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La sentenza

I genitori di Matteo Renzi assolti nel processo per false fatture – Video

I genitori di Matteo Renzi assolti nel processo per false fatture – Video

Il processo a Firenze. Il leader di Iv dopo la sentenza: «Non auguro a nessuno di vivere ciò che hanno dovuto vivere i miei, non si meritavano tanto odio». Tiziano in aula: «Mai chiesto niente a Matteo, lui mi disse del marito della pm che lo pressava per un incarico»

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FIRENZE. Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono stati assolti, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, nel processo di appello per fatture false che li vedeva imputati a Firenze. Condannato a 9 mesi l’imprenditore Luigi Dagostino. I giudici hanno ribaltato la sentenza di primo grado, che aveva condannato i genitori dell’ex premier a un anno e nove mesi di reclusione.

IL TWEET DI MATTEO

Poco dopo la sentenza, il tweet di Matteo Renzi. «Dopo anni di lotta e dolore i miei genitori sono stati assolti: il fatto non costituisce reato. Sono felice per loro e per tutti noi. Non auguro a nessuno di vivere ciò che hanno dovuto vivere i miei, non si meritavano tanto odio. Ha vinto la giustizia, ha perso il giustizialismo».

LE DURE PAROLE IN AULA

«Matteo mi ha detto a distanza di anni che era il marito della stessa pm a chiedere a lui e ai suoi collaboratori con insistenza un aiuto per una nomina». Tiziano Renzi, con una dichiarazione spontanea in aula, stamani mattina aveva provato così a convincere i giudici della propria innocenza. I genitori dell’ex premier, lo ricordiamo, erano stati condannati in primo grado a 1 anno e 9 mesi, mentre di 2 anni era stata la pena per Dagostino, considerato il “re degli outlet”. Nella scorsa udienza del 26 il pg Filippo Di Benedetto aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado. Uscendo dal Palagiustizia, babbo Renzi non ha smentito le sue parole. Anzi ha confermato tutto ai giornalisti che lo hanno circondato per chiedergli lumi: «Matteo ha le prove, potete chiamare lui. Se lui sapeva che lo avrei detto? Certo, e poi comunque sono c…. miei»

Anche la moglie Laura Bovoli è intervenuta in aula: «Mio marito Tiziano è esperto nel settore commerciale ma non capisce nulla in amministrazione. Mi assumo completamente la responsabilità della fattura da 20 mila euro fatta da Party srl per un lavoro ben preciso che avrebbe dovuto svilupparsi, cioè attirare i clienti verso i negozi poco frequentati nell'outlet The Mall. Progetto mai andato fino in fondo perché, grazie al fango gettato dalla stampa, sono stata costretta a chiudere l'azienda. Mio figlio, allora a Palazzo Chigi, mi disse di chiudere l'azienda. E così feci. Ma dopo 30 anni di lavoro potevo rovinarmi per 20 mila euro?», ha detto Bovoli.

«Due anni fa sono stato condannato a 22 mesi di carcere. Sono riuscito a capire le ragioni della condanna soltanto da quello che è successo dopo - ha dichiarato in aula Tiziano Renzi prima che intervenissero gli avvocati difensori -. Mentre noi eravamo impegnati nel processo, ho scoperto che la procura di Firenze aveva un'indagine parallela nella quale ero accusato di traffico di influenze. Questo presunto reato fu archiviato nell'aprile 2022, due anni dopo la condanna di cui stiamo discutendo in appello, sarebbe stato commesso ancora una volta con Dagostino. Lo avrei aiutato commettendo il reato di traffico di influenze e ciò avrebbe giustificato il pagamento della fattura oggetto dell'odierno processo. Fattura che sarebbe falsa perché emessa per coprire un'altra prestazione, quella teoricamente illecita oggetto del traffico di influenze» che però è, appunto, reato archiviato.

«Io non ho mai chiesto nulla a mio figlio Matteo in materia di incarichi e nomine politici - ha quindi detto Tiziano Renzi -. Anzi, è stato Matteo a riferirmi che anni fa il marito di una magistrata si era rivolto a lui per la nomina in un'istituzione politica».

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di Redazione web