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Renoir, Pomodoro e Botero: l’arte moderna e contemporanea si apre al pubblico

di Gabriele Rizza
Renoir, Pomodoro e Botero: l’arte moderna e contemporanea si apre al pubblico

Roberto Casamonti, con la sua parata di stelle, ripercorre l’arte del Novecento

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FIRENZE. L’arte moderna e contemporanea si ritaglia annualmente a Firenze un vetrina pulsante di avventure estetiche e condita di primizie davvero straordinarie. Una città come Firenze, altalenante fra la riconoscenza al glorioso passato, la forza inestimabile e inestirpabile del patrimonio rinascimentale, e i rimpalli di panoramiche novecentesche che pure qui hanno sedimentato e ramificato, trova nella Galleria Tornabuoni di Roberto Casamonti un approdo sicuro ma soprattutto una spumeggiante piattaforma di crediti e nomenclature, un palcoscenico di respiro europeo, custodito con affetto, senza spocchia esibizionista, piuttosto condiviso con garbo e gratitudine, puntualmente esposto al “giudizio” e all’ammirazione del pubblico. Perché davvero ogni volta che Roberto Casamonti apre i suoi depositi è come scoprire un vaso di Pandora. Acrobatico e seducente. La selezione messa a punto per il 2023 negli spazi di Lungarno Benvenuto Cellini 3, frutto del lavoro di ricerca svolto dalla galleria nell’arco dell’ultimo anno, ricalca lo stile “disinvolto” delle passate edizioni e conferma il clima festoso che accompagna questa parata di stelle. «Si tratta ancora una volta – dichiara Sonia Zampini direttrice della collezione e curatrice del catalogo corredato da un ricco apparato fotografico – di un’opportunità aperta a tutti, non solo ai collezionisti, quella cioè di poter visitare dal vivo un allestimento che ripercorre i momenti più significativi della storia dell’arte del Novecento fino ai giorni nostri, attraverso i capolavori di alcuni dei suoi principali protagonisti: il fil rouge che sottende a questa mostra è il legame profondo tra la storia con la esse maiuscola e la storia dell’arte, in altre parole l’evoluzione dei linguaggi, con il succedersi di condizioni sociali, culturali, ideali ma anche con vicende intime e personali che danno vita a un ampio affresco pittorico dai molteplici intrecci narrativi».

Nelle sale di Lungarno Cellini potremo immergerci nell’arte figurativa del primo Novecento, con una nuova e suggestiva sala dalle pareti nere che accoglie alcune delle opere più emblematiche del periodo. Sono dipinti che pongono l’attenzione verso il paesaggio, come quel “piccolo”, per dimensioni non certo per profondità, panorama boscoso, ondulato dal vento, ritratto da Auguste Renoir nel 1919, oppure quelle magnifiche “impressioni” ambientali, realizzate qualche anno prima, nel 1908, da Umbero Boccioni. Questo tema ritorna in un nucleo degli anni Trenta, a cominciare dall’evocativo “Giardino dell’oblio”, dove Galileo Chini nel 1933 raffigura, con un velo di malinconia, la casa nella pineta viareggina che Eleonora Duse scelse a buen retiro, chiusa la parentesi amorosa con Gabriele D’Annunzio, un quadro dal curioso risvolto: sul retro il pittore fa riferimento alla vicenda evocandone i nomi ma senza citarli e traccia una planimetria urbana dove colloca la propria abitazione e quelle dei colleghi Viani, Chini e Nomellini. Anche in “Paese” del 1935, un altro dei maestri toscani, Ottone Rosai, con l’essenzialità e spessore cromatico che lo contraddistingue, sublima la forza dell’albero con la solidità artificiale della casa, mentre uno sguardo sulla narrazione domestica, viene interpretato da Plinio Nomellini e Alberto Savinio, rispettivamente in “Interni con natura morta” del 1938 e “Les prisonniers” del 1931 e nei due bellissimi pezzi degli anni Venti firmati dal “futurista” Giacomo Balla. La sezione si chiude con autori che testimoniano il passaggio dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri, come la gouache del 1953 di Fernand Léger ispirata alla poesia “Liberté” di Paul Élaurad, che nel 1942 stampata in migliaia di copie fu lanciata sulla Francia occupata, la consorella di Picasso, “Etude pour taureau” del 1957, diventata simbolo della Spagna, della sua resistenza culturale. E ancora Felice Casorati, Osvaldo Licini, Marino Marini, Giorgio Morandi con una delle sue ineffabili “nature morte”, datata 1961, Alberto Burri, Pistoletto, fino ai “concetti spaziali” di Fontana e Capogrossi per finire con le due creature di Arnaldo Pomodoro e le mappe di Alighiero Boetti. Ingresso libero.
 

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