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Firenze è la più cara per le vacanze: le tariffe in hotel rincarate del 38%

Giulia Poggiali
Firenze è la più cara per le vacanze: le tariffe in hotel rincarate del 38%

Federalberghi attacca lo studio di Unione dei consumatori: dati inattendibili

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FIRENZE. Con la ripresa del turismo, Firenze si colloca al primo posto come città più cara dove soggiornare per le vacanze. Sono i dati rilasciati dallo studio dell’Unione Nazionale Consumatori che ha mostrato come la nostra città si collochi al primo posto. Gli alberghi e le pensioni sono rincarati del 38,5% rispetto alla scorsa estate, seguita poi da Milano del 30,9%. Ad essere rincarati sono perlopiù i servizi di alloggio, come alberghi, motel, pensioni, Bed and breakfast, agriturismi, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù. I dati segnalano un rincaro anche nel settore della ristorazione, a cui appartengono ristoranti, pizzerie e bar e altri servizi.

Ma i dati si riferiscono al periodo estivo pandemico, quando poche erano le persone che viaggiavano. Come afferma il presidente di Federalberghi Firenze, Francesco Bechi: «I dati riportati non possono essere presi in considerazione. Un aumento così non è reale. I dati devono essere paragonati al 2019, quando il turismo andava più che bene. Le tariffe di quest’anno hanno recuperato il trend degli anni pre-Covid. Non possiamo fare un paragone con il periodo pandemico, quando non avevamo turisti stranieri e pochi connazionali in viaggio. Non solo, con i prezzi siamo in linea rispetto al 2019».

Quel che si prospetta, secondo il presidente, è un periodo tutt’altro che sereno e positivo: «Altro che 38,5%. Siamo molto preoccupati perché se ci troveremo a che fare con un aumento dei costi dei servizi, come ad esempio la lavanderia, non riusciremo a reggere adeguatamente il sistema ». Alla base di queste preoccupazioni rientrano una serie di fattori di non poco conto. Bechi spiega infatti che «manca il personale qualificato. Abbiamo bisogno di risorse affinché possano essere fatti degli investimenti necessari a far avanzare il sistema. Sono soprattutto gli alberghi a gestione familiare che hanno bisogno di una mano. Così da non essere costretti a vendere la proprietà ai grandi colossi stranieri».

Il periodo estivo sta per concludersi e l’estate porta via con sé l’elevato numero di turisti. Per quanto Firenze si sia ripresa, «prevedo per dicembre, gennaio e febbraio un periodo poco sereno. Speriamo negli stranieri, perché gli italiani vedranno ridotto il loro potere d’acquisto, che si sta erodendo sempre di più». Il settore alberghiero, quindi, si aspetta di rientrare in crisi. Le ferite causate dal Covid19 sono ancora in fase di guarigione e l’aumento dei costi dei servizi non aiuta affatto. La paura è che si venga a creare un dislivello con gli altri competitor stranieri. Come spiega sempre Bechi: «Il settore alberghiero potrebbe dare molto ma la politica non sta dando niente in cambio. Siamo costretti a remare ad un ritmo dettato dai tamburi dello Stato. Un ritmo frenetico, che non può andare avanti se non ci sono gli adeguati investimenti».


 

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