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Rifiuti e blatte, l’ex Fulgor è diventato una discarica

Giulia Poggiali
Tappi e rifiuti lasciti nell’androne del Fulgor in via Maso da Finiguerra
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Tappi e rifiuti lasciti nell’androne del Fulgor in via Maso da Finiguerra

Chiuso da anni dopo la bancarotta di Ferrero, il cinema è diventato un’emergenza «Per il quartiere è anche un problema di igiene». Ora una petizione per salvarlo

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FIRENZE. A guardare dalla grata si vedono tappi di bottiglia arrugginiti, altri ancora smaltati, stracci buttati a terra, sacchetti, bottiglie, dai cumuli ogni tanto sbucano gli scarafaggi e zempettano fin sul marciapiede, verso le case e i negozi, come se qui dentro avessero costruito uno dei loro rifugi insieme agli sbandati che ci si infilano di notte.

Un cinema che rappresenta una generazione oggi sembra una discarica e perfino una minaccia per la salute del quartiere. Cinque sale che hanno significato molto per via Palazzuolo e via dell’Albero. Il Fulgor in via Maso Finiguerra è uno dei tanti simboli culturali di Firenze. Ma da troppi anni, è in stato di abbandono.

Dal 2010, gli anni di crisi si sono protratti fino al 2016, anno in cui è stato chiuso per sempre. Era conosciuto e frequentato da molte persone, di Firenze e dintorni. Un luogo apprezzato, che rallegrava le serate degli spettatori. Qual è, allora, il motivo della sua chiusura? La colpa non sono i pochi incassi del botteghino, anzi. La colpa ricade sul suo proprietario, Massimo Ferrero, detto «Viperetta», patron della Sampdoria, arrestato per bancarotta il 6 dicembre scorso. Attivo anche sul fronte imprenditoriale, magari un po’ vipera, appunto, ma non esattamente una faina, dati i risultati.


Ferrero avrebbe dovuto depositare un milione di euro di caparra. Un acconto che non è mai stato versato. Dal 2016, le locandine dei film si sono sbiadite. L’insegna luminosa è sparita. Le porte a vetro sono muri di polvere.

Come se non bastasse, il cinema è diventato una discarica a cielo aperto. Se durante la proiezione di un film, il massimo della sporcizia erano i pop corn e le lattine di Coca Cola sparsi nella sala, ora l’ingresso della struttura è ricoperto di tappi di birra, escrementi e pacchetti di sigarette vuoti. Tutti, dai commercianti agli abitanti delle vie adiacenti, sentono la mancanza di un luogo culturale.

L’ideale sarebbe recuperare la struttura per dar vita a un altro cinema, oppure a una biblioteca, a una sala d’incontri. Almeno è ciò che spera il Comitato Palomar di via Palazzuolo: «In questa via manca un luogo culturale dove le persone possano incontrarsi. Che sia una biblioteca oppure un cinema. Il Fulgor era l’unico del quartiere, un bene inestimabile perché creava comunità. Noi di via Palazzuolo siamo conosciuti purtroppo per le risse e lo spaccio, ma questa via può e deve aspirare ad altro. Vogliamo lanciare una petizione, una raccolta firme, per recuperare il Fulgor dal suo triste stato d’abbandono, ma abbiamo bisogno dell’aiuto delle persone». «Era un bel luogo. Io ci andavo con i miei amici quando ero più giovane. Ora è una tristezza. L’ideale sarebbe ricreare un cinema, anche se ammetto che è difficile con i tempi che corrono. Una bella idea sarebbe trasformare il Fulgor in un cinema di nicchia, così ti crei un pubblico affezionato», spiega il farmacista Luigi Balleri.

Accanto alla sala, un ristorante. Più di altri risente del suo stato di rovina insieme all’Hotel Adriatico, data l’inevitabile vicinanza. «I tappi delle birre dimostrano in che stato versa. Io lavoro come cameriere da circa due anni e ho visto persone che passano le loro giornate a bere, soprattutto la sera in estate. In inverno, dei senzatetto, ma non solo, dormono davanti a quello che un tempo era l’ingresso. In pratica ci vivono, con tutto quello che ne consegue», racconta Abel Zibave, che aggiunge: «Ci andavo fino a pochi giorni prima della chiusura, era un bel posto. Sarebbe da riaprire, anche per riqualificare la zona».

Ma non tutti sono così positivi. Antonella Frizzi, una commerciante, spera nella riapertura, ma non ha molta fiducia: «Sarebbe bello, ma i tempi sono cambiati e non so quanto successo potrebbe avere. Ormai ci sono le piattaforme online, si vede tutto lì con pochi euro al mese. A me non piace questo sistema, ma i giovani potrebbero anche non essere interessati a un nuovo cinema». E aggiunge: «Mi ricordo quando andava mio padre a vedere i film western. Qualche anno fa, appena chiudevo il negozio, mi capitava di andare a vedere un film, data la vicinanza. La sua chiusura è stato un duro colpo per il quartiere, ma dubito in una sua riapertura».

Del cinema, preoccupa anche la questione igienica. Un abitante di via dei Canacci, Massimiliano D. racconta: «Il Fulgor è uno dei pochi cinema rimasti qui a Firenze. Era una bella struttura, ma ora è diventata una bomba batteriologica. Sugli zerbini c’è di tutto. Peccato per il cinema, ma mi preme soprattutto l’aspetto igienico. Cosa fa il sindaco? Perché non agisce?». Il quartiere sta aspettando nel ritorno di uno dei cinema più storici e familiari della città. La petizione potrebbe essere la svolta. Ripartire da zero, pulire la struttura per ricreare un luogo del quartiere per il quartiere. Non è facile, ma Firenze non merita un luogo sporco e abbandonato come questo.

 

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