Attenzione
L’invio di armi è sempre un fallimento
Il 5 novembre pacifisti in piazza a Roma per dire no alla guerra in Ucraina
Venerdì 27 luglio 1973, una data ficcata nella mia memoria. Ero un soldato in convalescenza per l’Esercito e militante per Lotta Continua. Con non pochi rischi, per chi come me era sotto leva, partecipai alla marcia del "Movimento non violento per la pace" da Trieste ad Aviano. Ricordo l’emozione di camminare accanto a Marco Pannella, Loris Fortuna, Dario Fo, Franca Rame e tanti cittadini di ogni parte d’Italia. Arrivammo davanti alla monumentale gradinata del Sacrario di Redipuglia, un immane cimitero, con i suoi oltre centomila sepolti di cui, sulla cima, i 60mila ignoti. Un luogo di sangue e di dolore seminato di ossa di italiani, austriaci, tedeschi, slavi, ungheresi che con una pagnotta e una borraccia di grappa furono mandati in guerra perché qualcuno aveva deciso di dare all’Europa un nuovo equilibrio. Tra loro anche Lorenzo, il babbo del mio babbo. Un uomo semplice, taciturno, mugnaio analfabeta. Lo vestirono di verde, un panno ruvido e gli misero fra le mani un fucile che non sapeva usare. Così si trovò sull’Isonzo a combattere gli austroungarici. Lui, che non sapeva neppure chi fossero. Sulla cima degli ignoti, con l’amica che camminava con me, depositai un fiore e giurammo: mai dalla parte della guerra. Mai! Da allora quante marce per la pace, Assisi, Comiso, Firenze, il mio Valdarno. Sempre per il dialogo, per il primato delle azioni di pace. Così, pure il 5 di novembre, sarò a Roma. Partiranno pullman pure dalla Toscana, grazie alle Associazioni che si stanno mobilitando. L’invio di armi, come l’interventismo militare sono stati ovunque un fallimento. Non c’è pace in Medio Oriente dopo le guerre d’Israele, dopo due conflitti contro l’Iraq, dopo la devastazione della Siria. Ed in Afghanistan dopo venti anni di occupazione USA e degli alleati? Nei Balcani, nessuna pace dopo l’intervento della Nato in Kosovo. La Bosnia è sempre a rischio di secessione. Per parlare di guerre a noi più note. Lezioni che valgono anche per l’Ucraina. Occorre un negoziato tra russi e ucraini, ma anche con Europa e Nazioni Unite. Il Finantial Times ha pubblicato una bozza riservata che propone il ritiro dei russi, il riconoscimento della sovranità e dell’indipendenza di una Ucraina neutrale, che non ospiti basi militari e sistemi d’arma stranieri, che riconosca lo status speciale delle regioni di Donetsk e Luhansk e affidi ad un referendum sotto la sorveglianza dell’Osce la sorte della Crimea. Infine un contingente Onu posizionato nelle aree calde di frontiera. Altre direzioni, dunque, con cui percorrere le strade sabato prossimo. Cammineremo con le bandiere della pace e con la stessa convinzione di quel lontano 1973. Anche questa volta, probabilmente emozionati, perché lo faremo accanto a tante donne ed uomini di pace illustri e sconosciuti. Faremo rumore, convinti che anche Papa Francesco, dalle suel
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
