Il Tirreno

Firenze

Giulia volontaria in Uganda

Valentina Tisi

	Giulia Biancalani in Uganda
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Giulia Biancalani in Uganda

Ha 21 anni, è partita con un’associazione che ha costruito una scuola. «È stata un’esperienza molto dura: non hanno davvero nulla»

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CAMPI BISENZIO. È appena tornata dall’Africa ma quell’esperienza è stata così profonda che Giulia Biancalani sarebbe già pronta a tornarci. Per la giovane campigiana che studia logopedia all’università e non ha ancora 21 anni, l’incontro con una realtà così diversa da quella in cui siamo immersi è stato uno spunto per riflettere. «È una cosa che volevo fare da molto tempo - racconta - Mi interessava vedere di persona quanto fosse diversa la vita là rispetto alla nostra e dare una mano a chi ne aveva bisogno». L’occasione per concretizzare questa idea è arrivata alcuni mesi fa. «È stato grazie al mio babbo - il provveditore della Misericordia di Campi Bisenzio - che sono venuta in contatto con l’associazione Hands of love di Firenze. La Misericordia di Campi aveva donato loro un defibrillatore per un ospedale in Africa e mio padre sapendo quanto volessi fare questa esperienza ci ha messo in contatto visto che sarebbero partiti in agosto. Da lì è stata tutta una corsa, quando ho preso la decisione di partire era aprile, mi sono informata su cosa avrei dovuto fare, cosa serviva e ho dovuto sbrigare tutta la parte burocratica». Infine la partenza. «Siamo arrivati in questo villaggio dell’Uganda - ricorda Giulia - Era lontano dal centro e da tutto quello che noi siamo abituati a vedere nelle nostre città come negozi o intrattenimenti. C’erano solo capanne senza neanche la corrente. Ho passato lì dieci giorni ed è stata un’esperienza davvero intensa». Un viaggio che si è rivelato da subito impegnativo ma anche una fonte di crescita personale «L’associazione ha tirato su una scuola nel villaggio - spiega - quindi le attività che ho fatto sono state soprattutto legate a questo aspetto. Poi mi sono occupata di seguire chi andava in ospedale, soprattutto per le visite pediatriche, oppure andavamo a portare pacchi con alimenti, vestiti e materiale per la scuola nelle case delle persone. L’impatto con questa realtà è stato strano, ti rendi conto di quanto sia tutto diverso dalla nostra società, dove abbiamo ogni giorno mille impegni e siamo sempre stressati, lì non hanno niente di quello che abbiamo noi, eppure riesci a integrarti velocemente, ti senti accolto. C’è un episodio che mi ha colpito particolarmente; un giorno abbiamo portato due bambini della scuola in una specie di gita premio sul Nilo e in quel giorno hanno vissuto come noi, hanno mangiato per la prima volta un gelato e davanti a un piatto di riso e pollo uno di loro ha detto che con quel piatto avrebbe mangiato tutta la sua famiglia». Parlando di famiglia anche per quella di Giulia affrontare il distacco non è stato facile «I miei genitori erano un po’ preoccupati all’inizio; ero lontana e con persone che non conoscevo. Ma hanno capito che questo progetto era importante per me. Per fortuna l’associazione è molto attiva sui social, quindi hanno potuto seguirmi e sono stati più tranquilli, sono sicura che se dovessi tornare là adesso verrebbero con me, per quanto riguarda me, nonostante gli impegni con l’università, ci tornerei anche domani».

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