Sicurezza
«Giochi erotici spinti all’estremo? Chi li fa rivive la sua adolescenza»
Parla Liliana Dell’Osso, direttrice della Clinica psichiatrica dell'Università di Pisa. «L’interesse per queste pratiche riguarda una fetta importante della popolazione»
FIRENZE. Una pratica sessuale estrema ha causato la morte di Ricky Bibey, quarantenne di Manchester ed ex giocatore di rugby, nella folle notte trascorsa all’Hotel Continentale, a due passi da ponte Vecchio, insieme alla compagna rimasta ferita in modo grave, ma fuori pericolo di vita. La coppia inglese, arrivata a Firenze proprio il pomeriggio del 15 luglio, avrebbe usato degli oggetti che hanno procurano lesioni interne alla donna, e avrebbe anche abusato di cocaina e forse anche di altre droghe, che gli esami medici stanno cercando di stabilire. Ma cosa scatta nella mente di una persona per spingersi oltre nella pratica sessuale? Lo abbiamo domandato alla professoressa Liliana Dell’Osso, psichiatra e direttrice della Clinica Psichiatrica dell'Università di Pisa.
Professoressa, perché in una coppia si arriva a sentire il bisogno di fare sesso estremo?
« I recenti dati provenienti dalla ricerca scientifica testimoniano come l’interesse per pratiche sessuali estreme, riunite in gran parte sotto l’acronimo Bdsm (Bondage-Discipline, Dominance-Submission and Sadomasochism), riguardi una porzione significativa della popolazione mondiale».
Che significa Bdsm?
«Va precisato che il termine comprende in sé un ampio spettro di pratiche relazionali e/o erotiche, estremamente variegato in termini di intensità, frequenza e tipologia di comportamento. Altrettanto varie sono le ragioni che possono spingere i componenti di una coppia a mettere in atto tali condotte. Nella maggior parte dei casi, sembrerebbe che l’interesse per pratiche Bdsm tenda a emergere in età giovanile, spesso adolescenziale. Potremmo dunque ipotizzare ragionevolmente che la scelta di mettere in atto pratiche sessuali estreme all’interno di una coppia sia da ricercare nell’interesse pregresso di uno o entrambi i componenti, spesso emerso in età precoce».
Cosa provano le persone?
«La maggior parte delle esperienze di Bdsm soddisfano i criteri del piacere. Le sensazioni più frequentemente riportate dai praticanti sono di “libertà personale”, “piacere e divertimento”, “senso di avventura”, “trascendenza”, “estasi”, “rilassamento e riduzione dello stress”, “espressione di se stessi” e “autoesplorazione”. Tuttavia, in alcuni soggetti vittime di traumi infantili, la pratica Bdsm è stata associata alla volontà di rivivere, a fini rielaborativi, l’evento o gli eventi traumatici subiti in passato.
Cosa si cerca quando si fa sesso estremo?
«Nella maggior parte dei casi le pratiche Bdsm sono legate al desiderio di “giocare” con il potere interpersonale all’interno della coppia o alla volontà di riporre totalmente la propria fiducia nel partner».
C’è una figura di genere che tende a dominare il partner?
«I dati scientifici riportano una predominanza di genere maschile nel ruolo di dominazione all’interno della coppia. Tuttavia, secondo alcuni studi le donne e gli individui queer/pansessuali tenderebbero a invertire con fluidità il proprio ruolo di dominazione/sottomissione all’interno nel rapporto».
Questi “giochi” avvengono in piena condivisione o può subentrare una sudditanza verso il/la partner?
«Nella maggior parte dei casi la condivisione rappresenta un elemento fondante nei rapporti Bdsm all’interno di una coppia, ma in una minoranza di casi soggetti caratterizzati da tratti dipendenti di personalità potrebbero accettare di prendere parte a tali condotte in assenza di un desiderio personale».
Perché l’assunzione di droghe si associa spesso a queste pratiche sessuali?
«Nella maggior parte dei casi le pratiche Bdsm non si associano al consumo di sostanze stupefacenti. Tuttavia, numerosi studi riportano che esiti fatali verificatisi in corso di pratiche Bdsm si accompagnerebbero, in circa il 65% dei casi, alla concomitante assunzione di sostanze stupefacenti e/o alcool da parte di uno o entrambi i componenti della coppia».
Esiste un confine fra il normale e il patologico?
Come riportato dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, esiste una chiara distinzione fra interessi sessuali atipici (parafilie) non patologici e disturbi parafilici. Possiamo definire patologiche quelle pratiche sessuali tali da generare un disagio clinicamente significativo e/o una compromissione del funzionamento del praticante o da accompagnarsi al rischio di danneggiare se stessi o gli altri. Il minimo comune denominatore è dato dalla natura del disturbo che insorge come spinta urgente e, talora, dal carattere violento: l’oggetto delle attenzioni sessuali, nei casi di disturbo parafilico, non esprime il proprio parere nel coinvolgimento».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
