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Firenze, la banda del tombino finisce in manette. Due arresti per i furti nei negozi
I fermati, colti in flagranza di reato, sono sospettati anche di altri colpi avvenuti con lo stesso “modus operandi”: la risposta arriverà dall’esame del Dna
FIRENZE. Colta sul fatto la banda del tombino. Due uomini di 31 e 41 anni, marocchini, sono stati arrestati in flagranza alle tre del mattino di ieri mentre sfondavano la vetrina del negozio di parrucchiere “Leika” di via dei Vanni. Un’operazione, quella messa a segno dagli agenti della squadra mobile della questura, che senz’altro contribuirà ad arginare il fenomeno dei furti con spaccata, sempre più numerosi in città in queste settimane. Tuttavia non è escluso che possano esserci in giro altri criminali specializzati in reati dello stesso tipo. Proprio nella stessa nottata dei malviventi hanno sfondato con un tombino la vetrina del “King bar” all’angolo tra via Doni e via Galliano. È possibile che il furto sia opera degli stessi ladri che poi sono stati arrestati in via dei Vanni. Ma potrebbe anche trattarsi di un’altra batteria criminale, entrata in azione in contemporanea all’altra.
I due uomini fermati in via dei Vanni, Slim Slima, quarantuenne e Karim Absamed, trentunenne, sono sospettati di altri colpi. Hanno ferite sulle mani, forse provocate dai frammenti delle vetrate infrante in occasione di blitz in altri negozi. A dirlo sarà l’esame del Dna. Il loro profilo genetico infatti sarà comparato con quello estrapolato dalle tracce di sangue trovate dalla polizia scientifica su altre scene del crimine, come ad esempio nel negozio “Farmacia dei Sani” di piazza Giorgini, derubato nella notte tra il 21 e il 22 novembre.
I due uomini nell’ottobre del 2021 erano stati arrestati per un furto messo a segno con la stessa tecnica nel nord Italia. Usciti da poco di carcere, hanno ripreso la loro attività. Alle tre del mattino di giovedì hanno sollevato dalla sede stradale una caditoia e l’hanno usata per sfondare la vetrina del negozio. Ma mentre uscivano portando via un pc, si sono trovati davanti i “falchi” della sezione contrasto al crimine diffuso della mobile, coordinati sul campo dal commissario capo Vincenzo Verrone.
Gli investigatori di via Zara hanno raccolto per giorni tutta una serie di elementi emersi di volta in volta durante i vari episodi riscontrati nel capoluogo toscano, riuscendo in breve tempo a circoscrivere le zone nelle quali i malviventi avrebbero potuto colpire con maggiore probabilità. Così, mentre le volanti pattugliavano le strade, per diverse notti i falchi della squadra mobile, diretta da Andrea Di Giannantonio, hanno effettuato una lunga serie di appostamenti in borghese, battendo le zone della città ritenute più a rischio. Le verifiche hanno dato i loro frutti. Non appena il trentunenne magrebino è uscito in strada con sottobraccio la refurtiva infilata in un borsone si è ritrovato circondato dai poliziotti. Nel frattempo il complice, rimasto fuori a coprirgli le spalle, ha invece tentato di evitare le manette nascondendosi sotto una macchina. Entrambi sono finiti nella rete della squadra mobile, e subito dopo nel carcere di Sollicciano.
Adesso gli investigatori sono al lavoro per accertare eventuali responsabilità degli indagati in merito ad altri “furti con tombini” registrati a Firenze nelle ultime settimane. In particolare, i due corrisponderebbero alla descrizione dei due ladri che la sera prima hanno tentato di introdursi nel ristorante “La Carabaccia” di via Palazzuolo, cercando di sfondare una delle vetrate con un oggetto contundente, forse proprio un tombino, e rinunciando quando sono stati sorpresi dal titolare.
Un ringraziamento all’operato della polizia è arrivato dal mondo della politica e da Confesercenti città di Firenze: «Ringraziamo la squadra mobile e, più in generale le istituzioni preposte a garantire la sicurezza del territorio» commentano Santino Cannamela presidente Confesercenti Firenze ed Edoardo Boccherini, presidente Confesercenti Quartiere 4.
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