Sicurezza
La pala di Raffaello torna a risplendere con la super tecnologia dell’Opificio
La Madonna del Baldacchino “rinasce” grazie alle Pietre Dure. Andrà a Pescia per tre mesi
FIRENZE. Quando nel 1697 la “Madonna del Baldacchino” di Raffaello fu venduta all’erede al trono granducale, il Gran Principe Ferdinando de’ Medici, fu necessario trasportare a Firenze il dipinto durante la notte, per evitare le violente reazioni degli abitanti di Pescia – nella cui cattedrale fino ad allora era stata custodita – che ne erano profondamente orgogliosi e devoti. Da allora il dipinto non si è praticamente mai mosso da Palazzo Pitti, dove era stato sistemato nell’appartamento di Ferdinando, adattato ai principeschi arredi grazie a un ampliamento della parte superiore eseguita dal pittore di corte Niccolò Cassana; nella cattedrale di Pescia nel frattempo era stata collocata una copia, eseguita dal pittore fiorentino Pier Dandini. Dopo 300 anni, finalmente le due versioni – quella originale e la sua dignitosissima riproduzione – si ritroveranno in dialogo sotto lo stesso tetto: la “Madonna del Baldacchino” di Raffaello tornerà infatti nella Cattedrale di Pescia per tre mesi, dal 29 aprile al 30 luglio 2023. «Da un punto di vista scientifico sarà molto interessante ammirare le due opere una accanto all’altra, perché consentirà di analizzare le variazioni dei pigmenti e osservare nel dettaglio le modifiche nel tempo delle due opere», commenta Eike Schmidt, il direttore degli Uffizi. Che ha proseguito osservando come l’esposizione del Raffaello nella Cattedrale sarà l’occasione di ammirare la pala nella sua collocazione nota più antica, sicuramente la più adatta, visto che la pala era stata pensata espressamente per adornare un altare. Realizzata dall’Urbinate tra il 1506 e il 1508, la grande pala era destinata alla chiesa di Santo Spirito a Firenze, dove però non arrivò mai: nonostante il suo aspetto impeccabile, la pala non era considerata finita dal perfezionista Raffaello. Venne quindi acquisita da Baldassarre Turini, potente segretario di Leone X e amico dell’artista, che la volle per la cappella della sua famiglia – una delle più in vista di Pescia – che lo stesso Turini aveva fatto costruire anche per dare una degna collocazione al magnifico dipinto. «Se non l’avesse portata a Pescia, con tutta probabilità sarebbe andata distrutta, oppure acquistata da Francesco I di Francia, e quindi ora agli Uffizi», commenta ancora Schmidt. Il direttore ha spiegato come lo spostamento dell’opera, ancorché temporaneo, rientri nel progetto di Uffizi diffusi, grazie al quale vengono valorizzate sia le opere stesse delle gallerie che il territorio toscano: le opere delle gallerie, esposte fuori da Firenze, permettono non solo di decentrare l’affollamento turistico che in città si sta facendo soffocante, ma soprattutto di approfondire la conoscenza delle ricchezze straordinarie del territorio circostante, troppo spesso sono oscurate dalla grande fama di Firenze. Un processo caldeggiato anche dal presidente della regione, Eugenio Giani, che ha aggiunto come «la Villa di Castello, ora in ristrutturazione, potrebbe essere il primo spazio per il mantenimento in via permanente di opere degli Uffizi». In questo momento la grande pala si trova all’Opificio delle Pietre Dure, dove è stata sottoposta ad accurate indagini diagnostiche per valutarne le condizioni e la possibilità di essere spostata. Dopo un piccolo intervento di consolidamento del supporto ligneo, l’opera è stata giudicata in buona salute e adatta al trasporto. «Si è trattato di un intervento meno eclatante di un “restauro di rivelazione”, ma prezioso in termini di conoscenze a lungo termine, di monitoraggio e revisione critica delle soluzioni adottate in passato», aggiunge Emanuela Daffra, la soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, che sottolinea come il lavoro sia rappresentativo della collaborazione virtuosa tra Gallerie e Opd, di recente rinnovata. Soddisfatto anche il sindaco di Pescia, Oreste Giurlani, che commenta come il ritorno della tavola di Raffaello rappresenti per la città una grande occasione di promozione. L’operazione è stata finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.
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