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Firenze

La mamma e il divieto d’ingresso Bimbo al Meyer, ma lei resta fuori

Rita De Blasio
La mamma e il divieto d’ingresso Bimbo al Meyer, ma lei resta fuori

A causa delle norme anti Covid la donna ha dovuto rinunciare a entrare in ospedale Col piccolo paziente è andato solo il babbo che dice: «ci vorrebbe più flessibilità»

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FIRENZE. Mamma o babbo? A volte la scelta è difficile, quasi impossibile da prendere. Soprattutto se hai sei anni e devi sottoporti a una visita medica. È quanto accaduto ad Ayson Mario ieri mattina all’ospedale pediatrico Meyer. I suoi genitori gli avevano prenotato una visita dermatologica. Una volta arrivati davanti all’ambulatorio, erano le 7,30, gli è stato detto che, in ottemperanza alle normative anti-Covid, il bambino poteva essere accompagnato soltanto da un genitore. Ayson Mario avrebbe voluto accanto a lui la sua mamma ma alla fine è dovuto, per forza di cose, entrare il babbo. La mamma, infatti, non parla ancora molto bene l’italiano essendo di origine cubana, e avrebbe avuto grandi difficoltà a colloquiare con i medici. Deluso e arrabbiato il signor Aureliano Boni, il padre di Ayson Mario: «Personalmente – afferma – credo che la regola sia giusta per evitare il contagio da Covid, però credo anche che, quando si tratta di bambini, bisogna avere una maggiore flessibilità e non una rigidezza così eccessiva. Sarebbe meglio valutare caso per caso. Quello che è successo a me e a mia moglie è successo a tante altre persone. Il Meyer è un’eccellenza a livello mondiale, non è possibile che poi si perda in queste piccolezze. Servirebbe quella che io chiamo “flessibilità intelligente”». «Ci tengo a dire – aggiunge – che poi la visita si è svolta nel migliore dei modi con medici e infermieri competenti e gentili». La mamma, mentre aspettava nel cortile, ha assistito a un altro episodio: una donna aveva difficoltà nel portare il suo bambino neonato nell’ambulatorio in cui doveva svolgersi la visita. In questo caso il compagno è stato fatto entrare. Perché un simile comportamento? «Questa è una grossa lacuna – continua Aureliano – capisco che sono decisioni che vengono prese dall’alto, dai burocrati e che i portinai applichino semplicemente le regole, però così non è giusto». Potrebbe sembrare una cosa da poco ma, in realtà, per tanti genitori è un problema non irrilevante soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione con i turni lavorativi e per la gestione dei figli durante la visita. Magari un bambino si sente tranquillo solo se ha accanto a sé entrambi i genitori, soprattutto quando si tratta di visite particolarmente delicate e invasive. Per le bambine e i bambini ricoverati in reparto, a partire dal 10 marzo scorso, il Meyer ha riaperto alle visite del secondo genitore o visitatore, precedentemente interrotte a causa dell’emergenza sanitaria. Inizialmente la visita poteva durare solo un’ora, dalle 17,30 alle 18,30. Successivamente, a partire dal 13 giugno, si è estesa la fascia oraria con visite del secondo genitore consentite dalle 15 alle 19, per una sola persona al giorno. Questa è un’altra limitazione per i piccoli pazienti che hanno la possibilità di trascorrere solo qualche ora al giorno con entrambi i genitori, sempre che gli orari di lavoro oppure altri impegni glielo permettano. Dal Meyer rispondono che sono a conoscenza delle criticità che incontrano le famiglie, soprattutto con bambini piccoli e che, compatibilmente con l'andamento della situazione epidemiologica, si andrà verso ulteriori allentamenti non solo per i ricoverati ma anche per le visite ambulatoriali.

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