Il Tirreno

Firenze

Moschea È il giorno dello sfratto «Dovranno portarci via di peso»

di Antonio Passanese
Moschea È il giorno dello sfratto «Dovranno portarci via di peso»

In Borgo Allegri attesi ufficiale giudiziario e forza pubblica

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FIRENZE. Per la moschea di Borgo Allegri è il giorno dello sfratto. Confermato dal prefetto Valerio Valenti e dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, questa mattina in piazza dei Ciompi è previsto l’arrivo dell’ufficiale giudiziario e della forza pubblica per sgomberare i locali in cui dal 2005 migliaia di persone di fede musulmana si ritrovano il venerdì (e non solo) per la preghiera. Il sindaco Dario Nardella, più volte nelle ultime settimane, ha chiesto a tutte le parti in causa di trovare un accordo e di evitare tensioni, un appello, questo, rilanciato anche dall’imam di Firenze Izzedin Elzir. Che però sottolinea: «Se vorranno liberare questi locali dovranno portarci fuori uno ad uno. Noi saremo all’interno, pacificamente e a pregare. Chiediamo semplicemente che venga rispettata la Costituzione italiana che prevede la libertà di culto».

L’imam, però, fa autocritica e ammette che «sì, probabilmente qualche documento, qualche intimazione ci è sfuggita, ma perché arrivare allo sfratto? Certo, abbiamo commesso delle leggerezze ma poi abbiamo cercato di parlare con la proprietà: non c’è stato nulla da fare. Domattina (oggi, ndr) consegneremo all’ufficiale giudiziario tutte le distinte di pagamento per dimostrare che non c’è morosità, giuridicamente non servirà a nulla ma vogliamo dimostrare la nostra buona fede». Izzedin Elzir appare stanco ma fiducioso. Il suo telefono squilla di continuo, tutti vogliono esprimere solidarietà e vicinanza alla comunità che rappresenta. E tra i suoi interlocutori ci sono personaggi di sinistra e di destra che ben sanno la funzione, anche sociale, che svolge la moschea di Borgo Allegri. «Questo non è solo un luogo di preghiera – continua Izzedin – è tanto altro: molti giovani vengono a chiederci aiuto e noi siamo sempre in prima linea e al fianco delle istituzioni. Basti ricordare che dopo gli attentati di piazza Dalmazia e di Ponte Vespucci fu proprio la nostra comunità a cercare la pacificazione, a calmare gli animi. Qui esercitiamo tre principi: trasparenza, democrazia e alla lingua araba affianchiamo quella italiana». Negli ultimi anni, e in particolare dal settembre del 2001, Elzir ha dovuto “combattere” contro pregiudizi e odio verso i cittadini di fede musulmana. E quell’anno ha rappresentato una sorta di spartiacque. Lui, arrivato da Gaza a Firenze poco più che maggiorenne per diventare stilista di moda e imprenditore, dopo l’attentato alle Torri Gemelle decise di diventare imam di una comunità che oggi conta 30mila fedeli dei quali 4.500 sono italiani. «Ricordo che tutti ci davano di terroristi, che le nostre donne, se indossavano il velo, venivano aggredite per strada. Io, come tanti altri, condannammo il terrorismo senza sè e senza ma lanciando anche una fatwa».

La prima moschea di Firenze nacque (sempre su impulso di Izzedin) in via dei Pescioni, nel 1991, all’interno del Centro giovanile internazionale La Pira: «Eravamo poche decine di uomini. Poi dal 1992 al 1997 ci spostammo in un garage prima di via Sant’Egidio e poi di piazza degli Scarlatti. Infine affittammo un fondo molto piccolo in via Ghibellina, dove non si stava in più di 200, per poi trovare, grazie ad alcuni amici, questo di piazza dei Ciompi». Con la proprietà, assicura l’imam, «abbiamo sempre avuto ottimi rapporti, e anche con i nostri vicini c’è rispetto. La moschea si autofinanzia (per affitto e gestione vengono pagati 6mila euro al mese, ndr) e questo ci permette di essere autonomi». Izzedin Elzir, infine, assicura che si stanno vagliando altre proposte e «stiamo vedendo altri luoghi ma fino a quando non avremo una soluzione chiediamo di poter rimanere qui». Ieri, in piazza dei Ciompi, il presidente del Quartiere 1 Maurizio Sguanci ha avuto un lungo colloquio con l’imam e in serata, durante il Consiglio, è stata approvata una mozione in favore della comunità.

«Da sette anni chiediamo che venga data loro l’aula bunker che è vuota ma ci è stato semrpe risposto di no». E se Forza Italia saluta con favore lo sfratto di oggi, la Lega conferma il presidio anti moschea che però si terrà in piazza Beccaria.  

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