Sicurezza
Palazzo Vecchio, Felleca lascia il Pd e passa con Renzi. Ecco perché così Matteo rompe anche con Giani
La vicepresidente del consiglio comunale era una fedelissima del governatore. Lui: “Sono sconcertato”. Pd metropolitano nel caos, azzoppata la segreteria.
FIRENZE Ore 13. 45, come scuotere un sabato pomeriggio qualunque di metà autunno: comunicato di Italia Viva che giubila per la formazione di un gruppo consiliare a Palazzo Vecchio. Nel partito di Matteo Renzi entra Barbara Felleca. Perché è della vicepresidente del consiglio comunale, peraltro eletta tale con i voti del Pd poche settimane fa, ed è (anzi, era) membro della segreteria metropolitana del partito e pure una fedelissima gianiana. A Dario Nardella fa quasi passare la voglia di manifestare per la pace a Roma. A Eugenio Giani invece manda di traverso la giornata di gioia e successo organizzata al Maggio, dove sono arrivati più di duemila ragazzi per celebrare la generazione Z, quella dei tiktoker e degli Youtuber.
Insomma, Matteo Renzi in un colpo solo ieri ha steso sindaco e presidente della Regione. Il nuovo siluro (e strappo) del leader di Italia Viva su Palazzo Vecchio però ora rischia di incrinare davvero i rapporti col governatore. Perché se quelli con Dario si son sciupati settimane fa sul multificio, con Eugenio Matteo aveva mantenuto un dialogo. E se fra il senatore ed ex premier e il partito in Toscana era rimasto un filo, quel filo rischia di essersi spezzato.
«Nella vita ci vuole coraggio. Coraggio di cambiare, di uscire dalla comfort zone dell’appartenenza alla tua comunità politica quando ti rendi conto di essere sempre la voce dissonante in un partito che ha perso il contatto con la gente, che non ha saputo raccogliere la sfida culturale e politica della destra» (sic! ), dice la Felleca, che racconta di aver deciso di non «ingoiare più rospi» nei dieci giorni di isolamento da Covid, e ora di volersi gettare una nuova sfida «senza paracadute né santi protettori».
Renzi, ovvio, le dà il benvenuto e rincara la dose: «Nei prossimi giorni altre amiche e altri amici si uniranno al nostro cammino dimostrando una volta di più che il progetto Renew Europe è attrattivo sui territori, anche in vista dei prossimi impegni europei e comunali». «Siamo molto felici che Barbara abbia scelto di proseguire con noi l’azione politica riformista», esulta il coordinatore regionale di Iv Nicola Danti. È chiaro, ora Renzi avrà un avamposto per le sue battaglie anti-Nardella nel Salone de’ Dugento. Continuare a bombardare direttamente il sindaco avrebbe dato l’impressione di porsi allo stesso livello. Ma la crepa più grande si apre con Eugenio Giani. «Sono profondamente deluso, amareggiato e sconcertato da Barbara. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma mi ha lasciato profonda amarezza», confida il governatore. In fondo, non c’era stato un confronto, raccontano dall’entourage del presidente. Felleca aveva dato un segnale solo due settimane fa.
«Eugenio non mi riconosco più nel Pd», gli aveva detto. Ma non c’era stato un vero faccia a faccia. Ma chi ha parlato in privato col governatore lo racconta arrabbiato e deluso proprio da Renzi. Nel Pd toscano Giani si era speso pubblicamente per Stefano Bonaccini alla corsa al Nazareno e questo significava anche un segnale chiaro a Renzi di riconciliazione. Con un segretario come il presidente emiliano il Terzo Polo avrebbe maggiori speranze di intesa. Invece ora Giani considera la mossa di Renzi «una coltellata» che non perdonerà e fra i dem c’è chi teme un assalto anche a Palazzo Pegaso. «Da Matteo Giamburrasca - ci scherza su uno dei dirigenti dem - c’è da aspettarsi di tutto».
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