Sicurezza
Una giornata spericolata a Firenze il popolo del Blasco
Alla Visarno Arena fin dalla mattina sono arrivate decine di migliaia di fan. Le Cascine invase da gente da tutta Italia: «Vasco unisce padri e figli»
FIRENZE. Quando il Komandante chiama, il suo popolo risponde. È inevitabile. Come il canto delle Sirene, la voce roca di Vasco è un richiamo ancestrale. Colpisce nel profondo e sposta le masse. Gambe che si muovono a tempo, voci che si fondono, mani in alto, verso il cielo. Il concerto non è ancora iniziato, ma il popolo del Blasco freme. E si prepara al grande momento. «Abbiamo fatto Trento, ora facciamo trentuno», dicono, sorridendo, i gemelli Corrado e Gilberto Trentini. Trentini di nome e di fatto, arrivano trafelati nel piazzale delle Cascine. Il viaggio a bordo di un van americano, la stanchezza nascosta dietro un paio di occhiali con le lenti a specchio. «A riposarci ci penseremo più avanti», dicono, prima di perdersi tra la folla, oltre i tornelli dell’ippodromo per raggiungere la Visarno Arena.
È una città che si risveglia dopo un torpore lungo due anni. E, con lei, quelle 60mila persone che si riversano nel parco delle Cascine. Un fiume di gente che arriva da ogni parte d’Italia, anche oltre i confini dello Stivale. È vero, hanno voglia di ricominciare, di divertirsi, di cantare a squarciagola. “Senza parole”, “Albachiara”, “Sally” e tutti i successi di Vasco Rossi. «Noi ricominciamo da qui», dicono quattro ragazze. Alcuni asciugamani distesi sull’erba, gli zaini appoggiati sopra. Si sistemano il trucco prima di prendere il posto. La bandana di Vasco nei capelli e le t-shirt con su scritto: «È tutto un equilibrio sopra la follia», famosissima citazione tratta da una strofa di “Sally”. Le sorelle Natasha e Grazia Pullo con le amiche Antonella Arcuri e Francesca Grifo arrivano dalla Liguria, da Chiavari per la precisione. Il biglietto per il concerto tenuto in un cassetto per tanto, troppo tempo, così come la speranza di poter tornare di nuovo tutti insieme, sotto lo stesso cielo. È ieri è successo. Per la prima volta dopo più di due anni.
Tutto è concentrato lì, in quel quadrilatero delimitato dalle transenne. Anche ore prima dell’inizio del concerto, il parco delle Cascine è il cuore pulsante della festa. Polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia municipale sono schierati per controllare che tutto fili liscio. E la gente arriva, senza sosta. Qualcuno è titubante, avanza un po’ incerto. «Bisogna abituarsi di nuovo a tutto questo», dicono Fabio Galletti e Stefano Ognibene, da Modena. Sono in fila davanti allo stand che vende i gadget di Vasco. La maglietta l’hanno portata da casa, ma la bandana no, quella manca. L’allacciano intorno alla fronte, poi dicono: «Ora possiamo andare». Un’ondata così non si vedeva da tempo e anche gli stand che vendono cibo e bevande arrancano. Arrivano alla spicciolata, prima. Poi, però, si formano lunghe code: «Un panino e una birra», è la richiesta più comune. È pomeriggio inoltrato, manca ancora un po’all’inizio del concerto. La stanchezza del viaggio pesa, ma la curiosità è più grande. La voglia di vedere il Komandante si fa incontenibile. L’afa attanaglia, poi cadono alcune gocce di pioggia. Gli occhi rivolti al cielo con il timore che il maltempo rovini la serata perfetta, ma passa in fretta.
In un angolo, nel parco, dei ragazzi intonano alcune canzoni. Seduti su una panchina, poco più in là, c’è una famiglia. Arriva da Sarzana, in Liguria. Isabella Farinelli ascolta la musica da un paio di cuffiette: «Mio figlio mi prende in giro, non vuole che canti le canzoni di Vasco a squarciagola durante il concerto, ma non riesco proprio a farne a meno», sorride, imbarazzata. Ma quello che conta è che Vasco è universale e mette tutti d’accordo. Genitori con figli, generazioni diverse a confronto. Così diverse eppure tanto vicine. «Perché Vasco è un mito, la sua musica senza tempo – conclude Isabella con il marito Cristiano Marteri e il figlio Nicola – . Riesce a mettere tutti d’accordo, questa è la sua grande forza. Abbiamo aspettato tanto questo momento, poter tornare a un concerto di Vasco tutti insieme. Dopo le incertezze, dopo le difficoltà della pandemia. E siamo qui, ancora una volta».
È ora di andare: è il richiamo del Komandante. Irresistibile come il canto delle Sirene.
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