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Il caso

Farmacia Pitti: a Firenze, tutti uniti contro lo sfratto alla storica attività

di Antonio Passanese

	La protesta di residenti e comitati in piazza San Felice
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La protesta di residenti e comitati in piazza San Felice

Cittadini ed esponenti di destra e sinistra insieme in piazza San Felice. I comitati d’Oltrarno non ci stanno: «A cosa sono servite le 5mila firme raccolte?»

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FIRENZE. Si sono ritrovati di buon ora in piazza San Felice, davanti all’ex sede della Farmacia Pitti, per un presidio di protesta bipartisan contro la Palazzo San Felice Srl che ha ottenuto lo sfratto quell’attività nata nel 1805. E che per oltre due secoli è sempre stata lì, negli stessi locali. Prima il comitato, poi i residenti e infine i consiglieri comunali di Firenze Progetto Comune, Dimitrji Palagi e Antonella Bundu, e di Fratelli d’Italia, Alessandro Draghi, hanno manifestato (tutti insieme) la loro disapprovazione con cartelli, lenzuolate e slogan, mentre il dottor Piero Pacenti prendeva possesso del locale, a poche decine di metri, in cui è stato costretto a trasferirsi.

«Oltrarno in lutto», «Perde la storia vince l’ignoranza», «Solo parole, vogliamo i fatti» e poi, «Sindaco dove sei?»: queste solo alcune delle rivendicazioni riportate sul bandone della farmacia, aperta 217 anni fa da Gasparo Puliti, ultimo speziale del Granducato di Toscana, e messa sotto sfratto due anni fa dalla Palazzo San Felice Srl, dopo che uno dei soci, durante un Consiglio di quartiere aperto, assicurò che nessuno avrebbe mandato via la storica attività. Ma a distanza di pochi mesi quelle promesse sono state dimenticate, annullate in favore della rendita.

La cosa, come era prevedibile, ha mobilitato tutto il rione che ora si domanda: «A cosa siano servite le 5mila firme raccolte in tutta la città e indirizzate all’amministrazione con la richiesta di salvare la farmacia?». «Ce l'abbiamo messa tutta per mantenerla nel suo luogo d’origine e dispiace che il sindaco non abbia fatto assolutamente niente per impedire lo sfratto, nonostante rassicurazioni e promesse – afferma Draghi – Non ci rassegniamo a vedere Firenze diventare una città vetrina ad appannaggio esclusivo del turismo di massa, senza più anima, identità e tutela della sua memoria storica». «Le persone presenti al presidio si chiedevano perché ci fossero solo i gruppi consiliari di opposizione – dicono Bundu e Palagi – Questa è una questione che riguarda chiunque viva il territorio. La politica promette e poi non mantiene? Per noi non è così e vogliamo capire quale sia il futuro per lo spazio storico che è stato vincolato. Lunedì porteremo queste domande di nuovo in aula. Se non risponderanno, continueremo a chiedere».

Anche se la guerra è persa, i locali dell’ex Farmacia Pitti e i mobili hanno una serie di vincoli, apposti sia dalla soprintendenza che dal Comune, che potrebbero ancora capovolgere la situazione. Anche se avverso quegli obblighi la Palazzo san Felice ha promosso un ricorso davanti al Tar. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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