Il Tirreno

Firenze

La cerimonia

Firenze festeggia il 78esimo anniversario della Liberazione: nel 2024 apre il museo della Resistenza

Luca Gasperoni
Firenze festeggia il 78esimo anniversario della Liberazione: nel 2024 apre il museo della Resistenza

L’annuncio del sindaco Nardella durante la cerimonia per il 78esimo anniversario

4 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Risvegliata alle 7 dai rintocchi della Martinella, la campana della Torre di Arnolfo che nel 1944 annunciò il ritorno della libertà, Firenze festeggia il 78esimo anniversario della Liberazione della città dall’occupazione nazifascista. Con una novità per tenere viva la memoria dell’eroismo: la creazione del museo della Resistenza fiorentina, ospitato nelle biblioteche cittadine, che verrà inaugurato nel 2024.

Un omaggio al coraggio dei partigiani (il leader simbolo Mario Fiorentini è scomparso appena tre giorni fa), che ha suggellato la rituale giornata di celebrazioni. Partita con la deposizione di una corona di alloro alla lapide di Piero Calamandrei, un momento di raccoglimento al monumento ai caduti di tutte le guerre in piazza dell’Unità di Italia e conclusa con la solenne cerimonia in piazza della Signoria e gli squilli delle Chiarine. «Trovarci qui tutti insieme a celebrare questo giorno significa celebrare la libertà, di più, le libertà, i diritti e i doveri che da allora regolano il nostro vivere», dichiara dall’arengario di Palazzo Vecchio il sindaco, Dario Nardella, davanti alla piazza gremita nonostante il caldo torrido. «Non abbiamo paura del fascismo di ieri – prosegue Nardella –, ma siamo preoccupati per cosa succede oggi perché sempre più di frequente assistiamo a casi gravissimi di discriminazione, in ogni sua forma, di indifferenza e violenza, di esercizio autoritario del potere, di limitazione dei diritti della persona, di indifferenza verso il pluralismo etnico e culturale. Ogni giorno leggiamo cronache di quella che ormai è diventata ordinaria discriminazione. Per noi celebrare la Liberazione significa combattere questi episodi, che hanno radici lontane ma si nutrono di nuovi scenari e sentimenti».

Per la presidente Anpi cittadina, Vania Bagni, «l’antifascismo, che oggi si declina nell’antirazzismo, resta la nostra identità nazionale» e nel momento in cui «la politica di austerità ha impoverito le persone, seminando sfiducia, i movimenti di estrema destra fanno leva su questo sentimento».

Presente alla cerimonia anche il vicepresidente del Csm, David Ermini, che ricorda: «La città ha portato i segni della guerra e anche di tutto il periodo: la Liberazione arrivò dopo tutta una serie di vicende che hanno girato intorno a Firenze, basti pensare alla battaglia di Pian d’Albero». La Costituzione, ribadisce Ermini, «è basata sull’antifascismo, un valore che deve essere condiviso da tutti e non può essere mai dimenticato». Sull’arengario di Palazzo Vecchio a sorpresa ha presenziato anche la console degli Usa a Firenze, Ragini Gupta, insieme all’incaricato d’affari dell’ambasciata statunitense, Shawn Crowley. «È davvero un momento molto commovente», spiega Gupta che in mattinata ha visitato la mostra sul tema a Palazzo Strozzi-Sacrati, «perché rappresenta un pezzo della nostra storia condivisa, la liberazione dell’Italia fianco a fianco, coi nostri soldati americani alleati al fianco dei partigiani».

Il progetto del museo della Resistenza, annunciato da Nardella e fortemente voluto dal partigiano fiorentino Silvano Sarti, prevede un museo diffuso all’interno delle 12 biblioteche cittadine che ingloberà anche l’archivio storico del Comune e l’Istituto Storico della Resistenza. Racconterà tutto ciò che è stata la Resistenza di Firenze, dagli eventi accaduti nei singoli quartieri, alle donne della Resistenza, agli alleati, alla valorizzazione dei fatti meno noti accaduti nella città medaglia d’oro della Resistenza. «Lo inaugureremo nel 2024 – promette Nardella – l’anno in cui ricorrerà l’80esimo anniversario della Liberazione di Firenze. Sarà un grande anno».

Nel corso della cerimonia, la campagna elettorale ha trovato spazio, a causa della contemporanea presa di distanza dal fascismo da parte della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Se prendesse formalmente e pubblicamente le distanze da tutte quelle realtà di estrema destra con cui ha avuto rapporti e con cui ha firmato anche accordi, farebbe una cosa molto più semplice e banale invece che questo faticoso discorso in video all'Europa», attacca Nardella a margine della cerimonia, riferendosi al premier ungherese Viktor Orban e al partito spagnolo Vox. Secondo il governatore toscano Giani invece «FdI ha sicuramente delle radici che portano a chi ha voluto testimoniare nel Dopoguerra una sorta di continuità con il fascismo, ma non ritengo che sia un tema elettorale, oggi il confronto deve essere politico».

Più dura la presidente Anpi Bagni che evoca con la vittoria della destra «la reale possibilità che la Costituzione possa essere irrimediabilmente modificata, che i suoi principi possano essere spazzati via: non possiamo lasciar trasformare la funzione del presidente della Repubblica da custode e garante in quella di rappresentante di una parte»

© RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web