Sicurezza
«A Novoli sempre più anziani soli e senza aiuti, è emergenza»
Il sindacato dei pensionati: «Non esiste assistenza a casa»
FIRENZE. «Il dato che emerge è che non c’è un’assistenza domiciliare organizzata continua» spiega sconsolato Massimo Falorni, segretario Spi Cgil del quartiere 5 di Firenze, la zona più popolosa della città con oltre 100mila abitanti. È il quartiere più esteso della città e riunisce una vasta zona che va da via Bolognese a Novoli e Peretola, fino alle pendici alle colline che si trovano sopra la zona di Careggi. Qui tra Rifredi, Castello, via Pistoiese e Le Piagge, vi risiedono circa 27mila anziani, il 25% dei residenti ovvero il nucleo più numeroso della città, chiamato a far fronte alla forte e crescente presenza della popolazione anziana e all’incidenza delle disabilità collegate all’età, che portano alla non autosufficienza. Il tema della non autosufficienza ricade soprattutto sulle condizioni più fragili.
«Abbiamo a che fare con nuclei familiari più piccoli – spiega Falorni – e spesso c’è un problema di solitudine, di creare rapporti sociali, di vivibilità delle piazze e dobbiamo ripensare i quartieri e la loro conformazione – aggiunge il segretario Spi Cgil del quartiere 5 – soprattutto gli alloggi popolari, dove c’è da pensare ad aree condivise che aiutino la socializzazione tra persone».
La popolazione fiorentina non autosufficiente tocca quota 9mila unità, che triplicano includendo tutta la città metropolitana di Firenze, da Bagno a Ripoli al Mugello, passando per l’Empolese e la Val d’Elsa. A Novoli si stima risieda una grossa fetta dei 9mila. «La sanità pubblica dovrebbe aiutare famiglie con supporti di strutture di prossimità», spiega Falorni, che ogni giorno raccoglie le storie di persone in difficoltà. «Ci sono situazioni in cui un familiare, spesso le donne, lascia il lavoro per occuparsi della persona che ha bisogno di assistenza e questo è un altro problema connesso» aggiunge «perché non basta il sussidio di accompagnamento, ma si perde uno stipendio e si generano altri problemi». La sfida quindi è quella della prevenzione perché i dati parlano chiaro, viviamo molto più a lungo rispetto al passato. L’Italia è uno dei paesi più longevi: si contano oltre tredici milioni di italiani che hanno superato la soglia dei 65 anni. Di questi, oltre sette milioni, ovvero l’11,7% della popolazione, sono over 75, mentre hanno superato gli 80 anni d’età più di quattro milioni di persone.
Un dato che se da una parte allunga e amplia le prospettive e ambizioni di vita di ogni uomo o donna, dall’altro pone la necessità di fare i conti con l’aumento di anziani non autosufficienti. I numeri di oggi parlano di quasi tre milioni gli anziani non autosufficienti, pari a oltre il 20% degli anziani, che corrispondono all'81% del totale dei non autosufficienti in Italia. L’aumento di questi numeri è sistematico e nel 2050 si stima che le persone anziane non autosufficienti arriveranno a sfiorare i 20 milioni (34% della popolazione). Come sottolinea anche il Pnrr «secondo le stime attuali, il numero di anziani non autosufficienti raddoppierà fino a quasi 5 milioni entro il 2030».
La fotografia di questa situazione è nell’aumento esponenziale di badanti. Se ne contano 1 milione e 655 mila e in dieci anni sono aumentate del 53%. «Dobbiamo creare le condizioni per un invecchiamento attivo delle persone e aumentare i luoghi di socialità», spiega Falorni «perché è necessario che gli anziani si sentano utili dopo aver smesso di lavorare, questa è la migliore prevenzione».
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