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Firenze, per il “buco Belfiore” privato condannato a risarcire il Comune

di Antonio Passanese
Firenze, per il “buco Belfiore” privato condannato a risarcire il Comune

Scure del Tar: il risarcimento ammonta a 1,4 milioni di euro

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FIRENZE. In principio si pensò a un bosco verticale sulla falsa riga di quelli progettati a Milano dallo Studio Boeri. Poi i proprietari del terreno cambiarono idea e affidarono il progetto all’archistar Jean Nouvel che aveva pensato ad alberghi e giardini. Insomma, quell’area abbandonata tra viale Belfiore e via Benedetto Marcello, dove una volta c’era la Fiat, avrebbe dovuto accogliere un nuovo e futuristico insediamento diventando così la moderna porta di Firenze per i viaggiatori in arrivo alla vicina stazione (ancora da fare) dell’Alta Velocità. Ma il crac della Btp, quasi dieci anni fa, mando tutto a monte, sia i progetti che i desiderata del Comune lasciando un cratere profondo quasi 20 metri, di un ettaro di superficie e dove per anni si sono accumulati detriti, rifiuti e acqua. Dopo una serie di fondi e magnati che avrebbero voluto investire su quell’area (tedeschi e italiani) ma che poi sono scomparsi nel nulla insieme alle loro offerte, l’epilogo della vicenda, con lo svuotamento di quel buco nero nel centro della città, si è avuto solo nel 2019 quando sono partiti i lavori per la realizzazione del secondo Student Hotel che ancora vanno avanti. Per quella voragine, ieri, il Tar della Toscana ha condannato il privato a pagare al Comune quasi 1,5 milioni di euro per il danno di immagine causato dagli oltre 15 anni di ritardi nei lavori dello studentato.

«Alla ricorrente principale – si legge nella sentenza – è ascrivibile una inadempienza non istantanea causa dello stato di persistente degrado dell'area, dannoso per il decoro di una zona centrale del Comune di Firenze e testimoniato dall'incuria nella tenuta del cantiere i cui effetti si sono protratti nel tempo e sono tuttora visibili». Il Piano di recupero dell'area aveva avuto l'approvazione del Consiglio comunale nel 2005, con permesso di costruire rilasciato a gennaio 2006. In seguito, pur essendo stato comunicato dall'operatore l'avvio dei lavori, lo stato del cantiere era rimasto sostanzialmente fermo, ad eccezione di opere di scavo per le quali erano subito emerse la situazione precaria del cantiere e problematiche di sicurezza. Fin dal 2011 l'amministrazione aveva chiesto alla società un dettagliato rapporto sulle condizioni di sicurezza, stabilità dello scavo, sorveglianza, monitoraggio e manutenzione del cantiere, sollecitando ripetutamente ogni misura necessaria per garantire l'incolumità delle persone e poi ad attivarsi per il completamento dei lavori. Nonostante i disagi causati dallo stato del cantiere, nel 2020 il privato ha presentato ricorso al Tar Toscana per ottenere la restituzione degli oneri di urbanizzazione a suo tempo versati per un intervento che non era poi stato realizzato.

«Una sentenza importante – commenta l'assessore all'Urbanistica Cecilia Del Re – perché dimostra come lo stato di abbandono di un cantiere privato possa avere conseguenze dannose oltre il limite del cantiere stesso, ovvero per la città tutta, che sono state riconosciute degne di essere risarcite. Nel caso di specie, in particolare, l'amministrazione comunale ha chiesto nel 2020 un risarcimento del danno all'operatore privato in virtù dello stato di abbandono del cantiere presente nel cosiddetto buco Belfiore, che si è protratto per anni».  

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