Il Tirreno

Firenze

La sentenza

Forteto, la perizia della psichiatra: «Danni permanenti per gli abusati»

di Matteo Leoni
La comunità Il Forteto in Mugello
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La comunità Il Forteto in Mugello

Per la prima volta accertato il disturbo post traumatico a una delle vittime

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FIRENZE. La permanenza nella comunità “Il Forteto” del Mugello ha provocato a un uomo di 37 anni, che fu ospite della struttura, un danno permanente dovuto a un disturbo post traumatico. È quanto stabilito in una sentenza del giudice Serafina Cannatà, in cui l’uomo viene assolto dall’accusa di minacce e molestie verso la ex moglie “in quanto incapace di intendere e di volere al momento della commissione dei fatti”. Il verdetto risale allo scorso ottobre. Di recente, il 2 dicembre, il trentasettenne è stato assolto, sempre per incapacità di intendere e di volere, in un procedimento in cui era imputato per aver custodito in modo non adeguato la sua moto, posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. «È la prima volta che una vittima del Forteto viene periziata e che viene rilevato un danno permanente» spiega il suo difensore, avvocato Giovanni Marchese.

L’uomo ha denunciato gli abusi subiti al Forteto solo nel 2017, dopo la fine del processo penale che ha coinvolto la comunità, raccontando di essere stato anche lui vittima di minacce e di maltrattamenti, proseguiti pure dopo l’arresto di Rodolfo Fiesoli – avvenuto nel 2011 – e andati avanti fino a che non è uscito dal Forteto. Ha raccontato di aver subito maltrattamenti, percosse e umiliazioni psicologiche. Nei mesi scorsi l’inchiesta nata dalle sue accuse è stata archiviata. I presunti maltrattamenti avvenuti prima del 2011 invece sono caduti in prescrizione. Tuttavia, proprio in virtù della perizia effettuata nell’ambito del processo per molestie alla moglie, che certificata l’esistenza di un danno permanente per l’uomo, lo scenario potrebbe cambiare, tanto che l’avvocato Marchese annuncia che chiederà una riapertura delle indagini: «Nella richiesta di archiviazione la procura scrisse che poteva provare solo le violenze subite dal mio assistito al Forteto fino al 2011 (dichiarate prescritte, ndr), a questo punto, avendo avuto un danno permanente il reato si prescrive nel 2026, per cui chiederò la riapertura».

Nella sentenza di assoluzione dall’accusa di maltrattamento verso la ex moglie si afferma che «la dottoressa Gemma Brandi, nella qualità di perito, ha riferito che l’imputato presenta un disturbo post traumatico da stress cronico ritardato, connesso al suo vissuto infantile». «Ciò sarebbe avvenuto – spiega sempre la giudice Cannatà – sia all’interno della famiglia di origine ad opera del padre sia all’interno della struttura del Forteto, a cui era stato affidato all’età di 11 anni». «La vittima di abusi – si legge nella perizia della dottoressa Brandi – se non adeguatamente sostenuta assume su di sé la colpa dell’abusante, quindi è sempre alla ricerca di una pena da espiare, per una colpa non sua, che va invece restituita a chi ne è titolare». Alla diagnosi di disturbo post traumatico da stress era giunta anche la consulenza commissionata dal difensore dell’imputato alla professoressa Giovanna Lo Sapio. «Le innumerevoli e ancora sanguinanti ferite» inflitte al trentasettenne durante la sua permanenza al Forteto non hanno trovato e non troveranno mai sutura. Il pensiero più grave e terribile, che ci lascia del tutto impotenti, è che il danno causato, nel tempo, non si rimarginerà mai più in una psiche completamente devastata».


 

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