Sicurezza
Pitti, restauro mozzafiato. La sala di Bona è un gioiello
Donazione milionaria della filantropa americana Veronica Atkins. Riapre anche il grandioso spazio mediceo degli Arazzi Valois
FIRENZE. Una sala che toglie il fiato. Completamente ricoperta da dipinti a bianco di calce e affreschi, la sala di Bona a Palazzo Pitti è un autentico gioiello che viene finalmente offerto alla visione pubblica, dopo il restauro finanziato dallo straordinario contributo di Veronica Atkins, filantropa americana che ha donato oltre un milione di dollari agli Uffizi.
L’intervento di recupero, condotto da un pool di esperti dell’Opificio delle pietre dure, è durato oltre due anni e ha comportato l’eliminazione delle patine giallastre, dei danni e dei precedenti restauri. La sala, che si affaccia direttamente sulla già fastosa Sala Bianca della reggia medicea, verrà presto inserita nel normale percorso di visita: da sola, meriterebbe un viaggio dall’altro capo del mondo, se si considera il contesto in cui è inserita diventa una tappa imprescindibile.
Voluto da Ferdinando I de’Medici per celebrare la propria potenza politica, su modello del salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, il ciclo pittorico dell’ambiente propone la rappresentazione di due vittorie da poco avvenute, la conquista di Preveza in Grecia nel 1605 e la conquista di Bona in Algeria nel 1607 – due eventi che omaggiavano il ruolo di Ferdinando per la sicurezza di tutto il bacino del Mediterraneo – ma anche una splendida rappresentazione del porto commerciale di Livorno e diverse immagini celebrative e simboliche della dinastia de’Medici.
Il sontuoso apparato decorativo fu realizzato da uno degli artisti più richiesti dell’epoca, Bernardino Poccetti, che grazie alla specifica tecnica adottata lo portò velocemente a termine, nel 1608. Oltre a questo capolavoro d’arte manierista, la donazione ottenuta grazie all’impegno degli amici degli Uffizi è servita a restaurare anche il ciclo degli otto arazzi Valois, di manifattura fiamminga, commissionati nel 1575 da Caterina de’Medici, vedova del re francese Enrico II. Le magnifiche rappresentazioni su tessuto furono volute dalla regina per ricordare la grandezza degli eventi che si erano tenuti a corte – tornei, feste, finte battaglie e favolose celebrazioni con innumerevoli ospiti illustri. Con la fine della dinastia Valois, gli arazzi furono poi ereditati dalla nipote Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando I, che li portò a Firenze.
Le restauratrici hanno impiegato oltre cinque anni per portare a termine un meticoloso lavoro di ricuciture, tinture, reintegrazioni che hanno restituito blu profondi e sfumature di rosso intenso, oltre alle ricchissime filature metalliche e ai raffinati punti di trama. Il ciclo di arazzi non sarà visibile costantemente, vista la delicatezza del tessuto per sua natura estremamente sensibile a luce e aria, ma solo in occasione di eventi speciali, come la grande mostra in programma in Francia il prossimo anno. La donazione ha compreso anche l’acquisto di un pianoforte Yamaha CFX, strumento eccellente «su cui tutti i grandi pianisti vogliono suonare», come ha commentato soddisfatto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt. In questo modo anche la sala Bianca, spazio ideale per concerti grazie alla sua acustica perfetta, potrà tornare a ospitare più frequentemente eventi musicali.
Tutti concordi nel definire la donazione di Atkins eccezionale non solo per il generosissimo importo erogato in questi anni, ma anche in quanto dimostrazione di una pura forma di mecenatismo, proprio perché dedicata a oggetti, come gli arazzi, che dovranno necessariamente essere conservati in ambienti non accessibili al pubblico. Come ha commentato Maria Vittoria Rimbotti Colonna, presidente di Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi Gallery, «è molto difficile trovare sostegno per il restauro di opere come gli arazzi. La scelta della signora Atkins la rende un’autentica mecenate, che sostiene cultura e arte come forme indispensabili alla crescita sociale». Parole confermate dal direttore Schmidt: «Il mecenatismo dei Medici – che si estendeva a tutte le forme artistiche – si rispecchia oggi nel munifico dono che Veronica Atkins offre non solo agli Uffizi e Palazzo Pitti, ma alla città di Firenze e al mondo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
