Toscana
I 150 talenti informatici in gara per la scuola che dà lavoro a tutti
Alla “Firenze 42” si sfideranno per quattro settimane programmando software. Non ci sono né lezioni né prof. «Siamo qui per tentare la svolta della vita»
«Alle nove e quarantadue i ragazzi si sono collegati alla nostra piattaforma online attraverso le credenziali che gli abbiamo fornito. Quello che si trovano davanti è il desktop del computer quasi vuoto ad eccezione di qualche tutorial e qualche video per permettere loro di cercare informazioni per imparare a programmare. Seguendo il percorso indicato dalle linee guida del network devono imparare il linguaggio C che sta alla base della programmazione», spiega Mario Bus, ex partecipante e membro dello staff di “42 Firenze”. Il ticchettio dei tasti, il leggero brusio delle cuffie e la luce proveniente dai tantissimi schermi dei computer è ciò che ci si trova davanti una volta immersi in una delle due piscine digitali.
I partecipanti sono 150 e devono imparare a nuotare nel grande mare del coding e per farlo hanno un solo salvagente: mettersi in gioco per risolvere il problema e confrontarsi con gli altri colleghi. Ed è proprio da una collaborazione tra Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Università Luiss Guido Carli che è nata “42 Firenze”, una scuola di programmazione sui generis dove non ci sono lezioni, non ci sono professori e non è richiesto alcun titolo di studio. «Sono venuta a conoscenza della scuola attraverso delle sponsorizzazioni online. Cercavo già da tempo corsi di programmazione ma facendo un altro lavoro, esterno al campo del coding, parto totalmente da zero. I corsi che avevo trovato erano particolarmente costosi quindi continuavo a rimandare questo mio approccio al campo dell’informatica. Ciò che mi ha incuriosito è stato il fatto che fosse gratuito e che non servissero requisiti d’accesso», racconta Sara Giuliano, partecipante della terza piscina digitale, che ha deciso di rimettersi in gioco approfondendo un campo che l’ha sempre incuriosita e di cui spera di farne una professione.
La fase di selezione si sviluppa in due momenti: uno, che si svolge da casa, riguarda il superamento di due videogiochi online, uno simile a Memory e uno simile a Snake. Coloro che sono riusciti a superare i videogiochi partecipano alla fase della piscina, snodo chiave della selezione. L’ultima delle tre piscine previste è partita ieri e durerà ben quattro settimane concludendosi il 5 agosto e al termine della quale si prevede un accesso diretto alla scuola. Web developer, mobile app developer e software architect sono solo alcune delle posizioni professionali occupate da coloro che hanno frequentato la scuola.
Il 100% degli studenti frequentanti ha, infatti, trovato subito un lavoro, anche prima del termine del corso stesso. È quello che spera di fare anche Davide Costanzo, studente di liceo e partecipante alla piscina digitale: «L’informatica mi è sempre piaciuta, frequento anche una scuola con indirizzo informatico. Questa mi è sembrata un’ottima opportunità per imparare e migliorare. Una volta finito il liceo mi piacerebbe inserirmi nel mondo del lavoro nel campo che amo».
La “42 Firenze” si basa su un modello formativo caratterizzato dalla logica “peer-to-peer”, letteralmente da pari a pari. Ed è attraverso la collaborazione con i colleghi e competendo con sé stessi che i ragazzi riusciranno a superare i duecento progetti proposti durante il percorso alla scuola che durerà tre anni. Molti i temi affrontati, si parte dalle conoscenze di base del coding fino a proseguire con diversi corsi di specializzazione, dalla cybersecurity allo sviluppo di mobile app, dal design di videogame all’imprenditorialità. Tutto proposto con la logica del videogioco: si impara divertendosi e sfidando sé stessi, imparando dai propri errori.
Sembrano un po’ alieni, cervelloni immersi in un mare sconosciuto ai più, eppure questi ragazzi hanno i piedi ben piantati per terra. Sanno che l’ingresso nella 42 vale un futuro assicurato. Un po’ come i giovani americani che Mark Zuckerberg avrebbe radunato nelle notti di programmazione e tequila in California a caccia delle menti geniali che costruissero l’algoritmo di Facebook.
Eppure, qui non è necessario alcun titolo di studio, non servono quindi capacità pregresse di programmazione e non si pagano rette in modo da rendere l’educazione accessibile a tutti a prescindere dalla provenienza. «Per me è tutto nuovo perché studiavo ragioneria e attualmente lavoro in un’azienda che installa colonnine elettriche per le auto. Le conoscenze fornite dalla scuola possono adattarsi anche al lavoro che sto svolgendo perché quando si effettuano i test sulle macchine è comunque necessario sapere alcune nozioni di coding. Penso, inoltre, che la programmazione sia importante anche nella vita quotidiana perché è tutto basato sulla logica», è l’esempio di Tommaso d’Aloia che ci spinge a capire quanto il background sia variegato e quanto questa componente possa apportare un valore aggiunto alla scuola e ai partecipanti che possono confrontarsi con persone con provenienze e storie diverse.
Come quella di Silvia Saia, studentessa dell’Università di Bologna: «Studio arti visive, un campo che non c’entra niente con il coding, e volevo provare questa esperienza perché sembra essere molto particolare. Ho scelto di mettermi in gioco soprattutto per l’approccio diverso, solitamente c’è una classe con un professore e delle lezioni mentre qua la caratteristica centrale è la collaborazione tra di noi questo lo differenzia molto dall’università».
Insomma, una scuola che accomuna persone diverse con storie, professioni e sogni diversi ma che hanno tutti un comune obiettivo: inserirsi nel mondo del lavoro arricchiti dalle esperienze e dai racconti di tutti i colleghi incontrati durante questo viaggio. Il senso di tutto è racchiuso anche nel nome della scuola “42” che deriva dal romanzo fantascientifico di Douglas Adams, “Guida Galattica per Autostoppisti”, nel quale un gruppo di scienziati costruisce un supercomputer per porre la «domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto». Il supercomputer dopo sette milioni di anni risponde “42”.
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