Il Tirreno

Firenze

L’arte digitale

Palazzo Pitti, la ricostruzione in 3D mostra com’era nel ‘500

Sabrina Carollo
Palazzo Pitti, la ricostruzione in 3D mostra com’era nel ‘500

L’intero complesso è stato digitalizzato. Ogni superficie, esterna e interna, ogni dettaglio, suppellettile, decorazione e opera contenuta negli edifici è stata scansionata e archiviata per costituire il gigantesco archivio digitale dello spazio museale

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L’intero complesso di Palazzo Pitti è stato digitalizzato. Ogni superficie, esterna e interna, ogni dettaglio, suppellettile, decorazione e opera contenuta negli edifici è stata scansionata e archiviata per costituire il gigantesco archivio digitale dello spazio museale. In questo modo l’intero patrimonio architettonico e artistico di Pitti è a disposizione di tecnici ed esperti per garantire una conservazione attenta e di monitorare costantemente lo stato di salute dell’edificio, oltre a offrire la possibilità di approfondimenti storici artistici.

Il primo esempio di quanto è possibile fare con i dati a disposizione è rappresentato dalla ricostruzione dell’ormai perduto scalone “a lumaca” realizzato nel ‘500 dall’Ammannati e andato perduto con la costruzione della scala ottocentesca del Poccianti: grazie a questa acquisizione è stato realizzato un modello 3D di come sarebbe dovuto essere in origine quello spazio: 150000 mq di superfici, 1533 vani e 73 vani scala e 67 spazi aperti, 54411 immagini di tetti e facciate per 20 tera di dati immagazzinati: un lavoro mastodontico che però consente di avere una serie di dati preziosi condivisi, aggiornati in tempo reale.

In prospettiva inoltre, come ha spiegato il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt “sarà possibile sviluppare delle esperienze per i visitatori nelle quali potranno vedere spazi normalmente non accessibili, oltre alla nascita e alla ‘crescita’ del Palazzo attraverso i secoli”. Durata un anno e mezzo, la campagna di acquisizione è stata condotta grazie alla collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi (con il coordinamento dell’architetto Elena Pozzi) e il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Firenze (con il coordinamento della professoressa Grazia Tucci).

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