Rosai: «Ogni mattina all’alba la passera solitaria lascia il campanile del Duomo diretta alla cupola di San Lorenzo. Da anni il bacalaro di piazza segue quel risveglio e quel volo. Ogni mattina il suo destino è segnato ed è pronto a giurarlo: "come la s’è svegliata male stamani" oppure "come l’era bella stamani". Pur’io ho bisogno di sapere il destino degli uomini ogni mattina e non avendo una passera da seguire guardo l’umore del tempo e delle cose che, purtroppo, riflesse nel mio corpo, segnano sempre tristezza». Sursum oculos.

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