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Il caso

Ex Gkn. Si riaccende lo scontro. «Il piano non c’è, persi otto mesi»

Una delle grandi manifestazioni organizzate dal Collettivo di fabbrica e dalla Rsu del sito industriale di Campi Bisenzio, rilevato alcuni mesi fa dalla società Qf
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Una delle grandi manifestazioni organizzate dal Collettivo di fabbrica e dalla Rsu del sito industriale di Campi Bisenzio, rilevato alcuni mesi fa dalla società Qf

Sospeso e rimandato il tavolo convocato dal ministero dello Sviluppo economico. La Rsu: «L’obiettivo è il fallimento». La proprietà: «Il nostro è un progetto serio»

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CAMPI BISENZIO. La società ribadisce il piano di «grande prospettiva» e si dice «stupita e amareggiata» per la pioggia di accuse ricevuta, bollandola come «paradossale».

La Rsu punta invece il dito: «la società vuole arrivare al fallimento per costringere le istituzioni a concedere fondi pubblici». La Fiom chiede invece di iniziare a concretizzare i fatti, dopo mesi di parole.

Sulla ex Gkn si riaccende lo scontro. La miccia è stata accesa ieri pomeriggio, quando si è chiuso con un nulla di fatto il tavolo al ministero dello Sviluppo Economico convocato per ieri sulla vertenza dell’ex Gkn con l’obiettivo di discutere il piano industriale che la nuova proprietà, Qf, avrebbe dovuto presentare con le prospettive di reindustrializzazione del sito di Campi Bisenzio. L’incontro, a cui erano presenti anche i rappresentanti della Regione Toscana, del Comune di Campi Bisenzio e i vertici aziendali, si è chiuso invece con un rinvio al 5 settembre.

Uno slittamento che viene rigettato dalla Rsu ex Gkn. «Qf diventa il soggetto reindustrializzatore dell’ex Gkn, ma lo fa senza fornire un piano industriale e finanziabilità del progetto. Il gioco ci pare evidente ed è quello di portare la società di fatto sull’orlo del baratro e del fallimento per poi costringere Inps e ministero a concedere fondi pubblici». Una posizione che spinge la rappresentanza interna a lanciare un appello alle istituzioni: «L'atteggiamento avuto oggi al tavolo da parte dell’azienda non è solo deludente, ma anche irresponsabile: ha fatto perdere otto mesi a famiglie che oggi vengono gettate in uno degli autunni peggiori degli ultimi trent'anni dal punto di vista del carovita. Il futuro industriale dello stabilimento – conclude la Rsu – è in mano ai lavoratori: le istituzioni smettano di farsi prendere per stanchezza ed inizino ad avere un proprio piano».

Accuse smentite da Qf. La società, guidata da Francesco Borgomeo, evidenzia invece il rispetto dei tempi e degli impegni assunti. «Siamo stupiti e molto amareggiati – sottolinea la proprietà dello stabilimento –: parlare di ritardo è paradossale. Siamo nei tempi previsti dall’accordo, nonostante tutte le enormi difficoltà incontrate, a partire dalla cassa integrazione che da otto mesi non c’è e che stiamo anticipando al buio. Tra l’altro con uno scenario economico che è cambiato in maniera drammatico. Abbiamo un progetto di grande prospettiva – promette Qf – come abbiamo già documentato presentando il piano. Torneremo a dare tutti i maggiori dettagli e tutti gli elementi di affidabilità, per presentare un accordo di sviluppo, nonostante all’ultimo incontro il rappresentante del Mise si fosse detto non interessato alle nostre carte».

All’incontro, ancora una volta, sono mancati chiarimenti sugli accordi commerciali, sui volumi produttivi, sulla finanziabilità e sostenibilità del piano di reindustrializzazione del sito di campi Bisenzio. «C’è stato un tentativo di attribuire la responsabilità alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni per non aver concesso di svuotare lo stabilimento e di concedere ammortizzatori sociali – accusano Stefano Angelini della Fiom-Cgil di Firenze e Silvia Spera della Cgil nazionale –. I lavoratori hanno bisogno di risposte per il loro futuro, non di racconti e tentativi di spostare responsabilità». l

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