Gioco
Le aziende fiorentine strozzate dal caro bollette. «È un disastro, navighiamo a vista»
Alma e Battiloro. «In Italia politica lenta, tedeschi e cinesi hanno già gli aiuti di Stato»
CAMPI BISENZIO. Caro bollette e aumento alle stelle del costo dell’energia sono diventati temi entrati ormai prepotentemente non solo nel dibattito politico ma nella vita quotidiana di tutti. E se per quanto riguarda le utenze domestiche si pensa già a strategie per ridurre i consumi al minimo, la produzione industriale, che dopo gli anni terribili del Covid aveva ricominciato a correre, si trova travolta in pieno da questa ondata di rincari astronomici. Per quanto diverse, le aziende si trovano infatti a fare i conti col medesimo problema, cercando ognuna di tamponare gli effetti della crisi a suo modo e aspettando risposte dalle istituzioni che tardano ad arrivare.
«La situazione è veramente disastrosa – dice Niccolò Manetti, alla guida della Giusto Manetti Battiloro, storica azienda leader nella produzione di foglia d’oro –. Noi produciamo il 10% dell’energia attraverso i pannelli solari ma le bollette sono cresciute del 100%. Non abbiamo un alto consumo di energia ma per fare un paragone basta pensare che quest’anno ad agosto abbiamo avuto 40mila euro di bollette, l’anno scorso erano stati 20mila. Stiamo cercando di ridurre il consumo elettrico, ma non sono problemi che si possono risolvere solo internamente e per forza di cose finiranno per essere girati sulla clientela». Nonostante l’azienda stia puntando sul risparmio energetico infatti, gli investimenti messi in atto non sono sufficienti per arginare l’aumento spropositato dei costi e le conseguenze che ne derivano. «Abbiamo investito moltissimo da questo punto di vista e il nostro stabilimento è nuovo, del 2013 – ricorda Manetti –. Abbiamo fatto verifiche e assunto un ingegnere che si occupa proprio di questo. Stiamo sostituendo tutti i neon con lampade a led, acquistato nuovi macchinari e suddiviso gli spazi dello stabilimento in modo da ottimizzare. Sono sforzi economici ingenti ma alla fine si tratta di palliativi in questa situazione. Anche perché aumentano i costi dei materiali e delle spedizioni e noi, che commerciamo con oltre 70 paesi al mondo, ci ritroviamo a competere con la concorrenza degli altri Paesi con le mani legate: tedeschi e cinesi rispetto a noi stanno già usufruendo degli aiuti di Stato, la differenza è che qui manca una politica industriale. Altro problema poi riguarda i dipendenti, dovrei assumerne tre o quattro ma in questo momento non posso neanche dare degli aumenti a quelli che ho a causa della situazione. Ma non possiamo ridurre la produzione perché abbiamo molte richieste. Abbiamo la fortuna di avere un’azienda sana e una produzione particolare, ma se va avanti così la situazione diventerà sempre più pesante, anche perché abbiamo fornitori che di questo passo saranno costretti a fermare la produzione».
Settore diverso ma problemi simili per un’altra grande e storica azienda campigiana come l’Alma, che produce moquette agugliata. «La situazione è abbastanza drammatica – spiega la presidente Carla Casini –. I costi sono insostenibili e finiranno per essere rovesciati sul prezzo finale del prodotto. La situazione attuale è veramente difficile, navighiamo a vista e in queste condizioni non è neanche possibile attuare delle strategie, viviamo giorno per giorno». Ancora una volta i numeri fanno capire quanto la condizione stia diventando insostenibile anche per un’azienda così importante e strutturata. «L’anno scorso, in tutto l’anno, abbiamo pagato 150mila euro di gas, quest’anno a luglio siamo già a 950mila – afferma Casini –. Vero è che, lavorando molto con fiere ed eventi, lo scorso anno il lavoro è stato meno rispetto a ora, ma il costo del gas è passato dallo 0,30 al 2,50-2,80 attuale. D’altra parte non possiamo fermare la produzione perché lavoriamo molto con l’estero e per eventi già programmati, per cui non possiamo certo evitare di consegnare il materiale. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di gestire la situazione aspettando che il Governo si attivi. Avevamo aspettative e pensavamo che delle risposte sarebbero arrivate con l’incontro della Commissione europea del 9 settembre, invece si è perso altro tempo. Non possiamo pensare di affrontare così anche il prossimo anno».
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