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Pignone, la fabbrica dei diritti

Ilenia Reali
Pignone, la fabbrica dei diritti

I bagni neutri, i permessi per i genitori affettivi, un’associazione Lgbt aziendale.  La multinazionale « amica» dell’inclusione, anche quando le leggi ancora non ci sono

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FIRENZE. Non c’era ancora la legge Cirinnà sulle unioni civili quando al Nuovo Pignone fu costituita l’associazione interna alla multinazionale, all’epoca Ge oil&gas, per sostenere la comunità Lgbt.

Era il 2015 e lo Stato Italiano avrebbe riconosciuto l’unione tra persone dello stesso genere solo a giugno del 2016. Fu chiesto subito e ottenuta l’estensione del fondo per l’Assistenza dei dipendenti ai conviventi – se inseriti nello stato di famiglia – indipendentemente dal sesso e l’estensione dei benefici della legge 104.

Un primo passo che anticipava la legge italiana e che metteva la multinazionale tra le realtà aziendali più innovative nell’inclusione e riconoscimento dei diritti.

Oggi, a sette anni di distanza, Baker Hughes continua a collocarsi un passo avanti nel riconoscimento dei permessi per malattia anche ai genitori affettivi e l’apertura nello stabilimento fiorentino, ma l’iniziativa è portata avanti a livello mondiale, di tre bagni neutri.

Tre bagni, che si aggiungono a quelli per maschi e per femmine, previsti dalla legge italiana. Un percorso che brucia le tappe rispetto a tante altre realtà aziendali che è stato percepito all’esterno nel mese del Pride con una grande bandiera rainbow che sventola dal tetto dello stabilimento e una seconda, di luci, accesa alla reception. Senza dimenticare la massiccia partecipazione alla manifestazione toscana, organizzata nel giorni scorsi a Livorno.

«Lo Stato – spiega Carlo Cortese, responsabile dell’associazione Lgbt del Pignone e a livello mondiale per Baker Hughes – non c’è riconoscimento, se non passando da un giudice, della genitorialità per persone dello stesso sesso. Noi ci siamo messi avanti riconoscendo loro la possibilità di poter assistere i figli in caso di malattia proprio come fanno gli altri colleghi. Non sono genitori legali per lo Stato ma lo sono nella nostra azienda che da sempre si è dimostrata molto sensibile come nel consentire che alcuni spazi, aggiuntivi agli esistenti, fossero destinati a bagni neutri».

Ma non solo. In Baker Hughes, si può scegliere nel proprio profilo aziendale come identificarsi, se Lgbt o meno e per il momento negli Stati Uniti e in Inghilterra anche scegliere il pronome con cui identificarsi. «Una possibilità che arriverà presto anche in Italia e che mira non a voler identificare le persone in un genere ma a trasmettere all’esterno la sensibilità che c’è u questi temi».

Se infatti finora la gran parte delle iniziative hanno riguardato l’adesione a manifestazioni e iniziative o l’estensione di diritti aziendali oggi la sfida più grande è quella di esportare all’esterno quanto raggiunto nelle grandi aziende come Baker Hughes.

«L’obiettivo – commenta Cortese – è quello di riuscire ad attivare un passaparola per coinvolgere anche i nostri fornitori. Nelle aziende più piccole la discriminazione è più diffusa. Creare un network tra aziende che hanno rapporti tra loro porterà a diffondere le esperienze e quindi i benefici anche in quelle realtà, in particolare nelle aziende industriali e manifatturiere in cui l’inclusione deve ancora fare passi avanti».




 

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