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Firenze, addio all’artigiano Renzo Scarpelli: era il genio del mosaico fiorentino

Firenze, addio all’artigiano Renzo Scarpelli: era il genio del mosaico fiorentino

La sua bottega al Duomo richiama appassionati da tutto il mondo. Il ritratto di un grande talento

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FIRENZE. Tessera dopo tessera, anche la sua vita l’aveva costruita come un mosaico. Un grande affresco colorato di pietre dure, come quelle con cui è diventato famoso in tutto il mondo e per cui più di 24mila persone all’anno visitano la sua bottega e si regalano capolavori dell’arte fiorentina varcando l’uscio di piazza del Duomo.

Renzo Scarpelli ha intagliato la sua storia (e dunque il suo successo) con lo scalpello del genio e del sacrificio. Il laboratorio-negozio che vedete oggi, sotto la cupola del Brunelleschi - una sorta di icona planetaria dell’arte del commesso fiorentino di tradizione medicea - non è sbucato dal nulla o per chissà quale fortunosa parabola di marketing da social network.

Per questo ieri, alla notizia della sua morte, il sindaco Dario Nardella ha voluto salutarlo così: «Se ne è andato uno degli ultimi mosaicisti italiani, Renzo Scarpelli - dice - La sua bottega è uno scrigno di storia, bellezza, creatività, saper fare. Renzo ci ricorda con la sua vita che non dobbiamo mai smettere di impegnarci per sostenere gli artigiani e il loro lavoro e trasmettere con più convinzione l'amore per la nobile arte dell'artigianato alle nuove generazioni. Firenze e l'Italia hanno bisogno anche di questo». Scarpelli aveva 75 anni.

Quando arriva in città a 13 anni, nel 1960, mette piede nella bottega di Giovanni Fiaschi come un garzone che ha ancora tutto da imparare. E, come amava dire, si mette subito a «rubare il mestiere con gli occhi». Così come hanno fatto nei secoli tutti i grandi dell’arte. E di talento lui ne ha da vendere.

Nel ’72 apre una ditta tutta sua, un po’ in periferia. Renzo è un uomo intraprendente e ostinato e con l’insegna “Le Pietre nell’Arte” nel 1977 trasferisce il suo laboratorio in uno spazio più grande nella stessa zona. Il locale adiacente a questa nuova bottega diventa un negozio di oggettistica e di mosaici gestito dalla moglie Gabriella.

Con gli anni, si aggiungono allievi, Stefano, Pier Paolo, Filippo, perfino il figlio Leonardo. I mosaici degli Scarpelli diventano piccoli grandi capolavori: gioielli, tavoli, quadri che sfruttano le sfumature delle pietre naturali e raffigurano scene campestri, paesaggi toscani, Firenze e l’Arno, bambini e animali che giocano, marine, nature morte, fiori. Il grosso della produzione finisce in America. Ma Scarpelli non resta solo ancorato al passato. La figlia Catia cura la parte commerciale, la comunicazione, il sito. Il secondogenito, Leonardo, dimostra spiccate doti artistiche, e presto anche lui entra in bottega, ma con una sensibilità contemporanea, che trasferisce sulle opere. E nel ’99 arriva la svolta, la Scarpelli Mosaici sbarca in centro, piazza Duomo, e il laboratorio in via Ricasoli.

La famiglia è una specie di emblema di Firenze di oggi e di ieri. Ne nasce anche un libro: “Noi Scarpelli, una storia a Firenze”. Una specie di condensato delle vicissitudini degli Scarpelli ma anche la grande epopea di un mestiere che rischia l’estinzione, quella contro cui Renzo per una vita intera ha combattuto, tessera dopo tessera, disegnando il mosaico della sua vita.

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