Attenzione
Pronto soccorso, mancano le barelle. E i pazienti aspettano in ambulanza
È questa la nuova emergenza con cui adesso gli ospedali devono fare i conti. I sindacati: «Il personale è allo stremo e il nostro grido ancora inascoltato»
FIRENZE. Mancano le barelle negli ospedali fiorentini e anche al San Giuseppe di Empoli. È questa l’emergenza – l’ennesima – nell’emergenza con cui, ora, deve fare i conti il personale sanitario alle prese con un numero di accessi sempre più in crescita negli ultimi giorni. Non ci sono le barelle per trasferire i pazienti in reparto, ma neppure i posti letto per ricoverarli. E questo provoca un cortocircuito con i pazienti, soprattutto anziani, costretti ad aspettare il momento in cui potranno fare il loro ingresso al pronto soccorso.
All’ospedale di Ponte a Niccheri – raccontano i sindacati – sono stati messi dei paraventi per dividere i codici minori da quelli più gravi e lì sono state sistemate anche le barelle che, però, non sono sufficienti. Ed ecco che, per far fronte alla carenza improvvisa, sono state recuperate quelle «vecchie e obsolete», aggiungono i sindacati. E non va meglio sul fronte del personale con gli infermieri costretti a lavorare 12 ore al giorno per consentire ai colleghi di fare le ferie.
«Chiediamo alla Regione Toscana di fare presto ad assumere il personale che manca negli ospedali dell’Asl Toscana centro – commenta Alfredo Mazzarella, sindacalista della Funzione pubblica Cisl Firenze-Prato – . I nostri “eroi”, che da due anni stanno combattendo in trincea a causa della pandemia, sono stanchi e chiedono soltanto di poter svolgere il proprio lavoro al meglio, con dignità e professionalità. Non possiamo permetterci di avere personale che lavora con rassegnazione e senza un futuro, ma per evitare che questo accada serve un’azione forte da parte della Regione». Sì perché se non arriveranno rinforzi, il rischio è che gli ospedali vadano in tilt ancora di più. Anche all’ospedale Torregalli i carichi di lavoro al pronto soccorso – così come negli altri reparti – sono diventati insostenibili a tal punto che i medici hanno scelto di andarsene: nello specifico sono quattro i professionisti che hanno deciso di cambiare vita, decidendo di migrare verso il privato o “convertendosi” in medici di medicina generale. E non fa eccezione il policlinico di Careggi: anche il presidio dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi, proprio come gli altri ospedali dell’Asl Toscana centro, è stato preso d’assalto nell’ultima settimana. E anche qui uno dei problemi principali è stata la carenza di barelle che, poi, l’Azienda si è procurata. «Anche se sono molto vecchie», sottolineano i sindacati. Ma sia chiaro: le barelle non sono l’unica cosa che scarseggia. Resta ancora il problema più annoso di tutti: manca il personale. I medici sono allo stremo, ma la situazione è altrettanto grave per gli infermieri, come spiega Gianni Piccini, segretario territoriale del Nursind Empolese Valdelsa, il sindacato delle professioni infermieristiche. Lunedì sera, davanti al San Giuseppe, si è formata una lunga coda di ambulanze e la situazione è rimasta invariata per oltre un’ora. «Si è creato un ingorgo – spiega Piccini – perché non c’erano più barelle libere per trasportare i pazienti dall’ambulanza fino al pronto soccorso. Ormai gli ingressi si attestano intorno a una media compresa tra i 180 e i 200 al giorno. E il personale è allo stremo».
«Rispetto ai medici, gli infermieri hanno meno possibilità se escono dal sistema sanitario pubblico – spiega il sindacalista – ma, in molti casi, si tratta di scegliere tra il lavoro e una vita più tranquilla. Con la pandemia è aumentata moltissimo la sindrome da burn-out legata allo stress lavoro-correlato e che causa apatia, nervosismo, depressione e disturbi del sonno. Ma sia chiaro: il Covid ha solo portato a galla problemi che già esistevano».
E in tutta la Toscana – spiega Piccini – mancano all’appello circa 2mila infermieri, di cui circa 800 tra Firenze, Prato e Pistoia e un centinaio solo all’ospedale di Empoli. «La situazione è la stessa per tutti gli ospedali dell’Asl Toscana centro – prosegue il sindacalista – e, purtroppo, non esistono soluzioni da applicare a breve termine. Per tamponare la situazione sarebbe fondamentale riaprire i posti letto, ma per farlo sarebbe necessario un aumento del personale. E non stiamo parlando solo di infermieri, ma anche medici e operatori socio-sanitari. Trovare la via d’uscita a questa situazione è davvero molto complicato, ma mai come ora necessario».
Secondo quanto spiegato da Piccini, infatti, in Toscana c’è un infermiere ogni 15 pazienti: un numero troppo elevato rispetto ad altri Paesi. «Un aumento del personale è fondamentale per gli standard assistenziali per non incorrere nel rischio clinico, conclude il sindacalista del Nursind.
In ogni caso la situazione è in leggero miglioramento all’ospedale Santo Stefano di Prato che, la scorsa settimana, è stato letteralmente preso d’assalto. Anche se – come spiegano i sindacati – l’emergenza non si può che l’emergenza non esista in più. Gli accessi al pronto soccorso si sono stabilizzati tra i 180 e i 200 giornalieri (proprio come al San Giuseppe di Empoli) : ma se la scorsa settimana i pazienti in attesa di un posto letto erano 80, a ieri erano 35, quindi meno della metà. Ma, ora, i sindacati attendono l’attuazione del piano di Regione e Asl Toscana centro per far fronte alle difficoltà che sono emerse negli ultimi giorni. Il piano prevede la riapertura di 22 posti letto di medicina – sui 100 chiusi per l’estate – e destinati ad accogliere i pazienti Ama, quelli della presa in carico precoce. E, al tempo stesso, saranno assunti anche tre internisti per rafforzare il personale. «I problemi dei nostri pronto soccorso sono ormai cronici – conclude Gianni Piccini – con la medicina territoriale che non riesce più a fare da filtro e i pazienti che si riversano in ospedale: va considerato, infatti, che il 70% degli accessi è relativo ai codici meno gravi. Il Covid, poi, ha dato il colpo di grazia con i contagi di nuovo in risalita nelle scorse settimane e gli operatori della sanità che si sono ammalati e, di conseguenza, si sono assentati dal lavoro. Non credo che a breve ci saranno soluzioni praticabili, ma è importante che la Regione ci ascolti. Siamo uniti in questa battaglia per restituire dignità personale e professionale ai lavoratori della sanità, fiaccati da troppo tempo.
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