Lutto
Caso Lotti, l’ex assessore Mattei lascia la tessera del Pd: «Non capisco più il mio partito»
L’annuncio con un post su Facebook: «Dalla politica non esco, mi fermo». Dall’ex assessore critiche alle candidature e alla scelta di escludere Lotti
FIRENZE. L’ex assessore alla mobilità Massimo Mattei lascia il Pd. Lo fa con u lungo post su facebook, in cui ribadisce il suo amore per la politica. «Non capisco più il partito al quale sono iscritto, che mi ha visto chiedervi il voto soltanto due anni fa e che ho sempre votato».
Mattei, 51 anni, è stato uno dei protagonisti riconosciuti di spicco della prima stagione renziana quando a Firenze Matteo Renzi si accingeva a scalare la politica nazionale da presidente della Provincia e poi da sindaco a Palazzo Vecchio.
Ma la sua militanza inizia molto prima, nella Fgci da ragazzino, poi nel Pci, Pds, Ds. Fino al Partito Democratico, di cui oggi lascia la tessera. «Non faccio cambi di campo – precisa l’attuale presidente del consorzio Il Borro che fornisce assistenza agli anziani –, rimango dalla stessa parte. Ma non si può sempre tacere». Fra i motivi di dissenso dal partito, l'ex assessore non risparmia critiche alle candidature decise dai vertici, compresa l’esclusione di Lucca Lotti, figura a cui è stato molto vicino all’epoca della ribalta renziana. «Il partito – afferma sul suo profilo social, seguito da oltre 1.300 persone – non l'ho compreso nella formulazione delle liste dove si è ricandidato il buon Casini, perché ci servirà un esperto di Costituzione nella prossima legislatura e abbiamo messo l'ottimo Ceccanti, grande costituzionalista, in una posizione di lista praticamente ineleggibile. Per tacere delle esclusioni della brava Giuditta Pini, di Luca Lotti, di Dario Stefàno in Puglia, della giovane Caterina Biti messa in fondo ad una lista quando si ricandida Fassino per la sessantesima volta, e per tacere dell'accordo che garantirà l'elezione di Di Maio sotto le nostre bandiere. Di Maio. No, dico, Di Maio». Fra gli altri motivi di critica al partito, l'ex assessore ha fatto riferimento alla posizione del Pd sulla guerra in Ucraina, e alla posizione in tema di giustizia «dove vedo ancora un imbarazzante silenzio davanti allo strapotere di certe procure». E poi il tema delle alleanze elettorali: «Non l'ho compreso nel periodo della crisi del governo Draghi, nella gestione delle alleanze elettorali dove si è voluto creare un accordo che chiedesse il voto sull'agenda del banchiere per poi allearsi con quelli che Draghi non l'avevano votato in Parlamento».
«La mia – garantisce Mattei – non è una scelta di disimpegno. Dalla politica non esco, mi fermo. Perché si può vivere bene anche del proprio lavoro e con i propri affetti, senza dover cercare per forza altri approdi. Anche perché non ho bisogno di niente, soltanto di essere in pace con la mia coscienza. Mi fermo».
«Auguro il meglio – conclude – ai miei compagni e agli amici che affronteranno una difficile battaglia elettorale il 25 settembre. Quello verso la sinistra è per me, come diceva un poeta che ho tanto amato, "un amore con gelosia". Ma non ce la facevo più. In bocca al lupo, ne abbiamo tutti di bisogno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
