Sicurezza
Sedie a scomparsa e super schermo così rinasce l’Astra (in una banca)
La Cambiano riqualifica il cinema di piazza Beccaria. Ma non solo con i film
FIRENZE. Centoventi posti, uno schermo di otto metri, poltroncine gialle a scomparsa, in modo da far diventare la sala cinema perfino da ballo o buffet. Con un po’ di sano romanticismo, di questi tempi facili all’oscuramento, quando un cinema apre (o riapre) è sempre una bella notizia. Facendo un po’ di storia, qui in piazza Beccaria, negli anni Sessanta si andava al cinema al Cristallo e all’Alhambra. Quasi uno di fronte all’altro. Il Cristallo stava dentro il Palazzo della Gil (Gioventù italiana del littorio) o Casa del Balilla, pregevole esempio di architettura razionalista polifunzionale anni Trenta, poi buttato giù per lasciare il posto all’Archivio di Stato, l’Alhambra era quello che restava del monumentale complesso dedicato al tempo libero, d’arabescante fascino moresco immerso nel verde, che qui albergava dal 1920 su progetto di Adolfo Coppedè. Fu raso al suo (verde compreso) nel 1961 demolito e rimpiazzato dalla nuova sede della “Nazione” (rotative comprese) progettata dall’architetto Spadolini, spesso oggetto fra il ’68 e dintorni di “spedizioni punitive”, sampietrini e vetri rotti, per vendicare i compagni vietnamiti al grido “Giap Giap Ho Chi Min, viva Marx viva Lenin viva Mao Tse Tung”.
L’Alhambra, che durante il ventennio quando i nomi dovevano italianizzarsi si chiamò anche Diana, divenne poi Metropolitan, Astra 2 sulla scia del già esistente Astra di via de’ Cerretani e Astra 2 Cinehall, prima di chiudere definitivamente i battenti nel 2014. La sala era grande, comoda (ricordiamo l’anteprima di “Johnny Stecchino” con Roberto Benigni, Muccino con tutto il cast de “L’ultimo bacio” e Mario Martone con “L’amore molesto”) , poi sul finire un po’ lasciata andare, il destino ormai era segnato, ma che nei suoi giorni migliori poteva esibire (unica in città insieme al Capitol ma forse anche lo Stadio, tutti finiti al macero) il soffitto scorrevole che, finito il primo tempo, si apriva a riveder le stelle per cambiare l’aria del fumo delle sigarette. Poi nel 2017 la famiglia Germani, proprietaria dell’immobile, lo vende alla Banca Cambiano che ha bisogno di aprire una filiale vicino alla sua sede generale, poco più avanti sul viale.
Palazzo Vecchio l’anno dopo dà il via libero all’operazione con l’obbligo per la nuova proprietà, sulla base del regolamento urbanistico, di mantenere una quota pari al 60% della superficie totale dell’immobile alla “vecchia” attività cinematografica. Così il cerchio, dopo tre anni di attesa e due di lavori, si chiude e lo schermo dell’Astra, solo Astra senza numeri, si accende: data prevista il 26 gennaio 2023.
La novità semmai sta che non solo di cinema si tratta. Perché la gestione e programmazione affidata a Prg e Fondazione Stensen, si muove in ottica polifunzionale, funzionante sette giorni su sette, aperto anche in estate, dal mattino alla sera: si parte alle 10,30 e si chiude alle 24. Nel mezzo ci finiscono tante cose, ancora ovviamente da mettere a punto, che parlano di incontri, letture, laboratori, presentazioni editoriali, narrazioni e conversazioni varie, colloqui, concerti, esibizioni e performance a vario titolo, momenti di confronto sulle tematiche di attualità e via elencando, anche perché lo spazio, di forma quadrata, ridefinito dallo studio Archea dell’architetto Marco Casamonti, permette elasticità e variabilità ambientale, con le sue sedute retrattili, a seconda delle esigenze. Tornando al cinema, sono 120 i posti disponibili, mentre sul cartellone si può scommettere su una tipologia un tipicamente d’essai, dai film in lingua originale ai classici ai documentari, oltre a funzionare da sala di appoggio alle vetrine festivaliere che in genere occupano la Compagnia. In attesa di saperne di più stupisce (almeno così ci è parso) la mancanza di una caffetteria, spontaneo approdo di chiacchiera e ricreazione. Magari sfogliando un giornale.
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