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Dalla fabbrica alla piazza: Gkn, un anno a testa alta

Valentina Tisi
Dalla fabbrica alla piazza: Gkn, un anno a testa alta

Primo anniversario per il sito insorto contro la chiusura

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FIRENZE. Sono stati 365 giorni di lotta, un anno di assemblea permanente, un anno di insorgenza, condiviso con tutta la comunità. Un’alleanza tra il collettivo di fabbrica e un intero territorio, una grande convergenza che ha saputo superare i confini della Piana fiorentina trasformando una vertenza territoriale in un caso nazionale. Perché “Ti ricordi quel 9 luglio”, il festival voluto e pensato dai lavoratori per questa sera, non è un semplice evento per celebrare un anniversario, ma è la narrazione di un anno di battaglie, di una mobilitazione che ha portato l’Insorgiamo tour in lungo e largo per l’Italia con circa 60 tappe, facendo in modo che alla lotta degli operai Gkn se ne unissero tanti altre, di lavoratori, di studenti, di associazioni.

Un anno intenso, un film che riavvolgendo il nastro parte dalla mattina del 9 luglio 2021, la data in cui i quasi 500 lavoratori dell’azienda campigiana che produce semiassi hanno ricevuto un messaggio, chi su whatsapp, chi per email, che annunciava la chiusura della fabbrica decisa dal fondo finanziario Melrose. Un messaggio reso ancora più chiaro quando, arrivando davanti ai cancelli della fabbrica, gli operai hanno trovato gli uomini della sicurezza schierati e pronti ad impedire l’ingresso di chiunque dentro lo stabilimento. Momenti di tensione, di rabbia, di incredulità, davanti alla prospettiva di essere andati a dormire avendo un lavoro e di risvegliarsi sapendo di averlo perso. Il seme di ciò che avrebbe reso la vertenza Gkn diversa da tutte le altre però c’era già in quella giornata del 9 luglio di un anno fa e riguarda la mobilitazione di un intero territorio, a tutti i livelli. Perché quel giorno a quei cancelli al fianco dei lavoratori c’è stata da subito l’amministrazione campigiana, col sindaco Emiliano Fossi in testa, ma non solo. Nell’esatto momento in cui la notizia della chiusura si è sparsa, quello spazio ha iniziato a riempirsi di persone, di associazioni, di rappresentanti della politica locale e del sindacato, di cittadini qualunque.

Un movimento spontaneo, una comunità che ha cercato, ognuno in base alla proprie forze, di fare qualcosa, di essere vicino a quei lavoratori. Così quella rete di solidarietà ha iniziato a mettersi in moto e lo spazio della fabbrica è diventato veramente uno spazio collettivo, vissuto giorno dopo giorno, così mentre i bambini giocavano a pallone nel piazzale delimitato dai cancelli, i circoli della Piana facevano i turni per portare la cena ai lavoratori in presidio permanente, la Coop consegnava pacchi di viveri e tante persone arrivavano cariche di buste della spesa. Poi, al grido di “Insorgiamo”, sono arrivati gli adesivi sparsi per le città e le grandi manifestazioni. La prima, in piena estate, il 24 luglio, partita proprio dai cancelli della fabbrica. Una moltitudine di persone che incuranti del caldo si sono schierate al fianco degli operai per dire no alla chiusura; tra loro, a dare una mano a reggere lo striscione, anche l’autore Stefano Massini. Da lì l’idea del grande concerto organizzato dentro la fabbrica pochi giorni dopo, il 28, insieme a Piero Pelù. Mentre il fondo di investimento ribadiva la decisione di chiudere, mentre dalle parti del ministero del Lavoro cominciavano a farsi strada le parole “decreto antidelocalizzazioni”, la lotta andava avanti. Da lì il tour in Italia, in ogni luogo in cui ci fossero lavoratori con cui confrontarsi.

Poi il dialogo col mondo dell’istruzione e della cultura, senza mai fermarsi. Un abbraccio tra comunità che ha riempito Firenze durante l’imponente manifestazione del 18 settembre, quando sono stati in migliaia a sfilare. Poi, pochi giorni prima di Natale, il 23 dicembre, la notizia più attesa, l’accordo raggiunto tra la società Gkn e Francesco Borgomeo per il passaggio del 100% delle quote a quest’ultimo, la decisione di ritirare i licenziamenti e la nascita della nuova società: Qf spa, quattro F che stanno a significare “Fiducia nel futuro della fabbrica di Firenze”. La gioia per un traguardo importante raggiunto, senza però mai perdere la lucidità, la determinazione di voler sapere quale sia il progetto di reindustrializzazione che farà tornare gli operai a lavorare. Quindi di nuovo la piazza, il 26 marzo a Firenze, con tantissime persone da tutto il Paese. Con la battaglia per il lavoro che si salda sempre con le altre, diventate nel frattempo sempre più attuali, quella per il clima e il no alla guerra. Gli incontri che continuano, il progetto elaborato insieme alla Scuola Sant’Anna di Pisa, senza mai cedere, senza mai stancarsi, anche nei momenti in cui le poche informazioni disponibili potevano lasciare spazio allo scoramento, fino ad arrivare all’oggi.

A un anno da quel giorno che ha cambiato le vite dei lavoratori Gkn, ma non solo. Con Qf che ribadisce il closing per la fine del mese e la determinazione di rendere questo anniversario un momento da condividere con quella comunità ampia che non ha mai smesso di sostenere gli operai. Una determinazione che non si è piegata neanche al maltempo, il più recente ostacolo che le tute blu hanno dovuto affrontare: ieri sono stati costretti a rimontare a tempo record tutti i gazebo per il grande evento di stasera, dopo che, durante la sera precedente, erano stati spazzati via da una tromba d’aria. Neanche questo è bastato a fermare la voglia di ricordare quella data perché, come dicono dal collettivo, «Il 9 luglio non te lo regala nessuno e bisogna guadagnarselo collettivamente».

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