Gioco
L’allarme delle Rsa: «Senza aiuti costretti a chiudere»
Si tratta di diciotto residenze sanitarie e case di riposo di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia: «Gli aumenti sono del 400%. Per stare nei costi dovremmo alzare le rette di 300 euro»
FRENZE. Le Residenze sanitarie assistite e le case di riposo di Firenze, Prato, Empoli e Pistoia lanciano l’allarme: «Senza aiuti chiudiamo». Perché i costi delle bollette si sono sommati alle spese di gestione aggiuntive accumulate durante il periodo della pandemia. E poi pesano anche le richieste dei fornitori che si occupano dei servizi di ristorazione, pulizia, lavanderia. «Le nostre spese sono aumentate tra il 300 e il 400% - la denuncia che arriva da Alessio Gratelli, direttore generale del consorzio di cooperative Il Borro che gestisce, direttamente e indirettamente, 18 Rsa con più di 1.000 posti letti che danno lavoro a 600 operatori specializzati - Non sappiamo cosa fare, credo si debbano concordare delle azioni con le altre strutture della Regione. Ma capire come muoversi è difficilissimo».
Ciò che vorrebbe evitare Gratelli è far pagare il salatissimo conto dell’aumento di luce, gas e beni di prima necessità alle famiglie, «perché anche i parenti dei nostri anziani sono in grande difficoltà economica. Insomma, fare previsioni ora è impossibile». Il direttore generale de Il Borro ammette anche che «da settembre a dicembre saremo in perdita. Non ho paura di dire che la situazione è drammatica, e bisogna trovare velocemente una soluzione che garantisca la sopravvivenza, soprattutto per evitare di mettere per strada i nostri ospiti e i nostri soci lavoratori». Alcune strutture della provincia di Firenze, già da qualche mese, hanno aumentato le rette di circa 150 euro al mese, «noi per far fronte a questi ulteriori aumenti dovremo, a tutti i costi, chiedere 300 euro in più al mese, ma come si fa?».
Nelle diciotto residenze dove opera il personale delle cooperative del Consorzio Il Borro - tre a Firenze; quattro a Bagno a Ripoli; una a Limite sull’Arno e una a Montelupo; due a Prato; tre a Pistoia e una ad Agliana - hanno anche provato a usare una serie di accortezze per tagliare le bollette (passate dai circa 60mila euro del 2021 agli oltre 250mila del 2022), «purtroppo non è servito a nulla, siamo riusciti a risparmiare solo qualche centinaio di euro a fronte di un’impennata generalizzata dell’energia» che ha fatto lievitare in modo sconsiderato le fatture delle utenze di alcune Rsa, passate da qualche migliaio di euro a svariate decine di migliaia di euro. Sia chiaro - avverte Gratelli - non è nostra intenzione abbassare il riscaldamento, spegnere le televisioni o servire ai pazienti, tutti i giorni, un piatto freddo per evitare di utilizzare le cucine. Ci sono degli standard sotto i quali non si può e non si deve scendere, anche perché la maggior parte degli ospiti delle nostre strutture è composta da anziani fragili. Per questi ultimi, le Residenze sanitarie, non sono alberghi ma sono la casa.»© RIPRODUZIONE RISERVATA
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