Sicurezza
L’urlo dei precari dei musei fiorentini: «Non siamo lavoratori di serie B»
I sindacati sono tutti concordi: «Servono regole e benefit precisi»
FIRENZE. «Occorre una pianificazione sulle aperture. Siamo ben disposti a mettersi tutti intorno ad un tavolo e a discutere non solo di quello che riguarda le aperture nei giorni festivi, ma anche della prossima gara d’appalto e di altre tematiche. È necessario una pianificazione con regole e benefit ben precisi». Il rappresentante sindacale Filcams Cgil Alessandro Tentati definisce le necessità di chi lavora nelle cooperative che si occupano di aperture e chiusure dei Musei civici. La scintilla «è scaturita da uno scarso preavviso – prosegue rappresentante – l’apertura straordinaria e non ordinaria di Palazzo Vecchio era già nell’aria da settimane, ma l’ufficialità è arrivata negli ultimi dieci giorni e ha creato danni ai lavoratori e all’azienda che aveva già attuato i piani ferie». L’altro aspetto riguarda il contratto. Si parla di cooperative che vengono appaltate e il contratto per i lavoratori è quello del multiservizi. Il settore della sorveglianza è esternalizzato, spiega, ed è un servizio che risente dei cambi d’appalto. «Siamo un servizio essenziale – afferma Tentati – ma magicamente diventiamo lavoratori di serie B».
La polemica sulle aperture ha infiammato la politica e aperto la discussione, che poi è la stessa che coinvolge anche le Gallerie degli Uffizi, chiuse sì per Natale ma che coi lavoratori in appalto (70 in tutto) garantiranno le aperture straordinarie a Capodanno e per il 2 gennaio. «Lo raccontano bene le lavoratrici e i lavoratori, in una loro recente lettera aperta, – spiegano Dmitrij Palagi e Antonella Bundu, consiglieri di Sinistra Progetto Comune – dove evidenziano quanto spesso il Salone dei Cinquecento non sia visitabile, perché trasformato in uno spazio dove consumare pasti». I musei e le sale aperte in ogni periodo dell’anno sono possibili anche grazie ai lavoratori delle cooperative.
«Come hanno ricordato i sindacati nella lettera indirizzata al Sindaco, nell’ultimo bando del 2020 – dicono in una nota i consiglieri del M5S Roberto De Blasi e Lorenzo Masi – il Comune ha imposto che il costo orario del personale fosse calcolato sulla base del contratto collettivo nazionale delle imprese di pulizia-multiservizi, che sappiamo tutti essere uno dei più economici, e ha inoltre raccomandato i livelli da applicare, scegliendo i più bassi». È un esercito di “invisibili” di lavoratori, dagli addetti alle pulizie a quelli del controllo accessi, che permettono ai visitatori, ai turisti di poter godere delle bellezze artistiche.
«Per tenere aperto un accesso – spiega Jonathan Zucconi Fisascat Cisl Firenze – sono necessarie dalle 5 alle 10 persone. Moltiplichiamo per una quindicina di musei e otterremo tra le 100 e le 150 persone impegnate. Oltre a queste ci sono coloro che si prende cura della pulizia e chi si occupa della sorveglianza». Il problema torna ad essere il contratto.
«Il contratto che viene applicato – dice Zucconi – non è paragonabile a quello del pubblico impiego, con una retribuzione inferiore per chi fa lo stesso lavoro e già questo è un disagio. I nostri lavoratori possono lavorare un giorno in più l’anno nel giorno festivo e possono guadagnare qualcosa di più. Il nostro è un contratto multiservizi che va dal controllo degli accessi, alle pulizie a piccoli lavori di manutenzione». Un lavoro talmente sfaccettato e utile, poco riconosciuto. «Andiamo in luoghi puliti perché c’è qualcuno che pulisce. – dice Zucconi – sono gli invisibili noi non vediamo il loro lavoro, ma quando mancano si vede perché il cestino dei rifiuti è pieno. Lavorano 4 ore al giorno, e guadagnino 600 euro al mese. Per alcuni la media è di 20-24 ore lo stipendio è dai 5-600 euro al massimo. I ragazzi del controllo accessi quasi tutti lavorano per 40 ore la settimana hanno un contegno e una professionalità e portano a casa con orari pressanti 1000-1100 euro al mese. Come sindacato puntiamo sul rispetto per le gare d’appalto». l
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