Il Tirreno

Firenze

Falsi contratti per ottenere i crediti: la grande truffa a ChiantiBanca

Provvedimenti eseguiti  a seguito di pronunce definitive della Corte di cassazione
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Provvedimenti eseguiti a seguito di pronunce definitive della Corte di cassazione

Avrebbero messo a segno una truffa da 800.000 euro ai danni di ChiantiBanca, banca di credito cooperativo, e poi trasferito il denaro sui propri conti correnti e a società commerciali inattive. Così, la Guardia di finanza ha eseguito, tra Firenze, Roma e Milano, quattro misure cautelari e disposto il sequestro di oltre mezzo milione di euro

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FIRENZE. Avrebbero messo a segno una truffa da 800.000 euro ai danni di ChiantiBanca, banca di credito cooperativo, e poi trasferito il denaro sui propri conti correnti e a società commerciali inattive. Così, la Guardia di finanza ha eseguito, tra Firenze, Roma e Milano, quattro misure cautelari e disposto il sequestro di oltre mezzo milione di euro.

Agli arresti domiciliari due amministratori di fatto della Balmoral Estate srl, «società risultata di fatto inattiva», Alberto Marchi e Claudio Ruisi, i quali secondo l’accusa sono gli ideatori della “stangata”. Per altri due indagati, amministratori dell’azienda, con sede a Rignano sull’Arno (Firenze) e attiva nel settore dell’efficientamento energetico nonché general contractor di importanti operazioni di investimento nel settore, il gip di Firenze ha disposto l’obbligo di dimora. Per tutti gli indagati le accuse, a vario titolo, sono di truffa aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio. ChiantiBanca, che aveva denunciato la truffa, è riuscita per ora a recuperare quasi 300.000 euro. Gli indagati avrebbero utilizzato un «collaudato sistema fraudolento». Sfruttando lo scarto temporale del sistema di compensazione bancaria e mediante la presentazione di documenti artefatti, avrebbero ottenuto dall’istituto bancario cooperativo l’anticipazione di un consistente investimento nel settore. In tal modo, avrebbero ottenuto 860.000 euro, che avrebbero convogliato poi sui propri conti o girato a società inattive e a loro riferibili al fine di ostacolarne la rintracciabilità della provenienza. «Un’attività criminosa organizzata» che, per il gip Maurizio Caivano denota una «pregressa esperienza e una particolare abilità e spiccata inclinazione al crimine». Le indagini proseguono. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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