Sicurezza
Aria condizionata sui bus; cosa è questa sconosciuta?
Le ventole girano ma il fresco non arriva. Viaggi da incubo
Che fa caldo, ormai è fin troppo chiaro a tutti. Non ci meravigliamo più. Quel che ci sorprende invece è l'assenza di aria condizionata negli autobus, che in giornate afose come queste, è come se stessimo viaggiando su dei dromedari. Accomunati dall'andatura altalenante e dalla sporcizia (ahimè), entrambi percorrono strade dal caldo insostenibile, per cui pare impossibile rinfrescarsi durante il tragitto. Appena sali su un autobus, la differenza con l'esterno è minima, quasi impercettibile. I finestrini sono chiusi. La ventola dell'aria condizionata funziona e si sente, dato il rumore assordante che emette. Ma non si spiega dove va a finire l'aria fresca. Le mascherine di certo non aiutano, ma sono ancora necessarie e obbligatorie per impedire la diffusione del virus.
Sulla linea 55 la situazione è proprio questa: autobus deserto, rumore della ventola incessante, ma l'aria condizionata non è pervenuta, soprattutto se ti avvicini all'autista. Spostandoci verso gli ultimi posti, la situazione migliora ma non così tanto da sentirsi meglio. Intanto il mezzo viaggia, portando con sè pochi passeggeri che sono rimasti in città in estate.
Guardi fuori ed è in quel momento che provi una forte invidia per chi viaggia in auto, con l'aria condizionata a prova di malanno stagionale. Pare impossibile, ma sei invidioso anche di chi si sposta in monopattino perché sembra non soffrire del sole che batte sulla testa e sulla schiena. Sembrano tutti più sereni dei passeggeri del 55. In piazza Puccini, un ragazzo sale sul bus. Dal suo zaino estrae una fotocopia e si sente riavere: «una volta avevo anche il ventilatore portatile ma la mia ragazza lo ha rotto, quindi ora mi arrangio così. Ho appena dato un esame all'università e sto tornando a casa. Il ventaglio è una pagina di appunti del corso. Non ho resistito» spiega Xiyuan Guo, che aggiunge «sui bus, per quanto sia difficile, è più tollerabile rispetto ai treni. La situazione nei vagoni, secondo me, è ai limiti dell'inverosimile. Quando vado a Siena, in tutti questi anni, non ho mai sentito l'aria condizionata» Mentre l'asfalto si fa sempre più rovente, la pensilina della linea 35 si riempie di persone, tra cui Alessia Mayuri, che sta raggiungendo una sua amica. Racconta che «prendo spesso il 35 e il 33. Entrambi, per quanto riguarda l'aria condizionata, vanno a momenti. A volte ce n'è fin troppa e questo non va bene perché, una volta sceso dal bus, sudi il doppio e senti il collasso. Al contrario, mi sono capitati dei giorni insostenibili in cui boccheggiavi. La situazione peggiora quando poi sei costretto a sederti sul lato finestrino, dove batte il sole. Ti senti come se tu fossi in una teca».
La linea 23 molto spesso si presenta con autobus non proprio nuovi di pacca. Questi mezzi dall'animo vintage, sembrano reggere l'anima con i denti. L'aria condizionata non funziona. Tra i passeggeri, c'è anche chi tollera l'assenza dell'aria condizionata. I fortunati sono perlopiù ragazzi, che non soffrono il caldo, o almeno sembra. Beata gioventù, si dice. «Io prendo la linea 57, 2 e 23. Per adesso non mi sono mai lamentato, ma forse è perché ho una particolare resistenza. Oppure perché non frequento molto i bus, dopotutto ne prendo solo due al giorno per tre volte alla settimana» spiega Martino Crippa, prima di prendere il mezzo per dirigersi verso il Polo Scientifico per una lezione. Ma non sono solo i ragazzi a tollerare il caldo.
Anche Piera Murani pensa che, dopotutto, sia un bene tenere l'aria condizionata al minimo: «secondo me è meglio così, almeno quando scendi alla tua fermata, non hai quello sbalzo termico tipico dei supermercati che rischia di essere anche pericoloso. Che poi l'aria condizionata c'è, a 26 gradi forse. Non potrei stare in un ambiente gelido come fanno molte persone. Il motivo dell'alta temperatura nei bus potrebbe essere legato al rispetto per l'ambiente oppure alla lotta contro la diffusione del Covid, a maggior ragione se la gente si ostina a non portare le mascherine sui mezzi». Sulla linea 28, la situazione è sempre la stessa. L'autista sembra non farcela più per quanto suda. Tra i passeggeri, una donna estrae dallo zainetto un ventaglio. Si chiama Rosalìa Jaime e si lamenta perché con la mascherina di tipo FFP2 non si respira da quanto è aderente, ma ne ammette la necessità. Cerca di passare il fresco anche alla sua amica seduta di fronte a lei. «Oggi fortunatamente non fa troppo caldo, alla fine ci sono 36 gradi, ma quando cammini tanto per raggiungere la fermata, farebbe piacere un po' d'aria fresca. Non voglio arrabbiarmi con l'autista, alla fine, come altri suoi colleghi, dovrà tenere l'aria al minimo per motivi aziendali». Sono le 13. L'aria si fa sempre più secca e il vento sembra davvero quello delle città in mezzo al deserto. Camminando, alterni il gelo dei negozi con l'aria calda che proviene dalle macchine al semaforo, in attesa di ripartire.
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