La protesta
Anoressia e bulimia, l’età si abbassa: i disturbi iniziano anche a 10 anni
Problemi alimentari in aumento di quattro volte rispetto al periodo pre Covid
FIRENZE. I numeri sono da capogiro. Nel biennio pandemico, il pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Meyer ha visto un aumento degli accessi neuropsichiatrici del 133%. Tanto che l’Azienda ha chiesto alla Regione Toscana di poter potenziare il reparto di neuropsichiatria con quattro letti in più. E restringendo il campo ai disturbi alimentari, l’incremento è di oltre quattro volte rispetto al periodo precedente, pari all’80, 8% degli accessi. Come se il Covid, con il suo bagaglio di stress e chiusure, avesse prodotto una vera e propria pandemia nella pandemia. L’allontanamento forzato dalla vita sociale ha influito – e tanto – su bambini e adolescenti, dicono gli esperti, facendo sì che i disturbi alimentari insorgessero con maggior frequenza rispetto al periodo precedente alla pandemia.
I disturbi alimentari sono in costante e allarmante aumento e l’età di esordio più frequente per anoressia e bulimia è tra i 15 e i 25 anni. Ma sono in crescita i casi tra chi di anni ne ha meno: anche 10 o 11. Rifiuto del cibo o, al contrario, grandi abbuffate restano i problemi più frequenti, ma non solo. Un fenomeno in aumento anche tra i maschi (circa il 10% secondo dati a livello nazionale), nel cui caso si parla nella maggioranza dei disturbi di vigoressia, la continua e ossessiva preoccupazione per il tono muscolare e il suo allenamento.
Giovani, giovanissimi, addirittura bambini che già si scontrano con disturbi alimentari, che hanno sperimentato cambiamenti sostanziali nei propri ambienti di vita, nelle routine quotidiane e nelle reti relazionali, educative e sociali. Reti che normalmente favoriscono la promozione della salute e la resilienza agli eventi traumatici e che all’improvviso sono sembrate sparire. Dati che spaventano e una crescita che non accenna a fermarsi.
I numeri del 2022 non sono ancora completi, ma se si pensa a ciò che ha rappresentato per i giovani il 2021 c’è poco da sperare. L’onda lunga degli effetti delle chiusure, della didattica a distanza, dell’eccessiva presenza sui social e del prolungarsi dell’emergenza sanitaria deve ancora delinearsi con pienezza ed essere contabilizzata. Era proprio fine dicembre 2021 quando una notizia aveva fatto il giro d’Italia: nel reparto di neuropsichiatria del Meyer non bastavano i posti letto. Per far fronte alla grande necessità del momento a volte era stata chiusa anche una stanza del Day Hospital, altre volte i pazienti erano stati ospitati in neurologia. Quella notizia ha acceso per la prima volta i riflettori su quello che stava succedendo, non solo a Firenze, non in Toscana, ma in tutto il Paese: il disagio dei minori in crescita esponenziale. Sono passati alcuni mesi e il Meyer ha avviato l’iter autorizzativo con la Regione Toscana per un ampliamento del numero di posti letto da 8 a 12 ed è in attesa. La carenza di posti letto in neuropsichiatria infantile non è un problema da sottovalutare. Alberto Zanobini, direttore generale dell’ospedale Meyer e presidente dell’Associazione degli ospedali pediatrici italiani (Aopi), intervenendo al 77° Congresso italiano di pediatria in corso a Sorrento lo scorso maggio, aveva lanciato l’appello di quanto fosse necessario aumentarne la disponibilità. «Solo un bambino su cinque in Italia riesce a essere ricoverato nel proprio reparto, gli altri finiscono in reparti impropri o in quelli di psichiatria per l’adulto – aveva detto, chiedendo: «Come ospedali pediatrici è un investimento e un pensiero in più sui giovani di oggi».
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