Sicurezza
Nomine (e polemiche) in consiglio: i franchi tiratori scuotono il Pd
Felleca eletta vicepresidente dopo il rimpasto fra i sospetti di tensioni
FIRENZE. Un’improvvisa spaccatura interna a Palazzo Vecchio scuote il Pd e rivela malumori finora mai sospettati. Le sembianze sono quelle di sei franchi tiratori dem che nel corso della votazione in Consiglio comunale per eleggere la nuova vicepresidente dell’assemblea hanno innescato una catena di dubbi e sospetti. Con il sindaco Nardella, a una settimana dal rimpasto, preoccupato sulla fedeltà delle truppe e il capogruppo dem Nicola Armentano a indagare sull’origine dei mal di pancia.
Svariate le letture sulla fronda interna: da quella dominante, malcontento post rimpasto per l’ennesima scelta ’calata dall’alto’, tensioni legate alla gestione di Armentano, ribellione di alcuni consiglieri ex lottiani, rimasti a bocca asciutto nella spartizione tra correnti portata avanti da Nardella. «Dispiace che tutto questo sia avvenuto in maniera poco trasparente, durante un voto segreto, si poteva evitare», chiarisce Armentano che si ritrova a dover gestire una patata bollente. E smentisce ogni collegamento con il rimpasto: «Sono due momenti che hanno una valenza diversa, qui si parlava di un ruolo istituzionale, a mio avviso Felleca aveva tutte le carte in regola e le qualità per il ruolo». Ma andiamo con ordine. Durante la seduta pomeridiana dell’assemblea fiorentina è il momento della votazione a scrutinio segreto per scegliere l’erede di Maria Federica Giuliani, passata in Giunta come assessore. Una pura formalità. La maggioranza in aula può contare su 19 consiglieri del Pd, due della lista Nardella (Angelo D’Ambrisi è assente) più il sindaco, per un totale di 22 voti su 33. L’indicazione è votare per la consigliera ’gianiana’ Barbara Felleca, 49 anni, professione avvocata, ex presidente della commissione Segre. Ma sullo schermo del salone de’ Dugento i conti non tornano: 16 a favore, 13 schede bianche, due nulle, una preferenza a testa per le dem Donata Bianchi e Francesca Calì. Mancano all’appello sei voti dei franchi tiratori del Pd, ininfluenti perché alla fine Felleca sarà eletta, ma sufficienti ad aprire un caso. Da cui Nardella si tiene a distanza, anche se il discorso in aula suona quasi profetico: «La politica è il riflesso dell’essere umano, che ha pregi e difetti: è fatta per migliorare il mondo intorno a noi e sono sicuro che Barbara abbia questa capacità». Qualità su cui non tutti erano d’accordo, tra i consiglieri dem c’era chi non disdegnava l’opzione Alessandra Innocenti. «Non c’era nessuna preclusione o veti per altre candidature - precisa Armentano - chiunque lo poteva manifestare. Ho solo raccolto la proposta più naturale». E sull’ipotesi che le decisioni prese ai piani alti possano aver scontentato qualcuno il capogruppo dem non ha dubbi: «C’è stato tempo per confrontarsi, abbiamo trovato un profilo adatto per merito e competenza, la scelta ha visto il coinvolgimento di tutti». Nel mezzo c’è spazio anche per le polemiche del gruppo Centro, corteggiato dei dem. «Alle 15.30 ci è stata data l’indicazione di Felleca da votare a 45. Allora dite chiaramente che di noi non vi frega niente». Il capogruppo Ubaldo Bocci accusa: «Ancora una volta è mancato quel minimo di forma che diventa anche sostanza». L’inciampo della maggioranza di Palazzo Vecchio, per l’appunto è stato proprio così. E alimenta cattivi pensieri in casa Pd, a pochi giorni dalla operazione di puntellamento messa in atto dal sindaco. «Purtroppo è la conclusione nitida di come è andata oggi», sospira Armentano.
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