Gioco
Da Firenze verso l’ignoto: in bici Dario e Oliver diretti in Africa
Sono partiti da piazzale Michelagelo: documenteranno ogni tappa su YouTube. I due diciottenni hanno come obiettivo sensibilizzare sul rispetto per l’ambiente
Oliver e Dario non riescono a trattenere l’emozione, ma è comprensibile: non capita tutti i giorni di partire da Firenze verso Cape Town, in bicicletta, per un viaggio di dieci mesi, quando hai appena diciotto anni. Alle 11 in punto, hanno salutato la loro città, spingendo sui pedali da Piazzale Michelangelo, per raggiungere dei paesaggi che siamo abituati a vedere solo in tv, nei documentari. Le due ruote rappresentano una passione, quella per l’avventura, che unisce i due amici da quando si sono conosciuti sui banchi di scuola delle superiori.
Le bici, cariche di borse che contengono solo l’indispensabile, tra cui tende e reti anti zanzare, hanno già macinato chilometri e chilometri prima di arrivare al giorno della partenza. Per Oliver e Dario, non sono solo dei semplici mezzi di trasporto. Il viaggio rappresenta il coronamento di un sogno, coltivato giorno dopo giorno, tra una scalata e una corsa per i sentieri delle Alpi. Documentare è la loro parola d’ordine: armati di GoPro, droni e di altre attrezzature, ci porteranno con loro grazie ai contenuti che caricheranno sui loro profili Instagram e sul loro canale Youtube. «Siamo emozionati, ma anche preoccupati, soprattutto per i problemi tecnici e logistici, derivati dai carichi pesanti che trasportiamo. Sarà complicato gestire tutto, ma abbiamo impiegato tre mesi per prepararci al meglio a livello fisico. È normale avere un po’di timore perché non abbiamo molta esperienza, ma sarà un bel tentativo» raccontano Oliver e Dario, mentre aspettano il fatidico momento della partenza. E poi c’è anche la volontà di portare avanti la sensibilizzazione alle tematiche ambientali: «Vogliamo mandare un messaggio di cambiamento - dice Dario -. Personalmente sono molto sensibile a questa tematica in quanto mia sorella Alice è un’attivista del movimento Fridays For Future. Abbiamo molti contatti, nel caso in cui ci trovassimo in difficoltà, sia in Italia che nei paesi che attraverseremo. L’obiettivo è conoscere tante persone, nel loro intimo, immergendoci nella loro vita e nella loro cultura. Puntiamo ad essere ospitati dalla gente del posto e, nel caso in cui non riuscissimo ad arrivare a Cape Town, anche se è il nostro obiettivo, desideriamo documentare la nostra avventura, attraverso l’arte dello storytelling e del videomaking».
In tutto, percorreranno 18mila chilometri e visiteranno 25 stati. Entrambi non vedono l’ora di affondare le ruote nel deserto, il luogo che più li affascina. Per farlo, percorreranno le coste della Francia e della Spagna, fino ad Almeria, dove prenderanno il traghetto per il Marocco, fino ad arrivare, sempre e solo in bici, al punto più a sud dell’Africa, percorrendo la costa occidentale. Una delle tante legittime preoccupazioni di Oliver e Dario, è la situazione geopolitica e sociale dei paesi che attraverseranno: «Dovremo valutare giorno per giorno: dobbiamo chiedere il visto al consolato del paese precedente per accedere a quello successivo. Non sappiamo ancora la strada precisa, anche se l’itinerario generale lo abbiamo già deciso». Il luogo da cui partono, così iconico, non è casuale: «Abbiamo scelto il Piazzale perché è un simbolo per Firenze, è conosciuto da tutti e poi, ammettiamolo, fa molta scena». La famiglia e gli amici non nascondono di essere in pensiero, ma i ragazzi riconoscono che nessuno li ha mai ostacolati, anzi, hanno ricevuto tutto il sostegno possibile, anche se, come dice scherzosamente un loro amico che è venuto fino al Piazzale per salutarli, «Sono dei pazzi». Dopo aver scattato delle foto ricordo, i ragazzi partono per l’avventura. Indossano il casco, sistemano le ultime cose, salutano tutti e danno il via al loro grande viaggio, verso l’ignoto, puntando tutto sulla loro resistenza e sul loro buonsenso. Sarà un viaggio lungo, ricco di storie, paesaggi, colori e sapori. Un viaggio che Dario e Oliver sperano di portare avanti fino alla fine, così da aggiungere questa esperienza nella lista delle avventure più folli di sempre e per dire, una volta tornati a casa: «Sì, siamo stati noi e ce l’abbiamo fatta».
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