Italia
Viaggio alle Cascine, bazar di droga e risse
Impossibile camminare in viale degli Olmi senza ricevere le offerte dei pusher. I controlli ci sono, ma di notte e all’alba nel parco scattano i regolamenti di conti
FIRENZE. Siamo andati alle Cascine per cercare di capire quanto fosse facile acquistare della droga, e ci siamo ritrovati a doverla scansare: tu passeggi e i pusher si fanno avanti di continuo, ti sorridono, e ti offrono la dose. Non hanno paura, non si guardano intorno, i loro occhi sono diretti verso di te, potenziale cliente: «Amico, cosa vuoi?». Non hanno timore perché sanno di essere nel loro territorio. A proteggerli ci sono le vedette, che si muovono in bici o su monopattini elettrici per "pattugliare la zona" e dare l’allarme nel caso dell’arrivo di forze dell’ordine. Quella intorno alla fermata della tramvia "Carlo Monni" è la loro zona. L’esercito di piccoli spacciatori a caccia di clienti si concentra in viale degli Olmi, nella parte lungo il passaggio pedonale che costeggia la tramvia. Molti sono africani, per lo più gambiani. Stanno seduti sulle panchine, o vanno e vengono dal giardino accanto, il loro giardino, protetto da "guardie" appostate ai vialetti d’ingresso. A pochi metri, dall’altro lato della strada, c’è un altro mondo.
Una coppia spinge un passeggino, due anziani camminano con la spesa. Protetta dalle siepi, si intravede la piscina del circolo del tennis. Ma di qua dalla strada c’è una realtà parallela. Il bazar della droga a cielo aperto. La nostra passeggiata inizia da piazzale Jefferson. Facciamo pochi passi e un ragazzo con la canottiera blu ci avvicina: «Hello? Where are you from? You want smoke something? (come stai, vuoi fumare, ndr)» chiede in un inglese stentato. «Ti faccio lo sconto» dice il ragazzo di colore con la maglia rossa che ci ferma pochi metri più in là. Ognuno promuove la propria merce, proprio come accade nei suk. È un mercato dello spaccio che non si ferma, in cui ognuno ha il suo ruolo. C’è chi aggancia i clienti. Altri, che si muovono in bici o con monopattini, fanno la spola per controllare la zona. Poi c’è chi sorveglia la droga, nascosta nelle siepi del giardino, o sotto terra. I "custodi" sono quelli nelle retrovie.
Li vedi seduti nel parco ad ascoltare la musica, a giocare a basket o a parlare tra loro in piccoli gruppetti. «Vuoi la droga?» ci chiede un ragazzo con jeans e maglietta bianca, che ci aggancia dopo essersi alzato dalla panchina condivisa con altri tre "colleghi". Già, perché i pusher non stanno mai soli. Se qualcosa va storto, se il cliente fa storie, se non vuole pagare, c’è chi è sempre pronto a dare man forte. «Se la vuoi aspetta qua» prosegue. Di solito gli spacciatori non portano con loro le dosi. Così, se le forze dell’ordine li fermano, non rischiano nulla. Una volta che la transazione va a buon fine, ci sono i "fattorini" che vanno a recuperare lo stupefacente nei nascondigli. Arrivano alla Cascine in tramvia, dalla zona della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Passano la giornata nel parco. C’è chi inganna il tempo giocando a palla, chi ascolta la musica ad alto volume. Ci sono anche delle donne, cariche di sporte piene di cibo: generi di conforto per passare la giornata.I controlli di carabinieri e polizia sono costanti. Le unità cinofile sequestrano hashish e cocaina nascoste sotto terra. In una singola esercitazione i cani antidroga arrivano a trovare anche mezzo chilo di stupefacente. Anche gli arresti ci sono, molti. Ma la legge, che in generale non prevedere l’emissione di misure cautelari detentive per lo spaccio di modica quantità, non aiuta le forze dell’ordine.
Alcuni mesi fa uno spacciatore è stato arrestato dalla polizia quattro volte in pochi giorni. Un altro pusher è stato arrestato due volte in ventiquattro ore, sorpreso a spacciare sempre nello stesso punto del parco. L’intera zona è anche sorvegliata da 40 telecamere fatte installare dal Comune, che vengono monitorate e aggiornate costantemente.Passeggiare in viale degli Olmi, fare una semplice camminata per godersi il parco, non è possibile. La sensazione è quella di essere entrati in casa di qualcun altro. Il giovane pusher ti offre la droga col sorriso sulle labbra, e intanto altri ragazzi che erano seduti su una panchina si fanno avanti, quasi a circondarti. Se rifiuti l’offerta lo sguardo si fa torvo, come a dire: "E allora che ci fai qui?". Chi non desta sospetti è chi fa jogging. Loro vengono lasciati stare. L’ultimo tratto del viale degli Olmi lo facciamo a testa bassa, per evitare offerte: "Amico, come va?". Ci fermano lo stesso, questa volta a cercare di vendere è un ragazzotto rasta. Stessa antifona dal lato opposto di viale degli Olmi, quello che da piazzale Jefferson porta verso il piazzale delle Cascine, soprattutto nel tratto vicino alla curva della tramvia. Con la differenza che qui si può passare anche in auto, come fosse un "droga drive". Non fai a tempo ad accostare con lo scooter per rispondere al cellulare. Un ragazzone con una maglietta gialla fosforescente sbuca dalle siepi: «Amico - dice - vuoi qualcosa». Ripartiamo, e facciamo in tempo a vedere un altro giovane che sbuca dalla vegetazione e si sbraccia facendoci cenno di fermarci. Intanto, ieri mattina all’alba, nel parco c’è stato l’ennesimo episodio di violenza. Una rissa tra almeno otto persone, che si sono prese a bottigliate nei pressi del chiosco di piazzale Vittorio Veneto. All’arrivo della polizia c’è stato il fuggi fuggi generale. Tre persone sono state fermate denunciate. Tra queste un italiano e un romeno, finiti all’ospedale per le lesioni riportate.
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