Sicurezza
Caro vita, operai in ginocchio: boom di scioperi nelle fabbriche
Si moltiplicano i presidi davanti ai cancelli degli stabilimenti. L’allarme della Fiom: “Sono i nuovi poveri, sta arrivando la tempesta perfetta”
Aumento esponenziale del costo della vita e rincaro delle bollette. Oramai non si parla d’altro e non potrebbe essere altrimenti: una situazione che sta mettendo in ginocchio tutti, nessuno escluso. Le famiglie, le imprese, i commercianti, gli artigiani. E che ora spaventa gli operai, perché il caro energia rischia di far collassare le fabbriche.Il loro stipendio mensile è rimasto identico e tra bollette che aumentano, famiglie da mantenere, figli da mandare a scuola, mutui o affitti da pagare è un miraggio arrivare alla fine del mese o, addirittura, alla terza settimana. Ed è per questo che cercano in tutti i modi di far sentire la loro voce, lanciando un grido di allarme alle forze politiche che, per il momento, è rimasto inascoltato. Ed allora si cerca di risparmiare il più possibile anche sulle piccole cose che all’apparenza possono sembrare banali: «I dipendenti rinunciano persino a prendere il caffè alla macchinetta», aveva dichiarato Michele De Palma, il segretario generale della Fiom-Cgil nazionale, al termine dell’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici del Nuovo Pignone, svoltasi lo scorso 16 settembre. Un lungo tour che proseguirà ancora nei prossimi giorni, in preparazione della manifestazione nazionale prevista per il prossimo otto ottobre a Roma con un corteo dalla sede centrale della Cgil fino a Piazza del popolo.
Ieri è stato il turno dei lavoratori della Icet, gruppo specializzato nella realizzazione di prodotti elettromeccanici presso Barberino Val d’Elsa, mentre lunedì tre ottobre ci sarà lo sciopero dei dipendenti di Giga Grandi Cucine a Scandicci. I sindacati e le rappresentanze sindacali di Giga Grandi Cucine torneranno a riunirsi poi mercoledì 13 ottobre per applicare una moratoria alla liquidazione e al conseguente licenziamento collettivo dei 40 dipendenti per il tempo necessario a trovare un possibile acquirente e quindi ad assicurare la continuità produttiva dell’impresa specializzata in cucine professionali. I primi a scioperare sono stati i circa 160 dipendenti della Fonderia Palmieri di Calenzano lo scorso 15 settembre, quando hanno bloccato la produzione per un’ora. Si sono fermati: busta paga in una mano e bollette nell’altra. La scorsa settimana ad incrociare le braccia sono stati i dipendenti della Ocem in via Gran Bretagna a Firenze. Ancora, lo scorso 23 settembre è stata la volta degli operai della Comesca, che si occupa di costruzioni meccaniche, e di quelli de La Fortezza, in viale Kennedy.
«Si prospetta una tempesta perfetta all’orizzonte», tuona Daniele Calosi il segretario generale della Fiom di Firenze, Prato e Pistoia. «Ad essere maggiormente a rischio sono proprio le imprese più energivore, soprattutto le fonderie e le vetrerie. Prima i loro costi di produzione erano intorno ai 2mila euro mensili, ora 10 mila. È davvero una situazione insostenibile» continua Calosi. Operai e dipendenti stanno diventando sempre di più i nuovi poveri: «Guadagnano in media poco più di 1.000 euro al mese, ovviamente non riescono a sostenere il rincaro delle utenze. Sono due settimane che vanno avanti questi scioperi e questi presidi ma non si è mai visto nessun esponente politico. Questo la dice lunga», conclude amareggiato Calosi. «Il livello di astensionismo registrato nella tornata elettorale è un’ulteriore richiesta di aiuto da parte dei lavoratori», sostiene Iuri Campofiloni, membro della segreteria della Fiom. «Il caro vita si abbatterà direttamente sulle famiglie e sulle aziende, si prospetta un periodo terribile e la politica è in totale silenzio». La Fiom è da tempo che denuncia questa situazione ed ha anche proposto delle soluzioni concrete al nuovo governo come la tassazione degli extra profitti, un intervento di regolamentazione per il sistema pensionistico e una riforma sul cuneo fiscale a favore dei lavoratori.
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