Il Tirreno

Firenze

L’inchiesta

Caporalato: 277 braccianti sfruttati; corsi nelle aziende contro il racket

di Chiara Vignolini
Caporalato: 277 braccianti sfruttati; corsi nelle aziende contro il racket

Coldiretti formerà i migranti per inserirli nel settore dell’agricoltura regolare

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FIRENZE. Raccolgono pomodori e ortaggi per 12-14 ore al giorno sotto il sole per una paga di 2-3 euro l’ora. Primavera e estate. Quasi sempre senza contratto. Pagati al nero, quanto basta per garantirsi un pasto al giorno e u n letto di stracci in un appartamento trasformato in un casermone preso in affitto con i connazionali. In Toscana nel 2022 sono stati 277 i braccianti vittime di caporalato, sfruttati da aziende pirata in agricoltura. Quasi sempre migranti. Duemila quelli entrati in contatto con il racket.

Un fenomeno in crescita, dato che un anno fa i report parlavano di un giro di 209 sfruttati. La maggioranza sulla costa e nell’area fiorentina, dove si concentra il 20 per cento della manodopera soggetta al racket. Che adesso Coldiretti Toscana vuole fermare. Per questo ha appena dato vita al progetto “Demetra” contro lo sfruttamento dei lavoratori stranieri in agricoltura. Attraverso un percorso di formazione sarà possibile, per loro, accedere al mercato del lavoro regolare. «Grazie al progetto abbiamo coinvolto 277 persone immigrate che potevano essere, potenzialmente, a rischio tratta. Li abbiamo formati in un percorso didattico importante in modo che siano pronti per essere inseriti all’interno del lavoro regolare. Le aziende spesso non riescono a trovare manodopera o sono vittime di aste a doppio ribasso o sottocosto e per stare al passo con le spese scadono in pratiche poco trasparenti. Siamo molto felici di affermare però che sono oltre 600 quelle coinvolte nel progetto con l’obiettivo di creare un rapporto di lavoro etico e cristallino» commenta Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana. Un modo, dunque, anche per colmare il deficit di forza lavoro regolare che spesso le aziende sane faticano a colmare: «Non ero a conoscenza del progetto Demetra di Coldiretti, magari lo fossi stato. Quest’estate ci siamo trovati in un momento drammatico: siamo stati sotto organico tutta la stagione, non siamo mai riusciti ad essere un numero congruo. Abbiamo assunto chiunque perché eravamo disperati, in alcuni casi ci siamo trovati a dover mandar via i clienti perché non riuscivamo a garantire i servizi», spiega Riccardo Acquari, proprietario dell’azienda agricola e agriturismo “Salvadonica” di San Casciano Val Di Pesa. L’azienda “Buccelletti” di Castiglion Fiorentino, invece, usufruisce, da anni, di lavoratori stranieri formandoli all’interno della propria impresa e fornendo loro tutte le conoscenze necessarie. La proprietaria, Lidia Castellucci, è entusiasta del progetto: «Abbiamo assunto alcune persone che facevano parte della rete del caporalato, averci a che fare non è facile. Spesso necessitano di una guida e molte sono le difficoltà, in primis quelle linguistiche – continua la Castellucci – ma una volta superati questi ostacoli saranno perfettamente inseriti e in grado di lavorare con successo. La nostra è un’azienda vinicola, vivaistica con una produzione di piccole piante e abbiamo, quindi, bisogno di una manodopera specializzata che spesso formiamo noi. I nostri dipendenti sono l’anima dell’azienda e abbiamo tutto l’interesse ad avere un rapporto etico con loro. Sono totalmente a favore del progetto Demetra». Insomma, lavorare eticamente e in regola è il modo giusto per dare risalto alle eccellenze della nostra regione. «Siamo convinti che l’agroalimentare italiano – conclude Filippi, presidente Coldiretti Toscana – sia oggi più che mai il volano per uscire dalla crisi. Per questo abbiamo lavorato per la tutela di tutti».


 

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