Sicurezza
Paghi col Pos? C’è l’aumento ecco i furbetti anti-bancomat
Un bar, un tabaccaio, un supermercato, un pub e un salone di bellezza. Obbligo scattato a fine giugno. Ma la legge agevola chi la vuole violare
FIRENZE. «Scusi posso pagare le sigarette con il bancomat?». «Sì, c’è una commissione in più di trenta centesimi». È quello che accade in un bar di viale De Amicis a Firenze, dove la titolare dell’esercizio chiede un ‘aggio’, una commissione di fatto, sul pagamento elettronico per l’acquisto di un pacchetto di sigarette. Una provvigione applicata probabilmente per ‘pareggiare’ il costo dell’operazione effettuata con il pos e la relativa commissione bancaria.
Ma all’interno del bar non c’è nessun cartello che indica la maggiorazione del prezzo delle sigarette pagate con il bancomat, e soprattutto, dal tono di voce della cassiera si percepisce il forte imbarazzo per la richiesta. Ma l’elenco dei furbetti del bancomat è lungo, e il bar di viale De Amicis è in buona compagnia. Infatti sono decine e decine gli esercizi commerciali che hanno un ‘brutto’ rapporto con le carte di pagamento. Nei pressi di piazza Beccaria, un salone di bellezza rifiuta pagamenti con il bancomat inferiori a 15 euro, tanto che a spiegare la “policy” del negozio c’è un cartello in bella vista che spiega le norme di comportamento sotto la cifra indicata: cash. Stessa situazione in un supermercato di via dell’Oriuolo, nel cuore del centro storico fiorentino, dove, addirittura, pochi giorni fa è stata vietata la vendita di due bottigliette d’acqua a un turista che voleva pagare con il bancomat, ma un cartello esposto all’ingresso, con spiegazione in italiano ed in inglese, “vietava” il pagamento con carta per importi inferiori ai cinque euro. E anche un pub in Santo Spirito la stessa.
Episodi che sono un pessimo segnale, soprattutto se si considera la numerosissima popolazione straniera che passa da Firenze e che ha abitudini ben diverse, considerando che pagare un caffè al bar con il bancomat è la normalità in ogni città europea. Ma non solo, perché tra le segnalazioni arrivate, qualcuna riguarda più di un locale che, approfittando del boom di turisti che in queste settimane stanno ripopolando il centro, e accogliendo numerose comitive a pranzo e a cena, avrebbe apposto il cartello con la scritta “guasto” sul pos esigendo il pagamento in contanti dai turisti, alcuni dei quali si sono messi in fila allo sportello bancomat per ritirare il denaro.
Il fatto curioso è che tutto ciò accade nei giorni in cui è entrato in vigore il cosiddetto “pos obbligatorio”. Infatti dal 30 giugno 2022 tutti gli esercenti che non hanno pos e non accettano pagamenti con carte (ma anche con Google Pay e altri strumenti simili) sono soggetti a sanzioni. Anche se le ragioni di protesta per il costo delle commissioni bancarie sono condivisibili, perché vanno ad incidere direttamente sui ricavi dei commercianti, occorre adeguarsi alla normativa. Se in Europa e in altre parti del mondo, il pagamento con il bancomat è una pratica molto diffusa, con la riduzione al massimo dell’uso dei contanti, in Italia l’utilizzo del cash è assai più difficile da abbandonare, tanto che ad ogni stagione politica si apre il dibattito sul limite per i pagamenti in contanti, nel tentativo di contrastare il nero. Le norme sulla tracciabilità dei pagamenti stabiliscono il divieto di pagamenti in contanti superiori a 1.999,99 euro.
Dal 2023 la soglia dovrebbe passare a mille euro, mentre oltre i duemila è quindi necessario usare sistemi tracciabili come assegni non trasferibili, bonifici, carte di credito o di debito. In realtà l’obbligo di avere il pos per i pagamenti elettronici esiste dal 2014, ma fino ad oggi sono mancate le sanzioni per chi rifiutava carte e bancomat. Le multe per chi non rispetta l’obbligo di accettare pagamenti con carte sono due: la prima ha un importo fisso, pari a 30 euro, mentre la seconda ammonta al 4% dell’importo che il cliente voleva pagare col bancomat o la carta di credito.
Gli importi per le sanzioni sono molto ridotti, anche perché lo spirito della norma è quello di agire da deterrente verso chi rifiuta il pagamento elettronico. A Firenze dal 30 giugno, giorno in cui è entrata in vigore la legge, le sanzioni inflitte non arrivano a dieci, spiegano fonti della Guardia di Finanza. Per ora quella dei furbetti non sembra essere una selva. Va detto però che non è semplice sanzionarli furbetti del pos, perché la normativa prevede la sanzione di fatto in ‘flagranza’, quindi i militari della GdF, devono svolgere attività di appostamento finalizzata a monitorare i movimenti di cassa, inclusi i pagamenti con carte. Così, dopo aver letteralmente visto il rifiuto del pagamento, i finanzieri in borghese fermano il cliente per la verifica dei fatti e poi scatta la sanzione all’esercente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
