Sicurezza
Firenze, l’alta velocità divide la politica
Torna la pace tra Regione e Fs. Giani: «Nel 2028 il primo treno alla stazione Foster». Palazzo Vecchio frena l’entusiasmo: «Forti ritardi e opere realizzate già a rischio»
FIRENZE. Pace fatta tra Regione e Ferrovie dello Stato sull’alta velocità a Firenze, ma questa volta è Palazzo Vecchio a scendere sul piede di guerra, minacciando azioni legali. Servirà tempo per realizzare il sottoattraversamento ferroviario e la stazione Foster: la fine dei lavori è slittata per via dei rincari delle materie prime al 2028, ma qualcosa inizia a muoversi. La talpa meccanica funziona e il prossimo marzo entrerà in azione per scavare la galleria. E se la Regione si mostra rincuorata, dal Comune filtra invece insoddisfazione per lo scenario attuale. «Dopo la delusione e le incertezze dei giorni scorsi oggi (ieri, ndc) ne ricavo un’impressione molto positiva», commenta a caldo il governatore Eugenio Giani al termine del sopralluogo con Rfi sul cantiere dell’alta velocità a Campo di Marte, dove si trova la talpa meccanica ferma dal 2016. «C’è da cambiare dei pezzi che sono necessari per adeguarci alle normative attuali, ma il cuore, il motore è funzionante». Con lui in visita al cantiere anche l’assessore regionale a infrastrutture e trasporti Stefano Baccelli e l’omologo comunale, Stefano Giorgetti. La posizione di Palazzo Vecchio invece, a sorpresa, è di segno opposto. «Non è cambiato sostanzialmente niente rispetto alla riunione di mercoledì – riporta la nota – rimane la totale insoddisfazione rispetto ai ritardi accumulati». Per questo «l’amministrazione comunale valuterà nei prossimi giorni quali azioni compiere per tutelare gli interessi della città».
Al termine di una settimana di tensioni, inaugurata dal duro sfogo del presidente regionale che aveva minacciato di «stendersi sui binari» pur di smuovere la situazione, la tregua sembrava all’orizzonte. Tuttavia le rassicurazioni di Fs e Rfi non sono bastate a riportare il sereno sui lavori per lo snodo ferroviario atteso dal 1996, anno della prima bozza di progetto. «Entro il 10 agosto verrà emesso il bando di gara da 1, 1 miliardi di euro per l’ultimazione dei lavori nella stazione di Belfiore che sono già stati avviati come scavo da parte di Infrarail e l’utilizzazione della talpa per lo scavo del tunnel», spiega il vicedirettore generale infrastruttura di Rfi, Vincenzo Macello, a margine del sopralluogo sul campo. «La priorità sarà quella di fare arrivare i materiali, i cosiddetti conci, cioè il rivestimento della galleria montato mentre si scava. Una volta arrivati si potrà avviare lo scavo della galleria, presumibilmente nel maggio 2023». Nel frattempo ci sarà da adeguare la talpa con le tecnologie attuali: smontaggio, ricondizionamento e rimontaggio. «Questa è un’attività importante che prevede da qui a metà settembre le attività propedeutiche, fino a metà dicembre avremo lo smontaggio delle parti sensibili, parliamo dello scudo e del cuore della talpa, ed entro fine marzo verranno rimontati tutti i componenti. Ci sarà una fase di test di 15 giorni: il 30 marzo la talpa sarà pronta». A quel punto si entrerà nel pieno degli scavi: le terre e le rocce verranno portate al di fuori della galleria e caricate su convogli ferroviari in direzione Cavriglia (Arezzo) , dove, una volta biodegradate, saranno utilizzate per la collina. Nel frattempo Rfi e Fs monitoreranno l’impatto degli scavi sui 3. 500 edifici della zona. «Vigileremo giorno per giorno – sottolinea Giani -, ma vedo credibile lo snodo in azione nel 2028, perché quando un’opera arriva a compimento se poi è stata completata con un anno in più o in meno non se lo ricorda più nessuno». Per quanto riguarda invece i timori sull’impatto sollevate dal comitato No Tunnel Tav il vicedirettore di Rfi Macello rassicura: «Non è un’opera pericolosa: Rfi la vuole fare, tanto è vero che anche la quota di finanziamento legata al caro-materiale, è stata autofinanziata da noi».
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