Sicurezza
Addio schiacciata e lampredotto, a Firenze ormai è poke-mania
Il broker: «Siamo sommersi di richieste per l’affitto di locali». L'analisi del fenomeno che sta caratterizzando il capoluogo toscano
FIRENZE. Tre locali in cui mangiare poke a distanza di qualche decina di metri l’uno dagli altri. Succede tra piazza Nazario Sauro e lungarno Soderini. Ma a Firenze, da un anno, è febbre da “pokemania”. In ogni quartiere, in quasi tutte le strade, del centro e della periferia, c’è un ristorante specializzato in questo cibo etnico-esotico, con aperture quasi quotidiane. In città se ne contano più di 20, e a giudicare dagli ordini che quotidianamente vengono smistati, quella del “piatto” hawaiano, oltre a essere diventata una tendenza, è anche un grosso affare.
Che porta nelle casse delle pokerie circa 400mila euro l’anno, per un totale che supera abbondantemente i 10 milioni di euro solo a Firenze. Il piatto di per sé, come detto, proviene dalle Hawaii: pesce crudo o marinato accompagnato in genere a riso, condito con salsa, cipolla e altri ingredienti fra cui avocado, noci, peperoni, a volte alghe o uova di pesce. A intercettarlo per prima è stata la California, costa ovest degli Usa, da lì la vetrina di New York, quindi in Italia le antenne milanesi ad attivarsi.
Da Milano, secondo la ben nota dinamica dello scoppio ritardato, il trend sta passando di qui.
Insomma, altro che schiacciate che “fumano”, lampredotto, trippa o ribollita: perché i fiorentini, già da un anno, sembrano impazziti per il poke. Alle catene più conosciute (I love Poke, JustPoke e Pokeria), che hanno inaugurato dei locali in Sant’Ambrogio, Santa Croce, in piazza Stazione, a Rifredi, accanto al Polo universitario di Novoli, a Careggi, alle Cure e all’Isolotto, bisogna aggiungere numerosi imprenditori toscani e stranieri che si sono “gettati” in questo nuovo business, una sorta di gallina dalle uova d’oro.
«Siamo sommersi di richieste per l’affitto di locali da trasformare in pokerie – afferma un broker – I fondi che vanno per la maggiore sono quelli dai 40 agli 80 metri quadrati con una pigione mensile di massimo 5.000 euro. L’unica condizione essenziale è che abbiano un lavandino. La mia agenzia ha una lista lunghissima di persone che sono alla disperata ricerca per avviare una start up di cibo hawaiano».
Ma ci sono anche tanti ex ristoranti giapponesi che dopo il grande successo degli scorsi anni, per sopravvivere, ora si sfornano centinaia di poche al giorno.
E a dimostrazione del successo che sta registrando questa tendenza c’è un dato: nel 2021, secondo Deliveroo, il piatto che ha ricevuto più ordinazioni, a livello globale, è stato il Salmon Poke di Pokeria by Nima di Firenze (superando di gran lunga pizza e hamburger). Al secondo posto troviamo una specialità di Hong Kong, e al terzo la poke bowl con ingredienti a scelta (Build your own Poke Bowl) di Honi Poke, Londra.
Insomma, questo piatto etnico e fresco, che ha raggiunto le tavole europee solo pochi anni fa, è fra quelli di maggior successo nel mondo e a Firenze in particolare.
Ma la “pokemania” sarà messa alla prova del tempo. Un po’ come è successo per le le migliaia paninoteche nate come funghi tra il 2014 e il 2019 nel centro storico. I numeri furono altissimi, ben superiori a quelli del poke. Oggi non tutte quelle attività sono riuscite a mantenere il passo. Chissà che non accada anche per la pokemania.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
