Il Tirreno

Firenze

La protesta

Ex Gkn, continua l’occupazione degli operai in Palazzo Vecchio. Nardella: «L’azienda paghi ciò che è dovuto». Giani: «Contatterò il ministro» – Video

di Antonio Passanese
Ex Gkn, continua l’occupazione degli operai in Palazzo Vecchio. Nardella: «L’azienda paghi ciò che è dovuto». Giani: «Contatterò il ministro» – Video

Firenze, il Consiglio comunale è sospeso da ieri e gli operai si sono “accampati” nel Salone de’ Dugento. Gli operai: «Siamo affamati e stanchi». L’assessora Albanese: «Pagare subito gli stipendi»

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FIRENZE. Consiglio comunale sospeso, non chiuso. È questa la scappatoia trovata per far restare gli operai della Gkn tutta la notte nel Salone de’ Dugento, come spiega il presidente dell’aula Luca Milani. Un presidio «a oltranza», dicono gli operai che nel primo pomeriggio di ieri si sono "impossessati" dello spazio dedicato al pubblico, portandosi dietro buste e borse con vettovaglie e coperte. E dopo la nottata con i sacchi a pelo, prosegue l’occupazione. Nottata tranquilla a Palazzo Vecchio dove circa 25-30 operai protestano dal primo pomeriggio di ieri, lunedì 14 novembre, giorno di seduta del Consiglio comunale. Non si sono verificati problemi di ordine pubblico, gli operai si sono sistemati tra la sala bar, la sala Macconi e il Salone de’ Dugento, dove si svolge l'assemblea cittadina.

«Ci aspettiamo che venga rispettato in tutti i suoi aspetti l'accordo quadro che è stato firmato dalle organizzazioni sindacali e dalla nuova proprietà e che l'azienda paghi ai lavoratori tutto ciò che è dovuto. Ci aspettiamo che vengano messi in funzione tutti gli ammortizzatori sociali, contestualmente alla ripartenza di una procedura per la valutazione di un nuovo piano industriale. Su questo sia noi che l'azienda stessa dobbiamo insistere perché il governo si prenda i propri impegni per garantire gli ammortizzatori sociali – commenta il sindaco Dario Nardella – . Abbiamo chiesto ai lavoratori  la piena disponibilità a favorire la ripresa di un percorso di fronte all'ipotesi di un nuovo piano industriale con tutte le opportune azioni, inclusa quella di poter accedere allo stabilimento e verificare le potenzialità di un nuovo progetto per lo stabilimento stesso».

«Chiamerò sicuramente il ministro e gli chiederò di poter fare il punto della situazione, perché c'è la necessità di un intervento forte da parte del ministero», aggiunge il presidente della Regione, Eugenio Giani.

«Ringrazio il sindaco che insieme al presidente Giani hanno fatto quanto in loro potere – è il commento di Francesco Borgomeo, amministratore delegato di Qf – . A Nardella riconosco di essere stato sempre molto vicino così come penso che il Presidente Giani abbia mostrato interesse ed attenzione quando necessario. Purtroppo loro non hanno le leve per favorire una riconversione, che invece sono in mano ai ministeri e da loro attendiamo risposte a richieste di cassa integrazione, firmate anche dalle organizzazioni sindacali. L’azienda è assolutamente disponibile a qualunque confronto promosso dall’amministrazione comunale e della regione. Certo senza cassa integrazione e senza agibilità dello stabilimento, sarà difficile per chiunque provare a reinsediare lavoro e attività imprenditoriale in quella fabbrica. Da parte mia ci sarà sempre il massimo sostegno, sulla base di quanto mi verrà richiesto, per chi saprà trovare le giuste soluzioni».

Insieme a loro diversi consiglieri, in particolare di Pd (tra cui Laura Sparavigna, Mirco Rufilli e Donata Bianchi) e Sinistra Progetto Comune (Dmitrij Palagi e Antonella Bundu). Presenti anche gli assessori Benedetta Albanese (con delega al lavoro) e Cosimo Guccione (con delega allo sport). Secondo quanto appreso non sono stati fatti significativi passi in avanti, motivo per cui la protesta continuerà. Una protesta possibile perché il Consiglio comunale risulta sospeso, come da volontà del presidente Luca Milani: questo fa sì che le aule non debbano essere liberate dalla polizia municipale. La situazione può variare nel momento in cui a Milani (che sta continuando a cercare un accordo) subentrerà il vicepresidente del Consiglio comunale Emanuele Cocollini che, come da lui dichiarato, ha "intenzione di verificare il numero legale e subito dopo, in caso di assenza di consiglieri, di chiudere subito la seduta e dare mandato alla polizia municipale di liberare le sale".

