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Firenze

Rignano; è il giorno della verità

Luca Gasperoni
Rignano; è il giorno della verità

L’unico Comune della provincia al voto: in corsa quattro candidati, tre di area dem. Tra veleni di vecchia data, tradimenti e recenti attacchi sessisti si decide il sindaco

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RIGNANO SULL'ARNO. Nel giorno della chiamata alle urne tutti gli occhi dei fiorentini sono puntati su queste rive dell’Arno. L’ultima volta, nel 2017, l’attenzione era per indovinare le prossime mosse dell’allora segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi. Questa volta è perché Rignano sull’Arno, 8mila abitanti, è l’unico Comune al voto in tutta la provincia. In corsa, infatti, ci sono quattro candidati, tre in area dem e uno per la coalizione di centrodestra. Nel mezzo una campagna elettorale tutt’altro che “serena”, per usare un eufemismo tanto caro all’ex premier. Veleni di vecchia data, tradimenti e i recenti attacchi sessisti alla candidata Dominga Guerri, hanno infuocato il rush finale. Oggi seggi aperti dalle 7 alle 23, turno unico, scrutinio fissato a domani pomeriggio per scoprire il vincitore.

A sinistra è il momento della resa dei conti. Da un lato c’è l’attuale vicesindaca e assessora Guerri, 58 anni, che con la lista civica “Insieme per Rignano” corre per una successione in continuità con il sindaco uscente Daniele Lorenzini, nemico giurato di Tiziano Renzi. Dall’altra parte c’è il consigliere comunale Giacomo Certosi, 44 anni, candidato di Pd e Laboratorio politico-Sinistra Unita, che dopo l’elezione con Lorenzini ha lasciato la maggioranza per passare nel gruppo misto e adesso sogna il ribaltone. Terzo incomodo l’imprenditore Rossano Degl’Innocenti, 64 anni, presidente della Rignanese calcio, sponsorizzato da Italia Viva. Obiettivo? Essere l’ago della bilancia nella contesa proprio nel feudo del fondatore. Per la coalizione di centrodestra ci sarà invece l’ex consigliere forzista Michele Matrone, 59 anni, che vanta come capolista Giancarlo Lorenzini, il fratello del primo cittadino.

La missione di Matrone è difficile se non impossibile, complice anche la bufera scatenata dall’attacco a Guerri durante un appuntamento elettorale: «Chi indossa un tacco 12 su un cantiere, cosa vuoi che ci capisca». Insulti sessisti che fanno il paio con quelli di Mario Renzi, sindacalista Uil e cugino di Tiziano che sui social etichettava la candidata di “Insieme per Rignano” una «presenzialità elegantista fatta di tailleur variopinti e tacchi antonomatici» e «scarsa nei fondamentali della politica». Le ultime sparate di una corsa elettorale, spesso in sordina, che affonda le radici in un passato di tensioni e scontri politici. All’origine di tutto c’è la rottura tra Lorenzini e il Pd locale, rappresentato da babbo Tiziano, ai tempi del caso Consip.

È il 2017: Lorenzini, eletto sindaco con il Pd, sta preparando il terreno per il bis ma a sorpresa gli viene preferito come candidato l’assessora Eva Uccella, sconfitta alle primarie. Il primo cittadino si lancia in una corsa solitaria con la lista “Insieme per Rignano” e dopo un braccio di ferro, culminato con la parata dei big del Pd in città per tirare la volata a Uccella, strappa il secondo mandato. Lorenzini ottiene il 49%, il Pd si ferma al 30%, al terzo posto c’è Samuele Staderini di Laboratorio politico-Sinistra Unita con il 12%. Nel consiglio comunale eletto, alla fine 8 seggi vanno a “Insieme per Rignano”, 3 al Pd, uno a Laboratorio politico. Ma tutto cambia nel 2020 quando due consiglieri di maggioranza, Certosi e Filippo Ghiandelli, lasciano in dissidio la squadra di Lorenzini per confluire nel gruppo misto insieme a Silvia Meli, transfuga del Pd. L’ultimo capitolo della vicenda risale a febbraio scorso quando il sindaco uscente invia una lettera alla segreteria comunale del Pd per chiedere una riappacificazione. Proposta respinta, si ritorna al punto di partenza: tutti contro tutti. Con il Pd a puntare forte su Certosi, in asse con Laboratorio politico-Sinistra Unita, nella speranza di un epilogo diverso. Lorenzini che tenta di regalare un ulteriore dispiacere ai dem e l’outsider Degl’Innocenti a caccia di uno sgambetto al sindaco uscente, chiudendo il decennio di “Insieme per Rignano”.

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