Il Tirreno

Firenze

25 settembre

La posizione di Toccafondi (Italia Viva): «Più che la fiamma mi preoccupa il Pd delle tasse»

Valentina Tisi
La posizione di Toccafondi (Italia Viva): «Più che la fiamma mi preoccupa il Pd delle tasse»

Parla il candidato di Italia Viva alla Camera. «Fossi è espressione dei no dei dem su Peretola»

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FIRENZE. La coerenza è senza dubbio questo il punto principale su cui Gabriele Toccafondi, candidato della coalizione di Italia viva e Azione per l’uninominale alla Camera in provincia di Firenze, intende giocare la sua partita.

Toccafondi, parlando di coerenza… Italia viva proverà a soffiare voti al Pd puntando sul no all'aeroporto di Fossi?

«Sulla nuova pista noi e la sinistra siamo coerenti con la posizione storica. Noi la vogliamo, la sinistra no. Il Pd si è alleato con la sinistra, Fossi è il candidato della coalizione dove stanno coloro che la pista non la vogliono e nell’ultimo consiglio comunale di Campi, Pd e sinistra hanno votato un atto contro la nuova pista. Noi diciamo che la pista deve essere fatta perché così come è l’aeroporto non funziona. A noi la decrescita non piace, a noi piace cogliere opportunità».

Eppure Fossi di fronte all'ipotesi di pista proposta da Giani si è detto disponibile al confronto. Non rischia di disinnescare la vostra campagna sul tema?

«Io credo a Fossi, persona capace che apprezzo come amministratore, quando partecipa alla cena dei sindaci con Giani e stabilisce un percorso per la nuova pista, più corta, inclinata, meno impattante. Penso che lui abbia fatto un giusto patto politico che prevede anche la tramvia, una nuova scuola, piste ciclabili… però ha il fardello di avere la sinistra del no a prescindere in coalizione, i Verdi, gli ex 5 stelle che erano contro tutto, il suo partito della Piana che rimane per il no, e un ricorso al Tar e al Consiglio di stato. Più che un artificiere che disinnesca, dovrebbe essere un prestigiatore, e anche molto bravo».

Renzi schiera lei nel collegio provinciale ma Annibali in quello cittadino. Non Saccardi che avrebbe avuto un radicamento tale da impensierire il Pd. Ha scelto la desistenza per evitare fratture con Giani?

«Noi non siamo contro il Pd, ma contro il Pd che smarrisce la strada, divorzia con i riformisti e i moderati e si schiaccia a sinistra. In Regione governiamo insieme, e così a Firenze o a Prato. Un anno fa a Sesto siamo andati da soli perché il Pd dopo anni di opposizione ha deciso di rinnegare tutto e andare con Sinistra italiana».

La Piana da anni è espressione dell'ala più progressista della sinistra. Non è che il suo profilo eroderà più voti alla destra?

«Sono cosciente di essere candidato nel collegio più sicuro per la sinistra e il Pd, però un’alternativa si costruisce mettendoci la faccia e spiegando programma e idee. Io voglio far politica in un partito o coalizione che non sia né populista né sovranista. Ero contento di sostenere il governo Draghi. Poi Conte, quello che il Pd definiva “importantissimo punto di riferimento dei progressisti”, Berlusconi e Salvini, lo hanno sfiduciato. Il Pd invece si è coalizzato con chi non ha mai votato Draghi, come Fratoianni».

Letta sta facendo di questa campagna un racconto di scontro tra due poli, alludendo alla minaccia sovranista e fascista di Meloni. Voi non siete spaventati dall'ipotesi che a governare questo Paese possa essere un’erede di quella tradizione?

«Il giochino vota noi perché loro sono il male assoluto è l’unico che possono fare per non parlare dei loro programmi. Da una parte a destra propongono la Flat tax al 23, poi al 21, facciamo al 15%, che però costa 80-90 miliardi, che nessuno ha. A me più che la fiamma preoccupa che i conti vanno in rosso e veniamo commissariati. A sinistra propongono di aumentare le tasse, qualcuno propone la patrimoniale, altri votano contro l’allargamento della Nato, un disastro assoluto».

Alle Regionali Italia viva nella provincia di Firenze prese il 6%, a quanto punta ad arrivare il Terzo polo?

«Questo ce lo diranno gli elettori tra un mese, di sicuro un voto a noi è ben riposto».

L’ha stupita che nei sondaggi l'asse Azione-IV non si sia tradotto in una sommatoria di consensi, ma anzi sia stata accolta con freddezza?

«I sondaggi sono un utile strumento ma sono una fotografia. Poi c’è il film della campagna elettorale ed è tutto da girare. Io di persone che mi avvicinano e mi dicono che “questa volta vi voto” ne trovo diverse. Più che freddezza sento un sacco di calore, e non per il sole».

Una nota personale. Si è appena rotto il tendine d'Achille. Le toccherà una campagna elettorale con le stampelle...

«Ebbene sì. Farò la campagna come meglio potrò, con le stampelle, accompagnato, ma noi siamo una bella comunità e non mancano gli amici che mi daranno una mano… e una gamba».

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