Inizia così un’altra pagina della vertenza, che stavolta sbarca direttamente in Palazzo Vecchio, e per la prima volta dall’istituzione della Repubblica Italiana. Il movimentato pomeriggio fiorentino per gli ex Gkn passa da un vertice all’altro, prima con l’assessora al Lavoro, Benedetta Albanese e il neoparlamentare, Federico Gianassi, e poi con tutti i capigruppo. Ed è proprio Albanese che verso le 19,30 tira le somme. «Siamo vicini alla battaglia dei lavoratori». E spiega: «Le questioni che affrontiamo oggi sono due». La prima, «il pagamento di quanto dovuto e questo lo chiede il sindaco con forza, immediatamente, perché è un diritto e non una gentile concessione. Ciò che è scritto nei patti va rispettato». La seconda «riguarda la disponibilità dello stabilimento per verificare e valutare altre proposte che arriveranno per la reindustrializzazione di un sito che ad oggi continua a rappresentare un punto importantissimo per l’area metropolitana», ma soprattutto «riguarda il futuro di oltre 300 famiglie che sono ancora appese». Questa crisi «deve trovare uno sbocco con il necessario impegno pubblico, anche con le risposte che dal ministero devono arrivare a partire dalla cassa integrazione».In aula, quindi, prende la parola Luca Salvetti, il "megafono" pubblico di questa lunga vertenza, che all’agenzia stampa Dire, afferma che «la rivendicazione di oggi non riguarda solo il pagamento degli stipendi, degli arretrati» di Qf. «Certo, quei soldi devono partire subito e noi siamo qua a guadagnare ossigeno, e soldi, per delle famiglie che rischiano di non averlo. E non lo hanno perché dietro a questo, probabilmente, si vuole togliere ossigeno alla lotta». Tuttavia «gli stipendi ce li devono dare per contratto. Non siamo, cioè, a rivendicare quello che già abbiamo o comunque dovremmo avere. Anche perché sarebbe umiliante per noi stessi e per un intero Consiglio comunale discutere solo sul ritardo dei pagamenti o di un premio di risultato e di un’azienda che non rispetta un contratto integrativo di secondo livello. Saremmo veramente caduti molto in basso». Il punto, aggiunge, è «fare vero passo in avanti su questa vertenza. Senza non ce ne andiamo».E al primo punto Salvetti mette sul piatto quel che la rsu e il Collettivo di fabbrica vanno dicendo da mesi: «È necessario che lo stabilimento» di Campi Bisenzio «sia messo a disposizione della nostra progettualità e del territorio per ripartire dopo che, passato dieci mesi, l’attuale proprietà ha fallito in questo». Parallelamente «chiediamo che le istituzioni trovino il modo per un intervento pubblico in Gkn. Ma non perderci soldi pubblici: controllo pubblico e finalità pubbliche». Ad oggi, conclude la dichiarazione rilasciata all’agenzia Dire, «siamo in lotta da 16 mesi, iniziamo ad avere problemi di reddito, ed è chiaro che i tavoli rischiano di diventare una trappola in cui si discute per non arrivare mai a nulla. Io avevo un cronometrista su quanto dovevo produrre in otto ore: ecco, dopo dieci mesi le istituzioni, lo Stato, dovrebbero pretendere che i tavoli producano qualcosa di più. Ora basta, abbiamo fame».Infine, da registrare le scintille tra gli operai e il vice presidente del Consiglio Emanuele Cocollini (Gruppo Centro): quest’ultimo, disturbato dal fatto che la delegazione sia rimasta seduta durante l’inno di Mameli, ha lanciato in rete civica un comunicato che non è per nulla piaciuto agli ex Gkn. Tanto che dalla platea sono partiti alcuni sfottò del titpo: «Coccolino non sei buono neanche come ammorbidente». Ma la cosa ha lasciato impassibile il diretto interessato

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