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Firenze, in manette il "genio" della truffa: così convinceva gli imprenditori a finanziarlo

Matteo Leoni
Firenze, in manette il "genio" della truffa: così convinceva gli imprenditori a finanziarlo

Cinquantasei anni, si fingeva presidente del gruppo farmaceutico Menarini. I dettagli dell'operazione

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FIRENZE. Si presentava come Riccardo Menarini, spacciandosi per presidente della sede londinese dell’omonima casa farmaceutica, vantandosi anche di essere cugino dei fratelli Lucia e Alberto Aleotti, ora al vertice della multinazionale del farmaco.

Così Roberto Meocci, cinquantaseienne originario della provincia di Siena e residente ad Arezzo, sarebbe riuscito a truffare una lunga serie di imprenditori, convincendoli a investire in progetti in realtà del tutto inesistenti.

L’uomo è stato arrestato dai militari della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza presso la procura di Firenze, in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere chiesta e ottenuta dal pm Marco Mescolini. I reati contestati all’uomo sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe e sostituzione di persona. Sottoposti all’obbligo di dimora tre suoi stretti collaboratori.

La compagna Manuela Malavolta, 47 anni residente ad Arezzo, Massimo Boncompagni, senese di 61 anni accusato di essere il suo factotum, e Vincenzo Croma, di 47 anni, originario di Benevento ma residente a Prato, autista delle grosse auto prese a noleggio per mettere a segno le truffe. Gli indagati sono stati individuati come responsabili di numerosi raggiri avvenuti in provincia di Firenze, Milano, Massa Carrara, Livorno e Arezzo, causando danni, quantificati in non meno di 190.000 euro, verso almeno quattro imprenditori. Il re della truffa che si spacciava per presidente della “Menarini Group” con sede a Londra, si presentava gli incontri con gli investitori a bordo di auto di grossa cilindrata, vantando amicizie nel mondo della finanza e dell’imprenditoria sia in Italia che in Inghilterra.

Alcuni degli incontri con le vittime finite nella sua rete sono avvenuti in una villa a Massa Carrara, che Meocci aveva preso appositamente a noleggio per l’occasione, in modo da fingere un alto tenore di vita. Usava anche biglietti da visita con la dicitura “presidente Menarini Group Uk”. In un caso avrebbe anche detto di essere in causa con la famiglia Aleotti, proprietaria del gruppo, per acquisire il controllo della sede inglese. Spesso i raggiri avvenivano all’hotel Bulgari di Milano. Tra le vittime anche un imprenditore di Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa, a cui il presunto truffatore seriale ha proposto l’acquisto di una partita di orologi di lusso, in realtà inesistente, convincendolo a pagare la somma di 37.000 euro.

Meocci, scrive il gip Antonella Zatini nell’ordinanza che ne dispone l’arresto, «è gravato da almeno venti precedenti per reati contro il patrimonio, soprattutto truffa ma anche furto, appropriazione indebita ed estorsione continuata, oltre che per falso, sostituzione di persona, calunnia, millantato credito e frode nell’esercizio del commercio».

Il denaro incassato dalle truffe finiva su un conto intestato a Manuela Malavolta, aperto presso una filiale della banca di Cambiano a Sesto Fiorentino.

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