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Omicidio Ciatti, il pm chiede "giustizia" per la famiglia di Niccolò. Attesa per la sentenza
Girona, ora la giuria popolare è pronta per la fase di delibera sul caso
FIRENZE. È entrata in camera di consiglio la giuria popolare del Tribunale provinciale di Girona che dovrà decidere in merito alla richiesta di condanna a 24 anni e a 9 di libertà vigilata avanzata dalla Procura nei confronti di Rassoul Bissoultanov, il cittadino ceceno che partecipò al pestaggio di Niccolò Ciatti, morto nell'agosto del 2017 a Lloret de Mar. Nel processo è coinvolto Movsar Magomadov che non è indicato come accusato dalla procura, bensì dalla famiglia della vittima e dalla federazione dei locali notturni catalani Fecasarm, costituitasi parte civile. La sentenza è attesa nelle prossime ore.
Nell'ultima udienza che si è svolta oggi è terminata l'esposizione delle conclusioni delle parti coinvolte nel processo ed è stato consegnato alla giuria il questionario sul quale dovrà deliberare. "Dobbiamo giustizia alla famiglia Ciatti - ha detto il rappresentate dell'accusa Victor Pillado -, dobbiamo una condanna giusta e responsabile". Per la famiglia Ciatti, spiega l'avvocato Agnese Usai, si tratta di momenti "durissimi". Secondo quanto ricostruito dalla Procura ad uccidere il 22enne toscano fu un calcio dal potenziale "letale" assestato da una persona "conoscitrice di tecniche di lotta e non in modo casuale".
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Una azione omicidiaria messa in atto da Bissoultanov che in aula si è, però, difeso affermando di essere "andato nel panico" e di "non aver voluto" colpire il ragazzo fiorentino a morte. "Non volevo ucciderlo", ha detto in aula nelle dichiarazioni durante la terza udienza del processo.
La difesa sostiene che si sia trattato di omicidio preterintenzionale, reato punibile con un massimo di quattro anni di carcere mentre quella di Magomadov ritiene che l'assistito sia innocente. Quanto affermato dai poliziotti coinvolti nelle indagini è in linea con la posizione sostenuta, oltre che dal pm, anche dalla famiglia della vittima: quel calcio che colpì al capo Niccolò — ha sostenuto uno dei tecnici comparsi oggi di fronte alla corte — non fu dato "come farebbe una persona senza esperienza in arti marziali, ovvero più come se desse a un pallone da calcio, bensì spostando il peso e conferendole la massima forza". Insomma un calcio sferrato con perizia e per sortire un effetto devastante. "Avendo l'accusato conoscenze di tecniche di combattimento, in quanto conoscitore della disciplina della lotta libera, assestò una forte pedata diretta in modo intenzionale alla zona della testa" della vittima, un colpo "che comportò in modo inesorabile la sua morte", è scritto nelle carte della procura. La causa della morte, "emorragia cerebrale" come conseguenza del colpo subito, è stata anche confermata dai medici legali che hanno condotto l'autopsia sul corpo di Ciatti.
Il processo di Girona si è aperto dopo che Bissoultanov era stato prima arrestato e mandato in carcere preventivo in Spagna. Rilasciato alla scadenza dei termini della misura cautelare, l'uomo fu poi fermato in Germania ed estradato in Italia, ma in seguito scarcerato su decisione della Corte d'Assise di Roma (poi revocata dalla Cassazione). A inizio 2022 è tornato a Girona, dove si è costituito.
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