Sicurezza
Firenze, minacce dopo il licenziamento: scatta l’inchiesta della procura
La vittima: «Il mio profilo Amazon violato dal pc aziendale». In precedenza la donna aveva presentato anche una querela per maltrattamenti sul luogo di lavoro
FIRENZE. Dopo essere stata licenziata per motivi disciplinari si è vista recapitare a casa strani oggetti acquistati violando il suo account Amazon, ha ricevuto chiamate anonime e la sua auto è stata danneggiata. Sono le vicissitudini di cui è diventata sua malgrado protagonista una donna di 35 anni. Il suo sospetto è che l’autore di questi atti sia da ricercare nell’ambito della ditta presso la quale era impiegata. Sul caso è stato aperto un fascicolo da parte della procura di Firenze, che al momento indaga per i reati di sostituzione di persona e accesso abusivo a sistemi informatici.
Tutto è iniziato nel gennaio del 2020, quando la donna, uscendo dal lavoro, ha trovato nella sua auto una chiavetta usb contenente un file audio: una conversazione tra una collega e una sua superiore, nella quale si sarebbe parlato di gravi comportamenti che lei avrebbe tenuto, tali da portare al suo licenziamento. La trentacinquenne il giorno successivo si è recata a chiedere spiegazioni, ricevendo rassicurazioni circa il suo posto di lavoro, seguite dalla richiesta di consegnare la chiavetta. Una cosa che la donna si è rifiutata di fare, dopo un consulto col suo legale, ricevendo per questo pressioni sempre più forti da parte dei sui diretti superiori, che sarebbero arrivati ad accusarla di fare una cosa illegale avendo scelto di non restituire l’usb. In merito a questi fatti la trentacinquenne ha anche presentato querela, ipotizzando il reato di maltrattamenti sul luogo di lavoro.
Successivamente la donna, assistita dall’avvocato Mattia Alfano, ha presentato una seconda querela, raccontando quello che le era accaduto dopo la fine del suo rapporto di lavoro con la ditta. Proprio nei giorni in cui alcuni ex colleghi venivano contattati dalla polizia giudiziaria per l’elezione di domicilio in merito alla sua prima querela, avrebbe ricevuto a casa una tuta da bodyguard, acquistata attraverso il suo account Amazon: «Mi è iniziata a prendere l’ansia per chi avesse potuto fare tale gesto – si legge nella denuncia presentata – e, soprattutto, se proprio quell’oggetto non fosse una velata (e nemmeno troppo), minaccia del fatto che avrei avuto bisogno di protezione». Sempre nella querela la trentacinquenne precisa di aver fatto acquisti su Amazon dal suo pc aziendale, e dunque «che la password possa essere rimasta lì». Il sospetto avanzato nella denuncia è che l’autore dell’intrusione nell’account sia da ricercare tra gli ex colleghi. Ma non finisce qui. Negli stessi giorni chi ha violato il profilo Amazon ha acquistato e fatto recapitare a casa della donna altri oggetti, potenzialmente riconducibili all’episodio della registrazione memorizzata nella chiavetta usb: una statuetta ritraente un super eroe giapponese dotato di impianti pc e cellulari inglobati al corpo, con riferimento alle registrazioni operate in azienda, e una statuetta del “re dei nani”, che secondo il legale della donna potrebbe essere una presa in giro relativa alla sua statura. Nello stesso periodo la trentacinquenne ha ricevuto delle chiamate anonime, è stata vittima di un tentativo di accesso al suo profilo Facebook e inoltre ha trovato due pneumatici della sua vettura bucati.
Tutti fatti sui quali la procura di Firenze, dopo aver aperto un fascicolo, aveva chiesto l’archiviazione. Nei giorni scorsi però il gip di Firenze Antonella Zatini ha ordinato agli inquirenti di andare avanti con le indagini, accogliendo l’istanza di opposizione all’archiviazione presentata dal legale della donna. «A prescindere dalla fondatezza delle rispettive posizioni nella vertenza lavorativa – scrive il gip nell’ordinanza –, pare che la condotta di accesso sul profilo Amazon, non voluto dal relativo titolare, e la riferita attività di danneggiamento della vettura possano integrare astrattamente ipotesi di rilevanza penale». «Al fine di acquisire elementi sulle predette condotte – si afferma sempre nell’ordinanza – pare allora opportuna l'acquisizione da Amazon dell'indirizzo Ip e del file di log, al fine di verificare se tali dati consentano di individuare apprezzabilmente gli utilizzatori del predetto profilo». Il gip ha anche accolto la richiesta del difensore della donna di acquisire le immagini delle telecamere eventualmente presenti nei pressi dell’abitazione della trentacinquenne, per cercare di risalire all’identità di chi ha danneggiato la sua auto. Il tempo per lo svolgimento di questi accertamenti d’indagine è stata fissato in sei mesi.
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